un angolo di sogno

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Messaggioda ebre il sab nov 11, 2006 12:41 pm

Claudia ancora dormiva, il viso sprofondato nei cuscini sembrava disegnare un quadro che aveva nella sua casa... già casa sua....quel pensiero lo portò ad alzasi dal letto, aveva bisogno di riflettere, gli eventi gli erano scivolati addosso in fretta. Sentiva la necessità di fare quattro passi; prese i suoi abiti e prima di uscire scrisse un biglietto a Claudia : Torno subito!.

S’incamminò verso il porto, tra alberghi stile liberty e splendide villette. Nel silenzio del mattino solo il borbottio del lago, che si stava destando e il suono di una campana, in lontananza gli facevano compagnia. Raggiunse l’imbarcadero e scese in spiaggia. La vista sul lago era splendida. Il panorama spaziava dalla costa piemontese alle più vicine isole Borromee fino a quella lombarda. Era proprio in un piccolo porticciolo di un paesino sulla costa lombarda che aveva ancorato e “dimenticato” il suo Angolo di Sogno. La mente si perse nei ricordi, navigando a ritroso seguendo il flusso delle onde.
Quante albe silenziose, abbracciato alla sua amata Lisa, aveva visto e vissuto su quella barca!
La sua vita, finora, era stata fortemente segnata da quel “catino” d’acqua: prima l’incontro con Lisa e ora Claudia.
Il sole, oramai sorto, splendeva sul lago creando giochi di colori simili a lingue di fuoco, come quel fuoco che pensava essersi spento per sempre ma che ora bruciava dentro al suo cuore .
In quello stesso istante prese una decisione: avrebbe portato Claudia e Francesca a fare una gita in barca, l “Angolo di Sogno” doveva ricominciare a “vivere”.

Claudia allungò una mano verso l’altro cuscino, era freddo. Saltò giù dal letto e si precipitò per le scale, rischiando di inciampare. Il sole illuminava il soggiorno, i fiori sul balcone avevano un colore che non ricordava. Si avvicinò alla porta della cucina, era socchiusa, e la spalancò.
“Ehi, cos’hai, sei pallidissima. Qualche brutto sogno?” Andrea posò con calma la tazzina del caffè, abbracciandola stretta iniziò a baciarle la fronte, le guance, arrivando alle labbra in un bacio appassionato come ad attrarla tutta dentro di se, per non allontanarsi mai più. Dapprima Claudia rispose con trasporto ai suoi baci che le davano una sensazione di gioia e di piacere fino ad allora sconosciuti. All’improvviso si liberò dall’abbraccio – “Sto bene, qui con te, sto davvero bene, ma non sarei mai voluta arrivare a questo. Quando Nicola mi ha lasciata, non sono impazzita soltanto perché ho dovuto lottare per non soccombere, per proteggere Francesca, per difenderla da tutte le persone che volevano farci del male. “
“Non voglio più rischiare di provare un tormento simile, adesso voglio solo che la mia vita possa scorrere tranquillamente, senza più paure. Voglio soltanto poter fare in modo che Francesca stia bene, ora per me conta solo lei. Non voglio legami perché non voglio mai più aver paura di perdere qualcuno”.
Andrea la fissò a lungo - ” Anch'io ho paura, ho paura di soffrire ancora. Ma la vita va vissuta fino in fondo, siamo esseri umani e viviamo di emozioni. E allora perché dobbiamo privarci di qualcosa di bellissimo solo perché tra due giorni o tra una vita qualcosa potrebbe cambiare, perché non possiamo goderne finché esiste. “ – “Stamattina anch’io ero confuso, ma ora ne sono certo: voglio provare nuovamente ad amare! “
Un silenzio imbarazzante era calato tra loro. Andrea propose: “ Che ne diresti di una gita in barca tu io e Franscesca?... prometto che mi comporterò da amico, nessuna pressione. Voglio solo farvi vedere un angolo di sogno, un luogo che per me ha significato molto e vorrei condividere con due “amiche” speciali “.

Claudia non sapeva che fare, il cuore le suggeriva di accettare, ma la mente glielo impediva. Tuttavia accettò, e per mettersi maggiormente al sicuro chiese ad Andrea si poteva portare con loro pure la tata di Francesca. – “Ok! Aggiudicato. Domenica mattina alle 7.30 passo a prendervi. Vestiti sportivi, mi raccomando!”
Le diede un bacio sulla fronte e usci per tornare a Milano, con la consapevolezza che quei pochi giorni che mancavo alla domenica gli sarebbero sembrati non passare mai, ma con una gioia nel cuore che da anni non provava più. Si sentiva come un quindicenne al primo appuntamento.

Alle 7.00 di domenica mattina era già alla villetta di Claudia …….


[font=Comic Sans MS]Io ci sto provando gusto :$ , però mi sento un pò abbandonata. :'(
Sta diventando un romanzo a due mani, sarebbe più bello se ci fosse la partecipazione anche di altri..tanto lo so che sapete scrivere, non fate finta di niente! (se lo faccio io lo possono far tutti) ;) Daii partecipate!
*( [/font]
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Messaggioda Dolce il sab nov 11, 2006 1:18 pm

clap [font=Arial] bravi[/font]
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Messaggioda birillino8 il sab nov 11, 2006 2:13 pm

clap clap Bravissimeeeeee
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Messaggioda juventina1978 il sab nov 11, 2006 11:34 pm

[font=Comic Sans MS]Ho appena finito di leggere l'altra parte del racconto :-O e mi tolgo tanto di cappello Ebre! :D Complimenti stai crescendo di passo in passo![/font] ok :)
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Messaggioda soffiodinfinito il sab nov 18, 2006 1:22 am

Alle 7.00 di domenica mattina era già alla villetta di Claudia …….

Suonò il campanello, gli istanti silenziosi che seguirono quel suono metallico parvero interminabili ad Andrea, in un continuo capovolgimento di sentimenti, dalla gioia, all’imbarazzo, alla vergogna, al chiedersi “cosa stava facendo lì”..
Finalmente la porta si aprì e apparve Claudia, una maglietta attillata corta e un paio di pantaloni sportivi ne disegnavano la sagoma facendone risaltare una bellezza che non abbisognava di particolari cure, ma che si manifestava pura nella semplicità dei modi di fare e di vestire; subito dietro la Tata con in braccio la bambina, entrambe agghindate più da parata che da gita in barca, con copricapo talmente ampi e vistosi che avrebbero tranquillamente potuto essere venduti per posti ombra nella stagione piena da qualche bagnino rivierasco particolarmente intraprendente. Andrea trattenne a stento un sorriso divertito mentre la tata e Francesca gli passavano di fianco per andarsi ad accomodare nel sedile posteriore della sua auto, mentre la tata a sua volta ricambiò con un’occhiataccia rancorosa per fargli capire senza ombra di dubbio il suo totale sgradimento per l’iniziativa. Claudia salì davanti, ma per tutto il tempo del viaggio fece in modo di non incontrare il suo sguardo, prigioniera di quella incertezza interiore che la legava in ogni gesto e in ogni pensiero: volare dietro a un cuore che batte all’impazzata sperando che il suo battito sia in grado di mantenerne il volo, o camminare prudentemente nella propria vita, già complessa di per sé, passo dopo passo, vivendo la giornata sulle esigenze immediate e basilari e rimandando al domani ogni altro gesto, sentimento o emozione che non fosse indispensabile al mantenimento del già precario equilibrio famigliare?
In poco tempo arrivarono al molo: “ecco il mio Angolo di Sogno”, disse fiero Andrea rivolgendosi a Claudia: era una piccola barca con vela e motore, unica nel suo genere, perché assemblata e rinnovata anno dopo anno prima da Lisa e poi da entrambe una volta che pure lui, per amore di lei, si era trasformato in “marinaio”. Nonostante le piccole dimensioni totali, era dotata di un comodo e confortevole spazio cabina, con cuccette, cucina a gas, e pure un piccolo angolo con un divanetto circolare e un tavolino al centro in cui Lisa e Andrea amavano stare insieme a conversare e a sfidarsi in partite di dama e scacchi di cui a mala pena conoscevano le mosse, ma si divertivano tantissimo nel farsi dispetti e stuzzicarsi a vicenda.
Claudia salì a bordo per prima accompagnata da Andrea e dietro la tata, barcollando sui suoi inadeguatissimi tacchi, tenuta in equilibrio forse grazie proprio al copricapo che poteva fungerle anche da paracadute estemporaneo.

Dopo la morte di Lisa era la prima volta che Andrea faceva salire qualcuno sulla loro imbarcazione: era un po’ come aprire una parte del suo cuore, e nonostante i sorrisi e una certa soddisfazione tipicamente maschile nel mostrare la propria “creatura”, un fondo di malinconia si allargava pian piano nel suo cuore, come una goccia d’olio, che scivolata fuori dalla bottiglia e dal corso che le si voleva imprimere, cade sulla tovaglia e attimo dopo attimo si estende andando a impregnare una parte sempre più consistente di tessuto, smorzandone sempre più i vivaci colori. L’unico modo di sopravvivere a quell’intristimento era di partire alla svelta e occupare la mente con le manovre indispensabili alla navigazione, sperando poi che una volta al largo fosse il vento con la sua freschezza a riportare il sereno, asciugando quelle ferite del cuore che tornavano a sanguinare.
Così fece, in breve i 4 si trovarono al largo ed effettivamente la bellezza dei paesaggi, l’aria fresca e leggera e il viso compiaciuto di Francesca che evidentemente aveva ereditato dai geni paterni quella stessa passione, sciolsero la sottile tensione che aveva tenuto banco fino dalla prima mattina: Claudia cominciò a scherzare amabilmente, prendendo in giro con la tata Andrea e i suoi movimenti efficaci ma non proprio eleganti, tipici di uno “skipper” inventatosi da solo; la stessa tata aveva abbandonato il ghigno rancoroso, lasciando intravedere fra le falde del suo cappello pure qualche sorriso e lo sguardo di Andrea più volte aveva incontrato gli occhi di Claudia, non più fuggevoli, ma finalmente sorridenti, forse alleggeriti anch’essi dalla magia che si può respirare in “un angolo di sogno”…
E un sogno talvolta vuole scendere dall’aere per toccare con mano la vita, e fu così, che quasi per caso, o forse per desiderio comune, che mentre la tata sistemava Francesca sulla prua, in modo da farle prendere un po’ di quel Sole primaverile, ancora abbastanza gentile da potersi unire in un abbraccio con la giovane pelle della bambina, i due si ritrovarono in cabina, viso a viso, occhi negli occhi, cuore nel cuore e perché no… labbra sulle labbra in un bacio appassionato, più forte di ogni altro pensiero o timore o ricordo o nostalgia, più forte anche dell’eventuale imbarazzo di essere scoperti dalla tata, più forte dello scorrere degli istanti che uno dopo l’altro passavano senza riuscire a fermarne l’intensità, il desiderio, l’ardore…
Ma all’improvviso uno scossone della barca e un urlo interruppero quel sogno come la scossa di una sveglia nel primo mattino; Andrea corse fuori e dinnanzi ai suoi occhi si trovò la tata con la testa sanguinante e Francesca a terra lì al fianco della donna: una fune che reggeva l’albero si era spaccata e l’albero stesso con un movimento improvviso aveva colpito in fronte la tata, che cadendo aveva trascinato nella caduta la bimba facendole battere la schiena violentemente contro il bordo della barca; Claudia arrivata subito dopo non potè fare altro che urlare e scoppiare in lacrime, Andrea si riprese dallo sconvolgimento dell’evento e andando a prendere il materiale da medicazione chiamò subito i soccorsi: nei minuti che seguirono Andrea e Claudia cercarono di aiutare le 2 malcapitate, ma mentre per la tata fu subito chiaro che non c’era nulla di particolarmente preoccupante, Francesca respirava affannosamente e manteneva una posizione troppo innaturale per non generare una crescente apprensione negli altri 3…


[hr][hr]

...scusatemi...forse il destino ha ancora qualcosa da chiedere, ma forse poi quello che darà sarà molto di più....
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Messaggioda birillino8 il sab nov 18, 2006 11:07 am

ImmagineIo vi lascio,non sopporto che accada qualcosa ai bimbi ed agli animali,per me sono esserini indifesi, e benchè me lo aspettassi.......credevo cadesse nell'acqua,non sopporto di leggere il travaglio che farà,suppongo rimarrà paralizzata :'(
Buon proseguimente
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Messaggioda soffiodinfinito il sab nov 18, 2006 12:10 pm

cara Birillino mi spiace se non continuerai a leggere, anche perchè la storia che mi si è disegnata e che sto tentando passoo a passo di mettere giù posso anticiparti che non è triste e soprattutto non cerca spettacolarizzazioni.... è una storia di vita, come ce ne sono tante, una storia dove la sofferenza e il sogno forse mescolandosi possono creare qualcosa di meraviglioso.
Che tu ci creda o meno, quando scrivo o quando la penso cerco sempre di essere solo, perchè poi ci piango io stesso, non è che ci sia indifferente... e la sofferenza di un bambino o di un animale certo sono forse come dici tu la cosa che più lascia disarmati proprio perchè loro stessi sono disarmati, ma ti dico la verità, condividerla con loro anche se solo in un racconto, mi fa sentire più vicino a chiunque di loro la stia vivendo in questo momento nella realtà, più vicino di quello che mi sento con qualunque tessera, sottoscrizione o offerta che sia... perchè lo vivo da dentro.
comunque se oltre a Birillino ci sono altri che ritengono inadatto questo proseguimento, fatemelo sapere liberamente che provvedo a toglierlo subito... io questa storia la devo continuare così, perchè come vi ho detto ormai mi si è disegnata dentro e non riesco a fare altrimenti, però posso continuarla per conto mio e se qualcuno vorrà gliela posso poi inviare privatamente per mail, mentre posso continuare a collaborare con chiunque voglia dargli un senso o una direzione differente.
Birillino un abbraccio, devi essere una persona molto sensibile, ma ricordati che la sensibilità è una luce che diventa ancora più preziosa quando riesce a trovare speranza o forza di andare oltre dove gli altri vedono solo buio.
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Messaggioda birillino8 il sab nov 18, 2006 9:44 pm

X Soffio :B
Continua la tua storia,non puoi smettere per me.
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Messaggioda zingara il lun nov 20, 2006 10:36 am

complimenti hai un futuro come scrittore
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Messaggioda soffiodinfinito il mer nov 22, 2006 10:34 pm

E quei lunghi corridoi grigi, illuminati a giorno dal freddo neon, già compagni di un tempo non felice, erano ancora lì innanzi ad Andrea, che insieme a Claudia camminava affannosamente per raggiungere il reparto ove era stata trasportata d’urgenza Francesca: gli stessi rumori d’allora, gli stessi colori, gli stessi odori… quel mondo sembrava eterno ed immutabile come i cattivi presagi che era in grado di evocare. Stavolta però Andrea non era solo ad affrontare le ombre sinistre proiettate sul suo cuore da quei neon, c’era Claudia, c’era chi stava forse soffrendo più di lui, chi in quei luoghi non sapeva come muoversi e avrebbe sicuramente avuto bisogno del suo aiuto. Si fece forza, mentre camminavano le passò un braccio sulle spalle stringendola un po’ a sé: Claudia si girò verso di lui, gli occhi umidi e intimoriti, accennò un breve sorriso: nessuna parola, ma una sorta di alleanza silenziosa era stata creata, sarebbero stati solidali uno con l’altro, si sarebbero sempre rispettati, pur con il poco tempo che avevano avuto a disposizione per loro stessi, si volevano bene, non c’entrava la passione ora, c’era il bene dell’anima, quel sentimento che senza pretendere nulla si rende disponibile a caricarsi sulle proprie spalle i pesi dell’altro, si rende disponibile ad aiutarlo a completare il suo cammino quotidiano senza chiedere che questo cammino debba per forza dirigerlo in casa propria.
Arrivarono alla saletta d’aspetto del comparto operatorio: Francesca era sotto intervento, di lì a breve da quelle porte serrate sarebbe uscito un uomo, un uomo come tanti altri, un uomo che in quel momento avrebbe assunto una sorta di investitura divina e avrebbe decretato il futuro delle loro vite…
Andrea in quel silenzio scorreva col pensiero a ciò che era avvenuto poche ore prima: ancora non riusciva a capacitarsi di come potesse essersi sganciata quella fune, ripercorreva passo a passo tutti i gesti compiuti, cercando o temendo di trovare una manovra errata da parte sua che avesse potuto determinare ciò, ma più volte, e non con poco sollievo, non riuscì a collegare nulla di quello che aveva fatto con ciò che poi era successo. Claudia se ne stava in silenzio, chiusa in sé stessa, pensava a Francesca, ad ogni istante che le era stata accanto e a quelli che invece si era persa dovendo inseguire gli impegni quotidiani, alla gioia immensa che aveva vissuto quel giorno che il dottor Giaconi, il suo ginecologo, le aveva detto che era arrivato il momento che tanto aveva atteso, alla delusione profonda quando Nicola, suo marito, aveva abbandonato lei e la figlia, aveva rinunciato a lottare con lei per andarsene in un’altra vita chissà dove, chissà con chi…
Un rumore interruppe il fitto pensare di entrambe….. era l’ascensore al lato della sala: si aprì, ne uscì la tata accompagnata da un’infermiere. Una volta medicata aveva chiesto di raggiungere anche lei la signora Claudia. Claudia e Andrea si alzarono per andarle incontro, Claudia la abbracciò, Andrea si avvicinò alle 2 donne: da dietro le spalle di Claudia incontrò lo sguardo della tata, ne fù raggelato… quegli occhi lo incolpavano di tutto, gli facevano capire chiaramente che tutto ciò che ora stavano subendo era a causa sua, della sua idea, della sua barca, della sua presenza: cosa voleva lui da quella donna? Cosa voleva da quella bambina? Non era niente per loro!!! Questo era il pensiero della donna, questo con uno sguardo di pochi ma lunghi attimi era riuscita a dirgli. Andrea si ritrasse, indietreggiò e andò a sedersi, lasciando le 2 donne a parlare fra loro. Effettivamente la tata non aveva tutti i torti, pensò fra sé e sé, chi sono io per presentarmi e cambiare la vita a queste persone? Un padre? Ma che padre posso mai essere io, solo per un errore fatto da un impiegato distratto di una clinica? Che diritto mi dà questo per entrare nella vita di un’altra persona? Gli occhi bassi, solo con i suoi pensieri e i suoi sensi di colpa, si sentiva sempre più distante da Claudia e da Francesca, da quelle che per un attimo aveva trattato come se fossero la sua vera famiglia, come se ci avesse vissuto insieme da sempre, e invece si rendeva conto ora, erano solo sconosciute, persone che non avrebbe neanche mai dovuto incontrare se non fosse stato per un caso del destino… già un caso… ma esiste il caso? O è solo la definizione di ciò che non si può capire? Di ciò che l’intelligenza non arriva a spiegare?
Claudia e la tata continuavano a parlare fittamente, a un certo punto la tata, alzando la voce, quasi a volersi far sentire, disse: “signora, mi sono permessa di far avvisare il signor Nicola”. Claudia ebbe un fremito. Nicola, era da lungo tempo che non lo sentiva e non avrebbe avuto voglia di sentirlo proprio ora. Istintivamente e furtivamente girò lo sguardo per un attimo verso Andrea, ritraendolo immediatamente. Nicola… già in fondo era giusto che anche lui lo sapesse… era sempre il padre di Francesca… per lo meno lo era legalmente. Non che si potesse dire che lo fosse affettivamente, perché il tempo passato con la bimba era stato veramente pochissimo, fra i fitti impegni di lavoro, la tata che lui stesso aveva voluto, e la separazione, avvenuta quando la bimba non aveva ancora 6 mesi. Claudia soffocò le sue remore e fece un cenno di assenso alla tata, del resto Nicola era una persona pratica e casomai sarebbe stato anche d’aiuto in una situazione che poteva presentarsi nuova e estremamente complessa.
Gli istanti di attesa divenivano sempre più lunghi e il tempo sembrava fermarsi per lunghi tratti, quasi come se stesse lui stesso ad osservare gli eventi invece che a determinarli, un po’ incuriosito e un po’ conquistato dalle evoluzioni che i pensieri di quelle persone erano in grado di fare, proiettandosi in un istante dal passato più remoto al futuro più lontano, modificando mille volte scene ed attori e disegnando per sé stessi ruoli diversi, sfumati talvolta nei colori chiari del sereno, talvolta in quelli più cupi e tetri dell’angoscia e della sofferenza.
Una porta sbattè…. Ecco era il momento, Andrea, Claudia e la tata si risvegliarono in un baleno dalle rispettive elucubrazioni e si prepararono a ricevere le notizie che quel medico, investito dal tempo di un potere non proprio, si accingeva a portargli:
“Salve, lei è la Madre?”
“sì –rispose Claudia_ sono io. Ci dica dottore, come sta Francesca?”
“la situazione si presenta alquanto complessa; le dico innanzitutto che la bambina non è in pericolo di vita” –Andrea tirò un sospiro di sollievo…per la sua esperienza questa era già una buona partenza- “però –continuò il medico- ci sono lesioni profonde al rachide dorsale che determinano complicazioni la cui entità non siamo ancora in grado di definire”
“cosa significa dottore ?”–chiese Claudia-
“significa che non sappiamo se la bambina potrà riprendere a camminare o avrà delle lesioni permanenti che la obbligheranno sulla sedia a rotelle”
Claudia sentì un tonfo al cuore… una porta sbattuta con violenza sulla sua voglia di speranza…
“signora parliamoci chiaramente-disse il medico- il trauma ricevuto per un organismo così piccolo è stato molto violento, fortunatamente è a livello fra la nona e la dodicesima dorsale, per cui molti movimenti, fra cui quelli respiratori, essenziali per la sopravvivenza, sono salvi. Tuttavia la parte bassa dell’organismo è come scollegata dal cervello, come se non ricevesse corrente, e quindi non è in grado per ora di muoversi. C’è da considerare che vista la giovanissima età della paziente, probabilmente ci sono più possibilità di recupero. Se una cosa analoga fosse per fare un esempio, capitata a lei, non ci sarebbero sicuramente possibilità di recuperare l’uso delle gambe”.
Claudia avrebbe voluto chiedere 1000 cose, ma come in un ingorgo dove milioni di macchine vogliono passare per uno stesso punto e per contrario non ne riesce a passare nessuna, così le idee di Claudia si spingevano una contro l’altra senza riuscire a trovare la via d’uscita. Andrea sullo sfondo ascoltava in silenzio, incapace di pensare a nulla, passivamente avvinto dalle parole del medico. La tata, forse per una sorta di autodifesa, visto che la bambina era con lei nel momento dell’incidente, ad ogni parola del dottore non faceva che caricare più rancore nei confronti di Andrea e della sua stupida barca.
“ma adesso cosa farete?’” chiese proprio la tata dopo alcuni istanti di imbarazzante silenzio
“per ora non molto signora. Bisogna aspettare che il trauma venga riassorbito e la zona si decongestioni per poter capire bene l’entità del danno subito. Ora la terremo sotto farmaci per lenirle il dolore e per scongiurare infezioni che allo stato attuale potrebbero risultare fatali. Fra qualche giorno potremo essere più precisi e sicuramente programmeremo una serie di interventi chirurgici o riabilitativi a seconda della situazione che ci troveremo di fronte. Bene –si affrettò a concludere il medico- io ora devo tornare in reparto, sono disponibile per colloqui ogni giorno dalle 13 alle 14. Se volete vedere la bambina, uno di voi può entrare per qualche minuto, poi domani sentirete dall’infermiera responsabile. Vi saluto” e così facendo porse la mano uno per uno ai 3 malcapitati. Claudia lo seguì per andare a vedere la bambina, mentre Andrea e la tata rimasero soli nella saletta di aspetto.
“lo sa che è tutta colpa sua, vero?” esordì subito la tata “si rende conto che lei è voluto entrare in una vita che non le spettava e guardi cosa ha combinato? Adesso quando arriverà il signor Nicola glielo farà vedere lui chi comanda qui. La signora poveretta non è capace di prendere certe decisioni, ma lui sì”
Andrea la guardava inerme, senza aver la forza di replicare, quasi quasi credendo alle parole della donna man mano che lo investivano. Già era forse più semplice lasciarsi andare alla foga di quella corrente di rancore, che cercare un appiglio a cui agganciarsi per resistere al proprio posto.
“lei non può capire” provò ad abbozzare Andrea “lei non può capire, io voglio veramente bene a Claudia e a Francesca”
“ma cosa ne sa di bene lei, che si presenta un giorno tutto bello e aitante per venire a prendersi ciò che non le spetta? Cosa crede di essere lei il padre? Ma si figuri… cosa crede che la signora Claudia provi qualcosa per lei? Se lo tolga pure dalla testa, lei ama ancora il signor Nicola, lei ha solo approfittato della fragilità di una donna sola, ma se ne vada una volta per tutte!!”
“lei si sbaglia signora, lei non può capire” riuscì a dire solamente Andrea.
Proprio in quel mentre una figura maschile comparve nella saletta: alto, carnagione scura, capelli brizzolati leggermente lunghi, occhi chiari in un’espressione molto altera e autorevole, un vestito a giacca spezzato da cui spiccava una vistosa catena dorata con un sole all’estremità che sembrava seguire l’andatura dei suoi passi veloci e decisi: Nicola si diresse dritto alla tata
“Salve Renata. Claudia dov’è?”
“signor Nicola buongiorno, è appena entrata or ora dalla bambina” e raccontò le novità appena apprese dal medico.
Nel frattempo Claudia arrivò alla stanza di Francesca, l’infermiera la fece entrare e la lasciò sola con la bambina: dormiva, il viso un po’ contratto, il corpicino adagiato in una sorta di tutore e tutto intorno quei tubicini e macchinari resi celebri dalle serie televisive. Le si avvicinò, la baciò sulla fronte, con la mano cominciò ad accarezzarla dolcemente “Bimba mia, quanto avrei voluto esserti più accanto in tutto questo tempo” –mormorò fra sé e sé.
Mentre la accarezzava ebbe la sensazione che il viso man mano si rilassasse e al posto di quell’apparente rigidità, il suo occhio di madre poteva cogliere distintamente una sorta di espressione serena, tranquilla:
“quanto avrei voluto, anzi quanto avrei dovuto coccolarti di più, amore mio, quanto avrei dovuto e voluto esserci di più in ogni tuo giorno, esserti più accanto in ogni momento… Oh tesoro! Hai bisogno della tua mamma, vero? Beh stai tranquilla amore, d’ora in poi la tua mamma starà sempre con te, ogni momento”.
Mentre la coccolava teneramente, avvolgendola di tutto l’affetto che in quell’anno di vita per un motivo o per l’altro non era riuscita a trasmetterle, si rese conto come la presenza abituale della tata l’avesse allontanata dalla sua creatura, dirigendo il pensiero ad occuparsi di altro, tanto c’era la tata per le esigenze di lei. Si convinse che d’ora in poi tutto sarebbe stato diverso…
Ancora immersa nei suoi pensieri, sentì posarsi una mano sulla spalla, trasalì per un momento, si girò “scusi signora, la devo far uscire ora, dobbiamo somministrare la terapia”, l’infermiera di turno, con un tono delicato, quasi dispiaciuto di dover interrompere quell’idillio, la fece spostare, “ma domani avrà più tempo per stare con la sua bambina, sa, oggi è il primo giorno, ci sono tante procedure da avviare”
“d’accordo –disse Claudia- abbiate cura di lei”, e ancora una volta era costretta dalle circostanze ad allontanarsi dalla figlia, affidandola in mani, che per quanto potessero essere premurose, non erano le sue, quelle della sua mamma.
Intanto fuori, nella saletta d’aspetto……
[hr][hr]
grazie zingara per tutti i complimenti che mi hai lasciato in giro, sei molto gentile; in questo romanzo però vanno divisi equamente con la mia collega coautrice ebre che ha inserito gli spunti su cui sto andando avanti.... ah vi chiedo di lasciarmi un attimo la palla che devo arrivare a un punto che ho in testa... :$ ... scusate ma non riuscirei poi a seguire un altro filone da quello che mi tamburella nella zucca.
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Messaggioda ebre il gio nov 23, 2006 12:15 am

[font=Comic Sans MS]woow collega coautrice!! :-O Così mi monto la testa :P

Grazie soffio per le tue parole ma il mio contributo è ben poca cosa rispetto a quello che hai scritto tu :)

Attendo il seguito..... ok sperando che qualcun'altro poi collabori alla stesura.[/font]
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Messaggioda zingara il lun nov 27, 2006 10:47 pm

c’era il bene dell’anima, quel sentimento che senza pretendere nulla si rende disponibile a caricarsi sulle proprie spalle i pesi dell’altro, si rende disponibile ad aiutarlo a completare il suo cammino quotidiano senza chiedere che questo cammino debba per forza dirigerlo in casa propria.
....
beh direi che trovare qualcuno capace di comprendere ciò è proprio un SOGNO
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Messaggioda soffiodinfinito il mer nov 29, 2006 1:30 am

Intanto fuori, nella saletta d’aspetto il destino stava facendo il suo corso, utilizzando le persone come pedine nella enorme scacchiera della vita: all’avvicinarsi della torre, qualunque altra pedina si fosse trovata sulla sua direttrice ne sarebbe stata spazzata via...
Nicola squadrò Andrea, guardandolo serio dall’alto in basso, poi rivolgendosi sottovoce alla tata disse: “è lui?”
La tata annuì.
“e lei cosa fa ancora qui?” esordì Nicola rivolto ad Andrea “Non le basta ancora tutto lo scompiglio che ha apportato?”
Andrea non poteva aspettarsi diversamente, visto i precedenti attacchi della tata; rimase in silenzio.
“che grand’uomo!!! Entrare nella vita di una donna sola e indifesa, utilizzando l’arma della paternità… e poi per cosa? Per strapparle un po’ di effusioni e dimenticarsi di quella figlia che ha usato come pretesto per avvicinarla, esponendola a rischi che vediamo che risultati hanno portato!!! Bravo!!! Proprio un grand’uomo!!”
“è questo che pensa?” gli disse Andrea cercandolo negli occhi
“certo, cos’altro dovrei pensare?”
“Beh potrebbe pensare che due persone si sono incontrate casualmente, per un caso del destino e si sono innamorate, si vogliono bene, vogliono entrambe il bene di Francesca”
“AHAHAHA” Nicola interruppe Andrea con un riso ironico “e si sono visti i risultati!!”
“lei proprio non può credere all’amore?” lo pungolò Andrea “non può credere che possano nascere anche solo in un attimo sentimenti profondi? Non può pensare che le cose succedano senza che nessuno di noi possa controllarle? Ma non vede quante disgrazie capitano? E secondo lei c’è sempre la colpa di un uomo dietro ad ogni incidente o cosa che succede? Crede davvero che ognuno di noi possa guidare la sua vita?” Andrea ormai parlava a ruota libera esprimendo concetti che non aveva neanche mai espresso a sé stesso, ma che aveva maturato nel fondo del suo cuore, quel cuore segnato dal passaggio di Lisa e da tutto ciò che aveva vissuto e provato con lei e per lei.
“crede forse che se lei fosse stato presente al fianco di Claudia, tutto ciò non sarebbe successo? Bene se crede questo allora lei è tanto in colpa quanto lo sono io, perché lei qui non c’era, perché lei Claudia e Francesca le aveva abbandonate!!”
Nicola gli si avvicinò minaccioso, i due uomini arrivarono faccia a faccia...
proprio in quel momento la porta del reparto si aprì, lasciando uscire Claudia. Entrambe si girarono verso di lei, allentando la tensione che si era venuta a creare.
“cosa succede qui?” chiese Claudia “Ciao Nicola” continuò poi “mi fa piacere vederti qui in questo momento” disse, più per educazione che per vera convinzione.
Mai parole poterono giungere più a sproposito di quelle in quel momento: Nicola rispose gentilmente a Claudia, guardando con aria di sfida e disprezzo Andrea, che indietreggiò qualche passo, colpito duramente.
“Claudia, la nostra bambina ora ha bisogno di tutta la tranquillità per potersi curare e guarire al meglio, io ti starò al fianco”. La tata rincarò le parole del suo superiore “Sì signora, bisogna che rimanga chiusa fra gli affetti sicuri e stabili”. Andrea cercò lo sguardo di Claudia…. Claudia lo incrociò un attimo, ma lo fuggì…
questa era già la risposta che Andrea cercava
“buona fortuna Claudia, mi farò sentire, salutami Francesca appena puoi” la testa bassa e si allontanò. Claudia sussurrò un grazie, ma non ebbe il coraggio né di fermarlo né di seguirlo: il suo dovere ora era di stare accanto alla sua bambina, non poteva pensare a sé stessa, non poteva pensare ad Andrea.. o forse si stava già punendo di una colpa che non sapeva neanche lei quale potesse essere, ma che si sentiva incollata addosso dagli occhi della tata e di Nicola.. e si sa che spesso accade che quando più persone ti indicano di vedere una cosa in un determinato modo, alla fine, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità, finisci per crederci e autoconvincerti che sia proprio come dicono loro, anche se tu inizialmente ne avevi un’altra percezione.
In un attimo sembravano essere svaniti gli ultimi giorni di vita, come se fossero stati scritti sulla sabbia e un colpo di vento li avesse cancellati, riportando l’orologio indietro a prima che Andrea fosse entrato nella vita di Claudia e Francesca, riportando Nicola nella parte di protagonista assoluto con il suo decisionismo, la sua autorità, spalleggiato sempre da Renata che gli era stata sempre grata per averla scelta e chiamata all’interno della famiglia.

Andrea camminando velocemente era già giunto al porticciolo: i pensieri si affannavano dentro di lui, gareggiando ad alzare la voce uno sull’altro, ora prevaleva la voce che gli intimava di fuggire da ogni cosa, di abbandonare tutta quella parte di vita in cui era entrato solo arrecando danni per tutti; ora invece prevaleva quel sentimento di voler stare accanto a Claudia e Francesca, stargli accanto e potergli dare aiuto e conforto, poter essere quel padre-marito che aveva sognato di essere. Proprio in quel momento il suo sguardo cadde sulla barca, ormeggiata lì a riva: un sentimento di impotenza lo pervase… quella barca aveva portato solo dolore e sofferenza o per lo meno questo ora vedevano i suoi occhi scritto a chiare lettere sullo scafo: non "Angolo di Sogno", ma disgrazie, dolore, il sangue ancora fresco della bimba, la morte...
No, non poteva sopportarne ancora la visione. Entrò nella casupola di Giuseppe, l’uomo tuttofare che si occupava della manutenzione e del controllo delle varie imbarcazioni.
“salve Giuseppe”
“oh signor Andrea, come va? Ho sentito della disgrazia”
“non ne parliamo ora Giuseppe, per favore, non ne parliamo. Piuttosto mi devi aiutare, mi devi fare un grosso piacere”
“mi dica signor Andrea, se posso volentieri”
“faccia sparire la mia barca, la prego, la faccia demolire, la venda, faccia quello che vuole, ma la faccia sparire da qui”
“noooo Signor Andrea, perché dice così? Ci ha lavorato tanto, ci ha passato tanto tempo….”
“sì e cosa mi è rimasto?” lo interruppe Andrea “cosa mi è rimasto?”
Giuseppe abbassò lo sguardo imbarazzato
“un Angolo di Sogno, già… ma si vede che sognare non è per tutti… io mi sono già dovuto risvegliare più volte, e non è stato piacevole… ora sinceramente preferisco non sognare più”
“sì la capisco signor Andrea, ma la barca è buona, sarebbe un peccato distruggerla, me la affidi che ci penso io, poi casomai fra un po’ cambierà idea” il marinaio che era in Giuseppe non poteva vedere una così bella creatura finire in cenere, come del resto l’uomo che era in lui non poteva vedere un altro uomo uccidere una parte di sé.
“Giuseppe ascoltami, fai come ti dico, davvero. Io tempo fa ho ricevuto una proposta di lavoro in Francia, per avviare un’agenzia a Parigi –Andrea parlava benissimo il francese e per questo la sua immobiliare gli aveva chiesto di partecipare a una fusione con una realtà francese- e penso che la accetterò. Cosa me ne faccio di una barca ormeggiata qui?”
Andrea aveva rimandato quella decisione quando i vertici della sua agenzia gli avevano inoltrato la proposta di quel lavoro; non gli andava di abbandonare da un giorno all’altro la sua vita, i posti che la vicinanza di Lisa gli aveva reso cari; in più poi aveva conosciuto Claudia e Francesca, aveva avuto l'idea di far parte ancora di una famiglia. Seppur la risposta definitiva la avrebbe dovuta dare proprio in quei giorni, ormai l’idea di quel lavoro non lo aveva neanche più sfiorato. Ma ora? Ora sentiva che era tutto diverso. Ora sentiva di essere lui a doversene andare per il bene di quel paese, per il bene delle persone che lo abitavano: quante disgrazie avrebbe portato ancora vivendo in quel posto? Sì, forse aveva ragione Nicola, l’amore era solo una sua idea, una sua voglia di avere ciò che aveva perso e nell’andare a cercarlo in giro avrebbe solo creato scompiglio e danno in persone che non c’entravano nulla con lui. Meglio cambiare aria, meglio cambiare vita, meglio ricominciare da zero altrove, dove non era nessuno, dove nessuno per lui era nessuno, dove sicuramente non sarebbero spuntati appigli o legami al suo passato, a Lisa, a quella vita che non voleva abbandonarlo, che non ne aveva avuto abbastanza di prendersi gioco delle sue speranze allora e che ora voleva pure schernirlo gettandolo allo sbaraglio in una situazione paradossale, fra una figlia del suo stesso passato e di chissà chi, senza prima avergli assegnato un ruolo, senza prima avergli guarito il cuore: ecco forse andare a Parigi coincideva con guarire il suo cuore, era una sorta di ricovero lontano da tutto ciò che poteva turbarlo per recuperare le forze, per ripartire ancora una volta, per ripartire da Andrea Arcuati, un uomo solo, senza una vita, senza un passato.
Andrea e Giuseppe ancora discutevano su come fare per la barca, quando un vecchio si presentò sulla porta della casupola: “scusate signori se mi intrometto nelle vostre discussioni” esordì “ma non ho potuto fare a meno di ascoltare e vorrei fare un’offerta per la barca del signore: l’avevo già notata in questi giorni e avrei una certa urgenza di ottenere un mezzo perché presto devo partire”
Andrea e Giuseppe si guardarono, guardarono il vecchio: la barba lunga bianca incolta, un cappello di traverso sospeso fra il prominente orecchio e i pochi capelli ancora presenti sulla testa. Uno sguardo singolare che usciva da due occhi azzurrissimi come il mare che sembrava portare tutto dentro di sé, la voce stentorea per la sua età, che incuteva un senso di rispetto ad ogni parola che pronunciava e quell’appena accennato sorriso sulle labbra a stento visibili sotto ai folti baffi, che completava il quadro come una ciliegina sulla torta, quella cigliegina che ti invita a provare tutto il dolce.
“ne possiamo parlare” disse Andrea, mentre Giuseppe cercava di invitarlo alla prudenza tirandolo per una manica.
“guardi, io ho 5000 euro in contanti qui, ho appena venduto una proprietà e li voglio usare per acquistare quella barca. Se le interessa possiamo anche fare subito. Io non ho molto tempo”
“a dire il vero non ne ho molto neppure io” soggiunse Andrea, mentre Giuseppe ormai vinto dall’evidenza che l’amico non si sarebbe fermato e nello stesso tempo frastornato da quella singolare presenza, si tirò in disparte per lasciar trattare i 2 in privato.
La trattativa, in realtà, non durò un granchè: nel giro di un’ora il vecchio era già sulla barca e Andrea era già passato dalla sua banca di fiducia ove con quei soldi aveva aperto un conto vincolato a nome di Francesca e Claudia: già, aveva pensato che in ogni caso il prossimo futuro non sarebbe stato facile per loro e non era affatto convinto che Nicola gli rimanesse accanto come aveva promesso pochi istanti prima all’ospedale. Quindi pensò di creare un piccolo fondo che avrebbe rimpinguato man mano da Parigi con quello che guadagnava e sarebbe stato disponibile se le donne ne avessero avuto bisogno.
Ormai era tutto deciso: di lì a pochi giorni sarebbe partito, ora rimaneva solo da avvertire Claudia, qualcosa doveva farglielo sapere, ma come? Non avrebbe potuto farlo certo di persona, la tata e Nicola non glielo avrebbero permesso; ma forse lui stesso non se lo voleva permettere… forse temeva che all’ultimo momento vedere Claudia lo avrebbe fermato dal suo proposito, forse temeva sé stesso, forse temeva il suo stesso cuore malato;decise che le avrebbe scritto una lettera e l’avrebbe affidata a qualcuno di fiducia per essere certo che arrivasse nelle sue mani.

Cara claudia,
......
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Messaggioda ebre il mer nov 29, 2006 11:38 am

Immagine[font=Comic Sans MS]Un grazie in punta di piedi per non rovinare l'atmosfera![/font]
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Messaggioda juventina1978 il mer nov 29, 2006 3:37 pm

[font=Comic Sans MS]La tua voce in questo "Angolo dei Sogni" è il sussurro del vento quando passa arpeggiando tra le corde colorate dell'arcobaleno.[/font]

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