La leggenda del ceppo di Natale

 

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Soprattutto in passato, nella notte di Natale, si accendeva nel caminetto un gran ceppo di abete per rendere confortevole (caldo) l'ambiente in segno di ospitalità, di accoglienza alla venuta del Figlio di Dio. 
Quella del ceppo di Natale è una tradizione antica. Il tronco che brucia nei camini dalla sera della vigilia fino a Capodanno trova origine nella frase della Bibbia "dal ceppo nascerà un virgulto", Gesù Cristo.
 Questa tradizione, prima ancora di essere cristiana, era pagana: il ceppo si bruciava durante il solstizio d’inverno, che coincideva con la nascita di un nuovo anno.
 Due simboli propiziatori: il fuoco, immagine del sole e quindi della vita, e il consumarsi del tronco, che rappresentava il consumarsi del vecchio anno con tutto ciò che di brutto aveva rappresentato.

 Il ceppo in effetti è il primo avo del più famoso abete natalizio. Accenderlo nelle case è anche segno di ospitalità e accoglienza per la venuta del figlio di Dio.
Anticamente a Genova il ceppo era offerto al doge dalle genti di montagna: nella cerimonia pubblica di "confuoco", il Doge versava sul tronco vino e confetti in segno di abbondanza. In Abruzzo si fanno bruciare tredici piccoli ceppi che simboleggiano Gesù e i dodici apostoli, il vino rappresenta il sangue di Cristo. In Puglia, bruciare il tronco significa distruggere il peccato originale.