Stephen King

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Messaggioda birillino8 il dom nov 05, 2006 4:20 pm

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Danse macabre

Un'opera che è diventata un piccolo classico, un cult, nella quale un autore a sua volta di culto celebra l'horror definendone gli archetipi in una ridda in cui danzano, tenendosi per mano, letteratura e z-movies, leggende metropolitane e cinema d'autore, serie Tv, fumetti e perfino le figurine. L'approccio apparentemente acritico, dichiaratamente soggettivo, sbarazza il "professor" King da ogni accademismo, lasciandolo libero di esprimere il suo punto di vista. Un testo profondo e lieve allo stesso tempo, un saggio che, ben lungi dall'aderire al genere, è piuttosto un possente amarcord. E, per gli appassionati, un'occasione per sbirciare sotto il mantello del Re. Del brivido. [/align]
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Messaggioda birillino8 il dom nov 05, 2006 4:23 pm

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Stephen King e "La storia di Lisey"
"E' come una ballata country"

di KEITH BLACKMORE
Posso chiederle qualcosa su La storia di Lisey? Quando ha scritto la storia originale?
"L'ho cominciata nel dicembre del 2001 e ho terminato la prima stesura verso la fine dell'estate del 2002. La prima stesura, quindi, mi ha preso circa sei mesi e poi ci ho lavorato sopra. Ci è voluto più o meno un anno, dal dicembre del 2001 al dicembre del 2002, per finire la bozza e completare il libro".

Inizialmente, era un racconto breve?
"No, no, il racconto breve, Lisey e il pazzo, era nella McSweeney's. Michael Chabon stava curando l'antologia intitolata Thrilling Tales e mi disse: "Hai qualcosa?" In quel momento, l'idea, riguardo a La storia di Lisey, era quella di scrivere una serie di racconti diversi che mostrassero come Lisey aveva salvato Scott, usando una sorta di forza dietro le quinte con cui togliere di volta in volta le castagne dal fuoco. Quella storia, in cui a lui sparano a Nashville, era una storia completa. Gli dissi: "Sì, ho qualcosa per te". Si trattava di quel racconto. Quando glielo mandai, verso marzo, il libro era ben lontano dall'essere finito. In quel momento non avevo molto di più. Avevo scritto circa 80-90 pagine".

Ma l'idea era sempre quella di scrivere un romanzo piuttosto che un racconto?
"Sì, assolutamente".

Mi ha colpito il fatto che uno come lei, che ha messo tanto in risalto la cultura pop o gli eventi contemporanei, non abbia mai accennato a quello che è successo dopo l'11 settembre, a parte un accenno a George Bush. È stata una decisione consapevole?
"La risposta è che si tratta di un libro talmente interiore che il mondo esterno non interferisce mai con ciò che accade nella loro vita. L'idea del libro era che si concentrasse in modo particolare sulla loro esistenza interiore. In questo senso è più una canzone che un romanzo. È come una canzone di musica country. L'idea è sempre stata questa, volevo che sui lettori avesse lo stesso effetto di una bella ballata di musica country. Che facesse un po' male al cuore. E per riuscirci, non si può deviare troppo dall'idea di base".

È un romanzo situazionale, per usare il termine che lei ha usato nel suo libro On Writing, o prevale la trama?
"Be', è tutte e due le cose. Non corrisponde esattamente a nessuna delle due categorie. Cell è un modello situazionale, c'è quella cosa sui cellulari, quel "se accadesse questo, cosa succederebbe?". E c'è anche una cosa situazionale in La storia di Lisey riguardo ai manoscritti. Ho sempre avuto questa idea, su cosa poteva succedere se uno scrittore famoso lasciava dei manoscritti non pubblicati e arrivava qualcuno dopo di lui. L'idea l'ho presa da storie che sento da tutta la vita. Chissà se c'è qualcosa di vero, ma dicono che J. D. Salinger sia ancora vivo, e che non c'è nessun dubbio, è nel New Hampshire, ma dicono anche che scrive ancora e che ha scritto chissà quanti libri. Il mio curatore presso la Doubleday, Bill Thompson, mi ha raccontato una storia secondo la quale Salinger sarebbe andato nella banca dove ha una cassetta di sicurezza per depositare un pacco incartato più o meno grande così e una donna gli ha chiesto: "Mi scusi, signor Salinger, è un nuovo libro?". E lui ha risposto: "Sì". E la donna ha detto: "Lo pubblicherà?". E Salinger avrebbe detto: "E perché?". Io ho pensato che fosse una stupidaggine. Quando ho sentito questa storia, ho pensato: cosa succederebbe se ci fosse uno scrittore così e qualcuno rapinasse la banca, non per i soldi ma per impossessarsi dei manoscritti non pubblicati? Quel libro non è mai stato scritto, ma ho pensato: e se uno scrittore famoso morisse e ci fosse un pazzo che vuole i manoscritti non pubblicati? In questo libro, quella persona è Dooley. Alla fine, però, questo elemento è diventato meno importante della storia di fondo. La storia di fondo è diventata la storia principale di quello che è successo a Scott da ragazzino e il dialogo interno del loro matrimonio. Quando ho cominciato La storia di Lisey ho pensato che sarebbe stata una storia ironica e divertente sul fatto che, come si dice, dietro a ogni uomo di successo ci sia una donna di successo. So per esperienza che è vero e falso al tempo stesso. Ma il vero elemento è questo. Le mogli degli uomini famosi spesso sono totalmente ignorate, sono tenute completamente in disparte, eppure sono molto, molto importanti; e ho pensato di mostrare una donna che salva ripetutamente un uomo, ma nessuno lo sa a parte lei".

Nel libro parla de "la luce e il buio del matrimonio"...
"Due parti. Il buio e la luce".

Se c'è un tema principale nel libro, è questo.
"Sì, credo che sia esatto".

I suoi primi libri si sono mai concentrati su un tema così ordinario per gli standard di Stephen King?
"Si sono concentrati tutti su temi piuttosto ordinari. Pet Sematary parla di allevare bambini e di vita in famiglia e, in gran parte, Dolores Clairborne è un libro da leggere quando si è malati. Parla di come prendersi cura di una persona anziana e malata. Molti libri parlano della vita quotidiana americana. Per via dei temi che tratto, o degli elementi che uso, non i temi ma gli elementi, la gente mi ha applicato questa etichetta qualificandomi come scrittore horror. Questa cosa i miei editori inglesi l'hanno ampiamente sfruttata, con immagini di mani insanguinate che escono dal suolo e tutto il resto, ed è fantastico, è meraviglioso, mi ha reso possibile mandare a scuola i miei figli e pagare il mutuo. È una cosa meravigliosa. Abbiamo anche potuto dare parecchio denaro in beneficenza. Quindi, per me non è un problema. Mi sta benissimo di essere definito uno scrittore horror".

Quanti dei suoi libri è corretto definire romanzi horror?
"Definisca romanzi horror quelli che vuole, io non etichetto nulla".

La storia di Lisey mi è sembrato un libro triste.
"È un libro triste".

È per via dell'incidente?
"Ho avuto quell'incidente, sono stato investito su questo lato e mi sono rotto tutto da qui in giù, ho avuto le costole spezzate. Mi è venuta la polmonite e nel 2001 sono rimasto in ospedale per due mesi. L'idea de La storia di Lisey mi è venuta all'ospedale, mentre cominciavo a riprendermi dalla polmonite, quando ho smesso di prendere gli antidolorifici e per la prima volta sono riuscito a pensare chiaramente. È stata una visione piuttosto chiara, l'idea di scrivere di qualcuno che sta solo, di mettermi in quella posizione. Ma c'era soprattutto la voglia di scrivere qualcosa che trasmettesse lo strazio del modo in cui sentiamo, della nostra fondamentale solitudine e di come sia possibile amare ma, prima o poi, l'amore finisca. Siamo mortali. È il meglio che posso fare. E volevo dare la sensazione che danno le canzoni di Hank Williams, sa, quelle canzoni che ci fanno piangere. Voglio dire anche un'altra cosa. Uno dei miei compiti in quanto scrittore è quello di assalire le vostre emozioni e forse di aggredirvi - e per far questo uso tutti gli strumenti disponibili. Forse sarà per spaventarvi a morte, ma potrebbe anche essere per prendervi in modo più subdolo, per farvi sentire tristi. Riuscire a farvi sentire tristi è positivo. Riuscire a farvi ridere è positivo. Farvi urlare, ridere, piangere, non mi importa, ma coinvolgervi, farvi fare qualcosa di più che mettere il libro nello scaffale dicendo: "Ne ho finito un altro", senza nessuna reazione. Questa è una cosa che odio. Voglio che sappiate che io c'ero".

Ne La Storia di Lisey c'è qualcosa che coincide con la biografia che compare sul suo sito web. Nel 1977 lei venne in Gran Bretagna per restarci un anno ma se ne andò molto prima.
"Venni per scrivere un libro. Pensavo che l'Inghilterra fosse la patria dei racconti di fantasmi, pensavo di trovarci un racconto di fantasmi. Ma non è andata così. Una volta all'estero mi sono sentito completamente appiattito. Era come se mi avessero tagliato il cordone ombelicale, anche se ho avuto un rapporto meraviglioso con tutte le persone che ho conosciuto, non ho bevuto troppo, non ho litigato con il padrone di casa o altro".

© Keith Blackmore, The Times, London

(28 ottobre 2006) [/align]
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Messaggioda birillino8 il dom nov 05, 2006 4:35 pm

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Colorado Kid

Fresca fresca di scuola di giornalismo, la ventenne Stephanie McCann sta facendo uno stage presso il minuscolo quotidiano di un'impervia isoletta del Maine, dove si occupa di picnic parrocchiali, sparizioni di gatti e altre amenità. Ma sente che l'esame più importante deve ancora arrivare... E infatti un solitario pomeriggio i due anziani proprietari - nonché unica forza lavoro - della testata, con il pretesto di raccontarle un vecchio caso di cronaca l'avviluppano nelle spire di una vicenda inspiegabile e intrigante. Una storia del passato che parla di una coppia di tenaci reporter e di un cadavere chiamato Colorado Kid, di una morte che forse era un omicidio, ma senza movente, senza alibi, con tempi impossibili e indizi assurdi. La loro storia. Il loro mistero. Accaduto proprio lì. In venticinque anni, ogni piccola, faticosa scoperta anziché chiarire i fatti li ha ammantati di oscurità, ogni risposta anziché esaurire le domande le ha moltiplicate. Perché? Perché? Riuscirà Steffi a risolvere l'enigma? E soprattutto, saprà coglierne il vero significato? In un romanzo in cui la potenza narrativa di King fa crescere la tensione a ogni pagina solo sussurrando, il Re scherza con il nero alla maniera di Agatha Christie, Mickey Spillane, Edgar Allan Poe. Ma, soprattutto, alla sua. [/align]
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Messaggioda birillino8 il mar nov 07, 2006 12:04 am

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I lupi del Calla. La torre nera. (vol. 5)

Rumore di passi sul Sentiero del Vettore. Roland, l'ultimo cavaliere di un mondo che è "andato avanti", e il suo bizzarro seguito - il giovane Jake, Eddie e sua moglie Susannah - cercano di raggiungere la Torre per arrestare il disfacimento della realtà e il suo annullamento nel caos. Ma attraversando le foreste del Calla, una regione del Medio-Mondo, si imbattono nella tragedia di una piccola comunità rurale sfinita dalle incursioni di un nemico ignoto e spaventoso. Non sono infatti predoni comuni quelli che scendono dalle alture circostanti, ma creature dal muso di lupo che assaltano le case con armi invincibili seminando morte e distruzione. E portandosi via i bambini, ai quali, prima di restituirli, fanno qualcosa di orribile. [/align]
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Messaggioda birillino8 il mar nov 07, 2006 12:24 am

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La torre nera. 6.La canzone di Susannah

La fine della Torre Nera è sempre più vicina. Solo due Vettori sono rimasti a sorreggerla, e quando crolleranno il perno dell'universo salterà e la realtà sarà sommersa dalle tenebre. Roland Deschain, l'ultimo cavaliere, e la sua banda combattono valorosamente l'avanzata del male, ma ora il gruppo non è più compatto. Il demone-femmina che si è impadronito del corpo di Susannah, la moglie di Eddie, ha usato la sfera del buio per trasportarsi dal Medio-Mondo nella New York del 1999: proprio qui, in un punto preciso di Manhattan, dovrà partorire la creatura concepita per distruggere la Torre. Sulle sue tracce si precipitano il piccolo Jake, Oy, il "bimbolo" parlante, e Père Callaban, per impedire che la donna arrivi all'appuntamento fatale. [/align]
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Messaggioda birillino8 il mar nov 07, 2006 12:25 am

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La tempesta del secolo

La chiamarono la tempesta del secolo perché fu l'apocalisse, davvero. Neve alta un metro e mezzo, raffiche a cento all'ora, capannoni risucchiati dal mare; perfino la torre del faro spazzata via dai flutti. Gli abitanti di Little Tall ne avevano viste di burrasche, ma questa... Little Tall Island è un'isoletta davanti alle coste del Maine. D'estate ferve di turisti e aragoste, d'inverno i pochi residenti - gente solida, di mare - restano a fronteggiare una natura ostile. Una comunità piccola ma efficiente, abituata a contare su se stessa e a custodire i propri segreti... Come in questa bufera, in cui l'isola rimane tagliata fuori dal mondo per più giorni e, assieme alla furia degli elementi, si scatena anche qualcos'altro. Qualcosa che nessuno aveva mai visto fino ad allora. Qualcosa che nessuno vorrebbe mai vedere. Poco prima che incominci a nevicare Martha Clarendon, ottantenne e invalida, viene aggredita selvaggiamente nella sua casa. E mentre il cadavere insanguinato si raffredda sul pavimento, l'assassino, con il suo bastone dalla testa ringhiante di lupo, siede tranquillamente in poltrona... ad aspettare. Sa che verranno ad arrestarlo. E glielo lascerà fare; perché è giunto fin lì per un motivo. E dopo aver inflitto dolore, morte e distruzione se li troverà infine di fronte, ridotti a un gregge tremante: lo sceriffo Anderson, la sua famiglia e tutti i membri dell'ordinata, esigua collettività. Allora detterà le sue condizioni: "Datemi quello che voglio e me ne vado". Alcuni morirono subito, altri anni dopo, oppressi dal ricordo prima ancora che dal rimorso. Quasi tutti morirono dentro. Perché quello che chiedeva li costrinse a guardare nell'abisso delle loro anime...
Una storia drammatica e amara, sempre sul filo del pathos, coinvolgente ed esaltante sia quando ci lascia in preda alla tormenta atmosferica, sia quando ci inabissa in quella della mente umana. Portando alle estreme conseguenze le suggestioni 'cinematografiche' della sua inimitabile prosa, King dà un'impronta nuova alla sua scrittura, realizzando quello che è, nella sua forma più alta, un film da leggere. [/align]
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Messaggioda birillino8 il mar nov 07, 2006 12:27 am

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La lunga marcia

Dai confini con il Canada sino a Boston a piedi, senza soste. Una sfida mortale, con un regolamento implacabile, per cento volontari: un passo falso, una caduta, un malore.., e si viene abbattuti. Ma chi riesce a tagliare il traguardo otterrà il Premio. Tra i partecipanti, fra cui spicca il sedicenne Garraty, si creano rapporti di sfida, di solidarietà e di lucida follia, lungo il terribile percorso scandito dagli incitamenti della folla assiepata ai margini della strada. Un incubo 'on the road' che solo King (Richard Bachman) poteva concepire... [/align]
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Messaggioda birillino8 il mar nov 07, 2006 12:28 am

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On writing

Più che un manuale tecnico per aspiranti scrittori, questo libro è un'autobiografia del mestiere in cui la storia personale e professionale del Re (oltre trent'anni di best-seller!) si fondono totalmente. Diario, confessione, chiacchierata... "On Writing" abbraccia e supera tutti i generi e per lo scrittore in pectore è uno strumento utile e illuminante, ricco di esempi e riferimenti pratici; per l'appassionato una chicca in cui può ritrovare un'infinità di situazioni, storie e personaggi che hanno ispirato i romanzi di King; per tutti, infine, una lettura sempre avvincente e profonda in quello stile inconfondibile, tipico dell'autore, capace di trasformare tutto ciò che tocca in un racconto magistrale. [/align]
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Messaggioda birillino8 il mar nov 07, 2006 12:39 am

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Tutto è fatidico

Chi fa l'autostop di notte e sale sulla macchina sbagliata; chi, al ristorante, trova che il piatto del giorno sia un po' troppo al sangue... Stephen King ci propone un giro nell'ignoto in quattordici tappe dove paura e angoscia, macabro sarcasmo e assorta melanconia pervadono le vicende di questi racconti. Non regalate animali, non comprate nulla alle svendite da cortile, non inimicatevi l'adolescente ombroso della casa accanto e, soprattutto, sappiate che tutto è fatidico. [/align]
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Messaggioda birillino8 il mer nov 08, 2006 12:21 am

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L'ultimo cavaliere. La Torre Nera (vol. 1)

Un classico della letteratura moderna, questo romanzo dalla concezione originalissima mostra un nuovo, appassionante aspetto dello straordinario talento creativo di Stephen King. Scritto in età giovanile, è stato ora completamente rivisto dall'autore - che l'ha anche arricchito di una nuova Introduzione e di una nuova Prefazione - in attesa dell'imminente pubblicazione degli ultimi tre volumi della serie 'La Torre Nera'. Una saga fantastica, ambientata in un mondo di sinistre atmosfere e macabre minacce, che appare come lo specchio oscuro di quello reale. Qui, in uno sconfinato paesaggio apocalittico, l'eterno, epico scontro fra il bene e il male si incarna in uno dei più evocativi personaggi concepiti dall'autore: Roland di Gilead, l'ultimo cavaliere, leggendaria figura di eroe solitario
sulle tracce di un enigmatico uomo in nero, verso una misteriosa Torre proibita. Un capolavoro della vena immaginifica del versatile 'Re'.

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Messaggioda birillino8 il gio nov 09, 2006 3:01 pm

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La sfera del buio. La Torre Nera (vol. 4)

In questo romanzo della saga sulla Torre Nera ritroviamo Roland di Gilead, Eddie, Susannah e Jake intrappolati in una carrozza di Blaine il Mono, il treno teleguidato dalla stessa intelligenza malefica che ha sterminato la cittadina di Lud. L'ultimo cavaliere si salva vincendo una sfida davvero particolare... solo per ritrovarsi in un'America alternativa, spopolata da una misteriosa superinfluenza. In un mondo che 'va avanti' sempre più rovinosamente, è infatti facile sconfinare in luoghi e tempi paralleli attraverso le sottilità, le insidiose porte per l'altrove via via più frequenti. Nello spiegare ai suoi compagni di avventura che cosa sia questo fenomeno, Roland è costretto a rituffarsi nel proprio lontanissimo passato e, in una notte che pare senza fine, narra la tragica storia di Susan Delgado, del loro amore immortale e di una sfera magica che pare scaturita da un'antica leggenda... [/align]
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Messaggioda birillino8 il gio nov 09, 2006 3:02 pm

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Terre desolate. La Torre Nera (vol. 3)

Arricchito da una nuova Introduzione del Re, ecco il terzo volume della saga, in cui ritroviamo Roland di Gilead, il Prigioniero e la Signora delle Ombre impegnati ad acquisire le doti indispensabili per proseguire la ricerca della Torre Nera. Grazie alla guida tenace e imperturbabile dell'ultimo cavaliere, Eddie e Susannah (la nuova donna nata dalla fusione di Detta e Odetta) stanno infatti sviluppando insospettabili abilità: Susannah si rivela una pistolera provetta e Eddie riscopre la capacità di sentire la voce nascosta delle cose. Ma soprattutto i tre stanno imparando a fidarsi reciprocamente, via via sempre più consapevoli che la loro diversità è la loro forza, la forza del 'ka-tet', cui però manca ancora un elemento. Cioè il piccolo Jake, che per un paradosso temporale è di nuovo a New York, e soprattutto è di nuovo vivo e in procinto di raggiungerli. Attraversando terre desolate e città devastate dalla follia, fra terrificanti avventure ed esperienze visionarie, il pellegrinaggio verso la Torre continua... [/align]
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Messaggioda birillino8 il gio nov 09, 2006 3:04 pm

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La chiamata dei tre. La Torre Nera (vol. 2)
In attesa degli ultimi volumi della saga, ecco il secondo romanzo de "La Torre Nera", in una nuova edizione arricchita da un'Introduzione dell'autore. "La chiamata dei tre" riprende la narrazione delle gesta di Roland, l'ultimo cavaliere di un mondo 'che è andato avanti', l'eroe solitario deciso a raggiungere la misteriosa Torre. Nel loro definitivo confronto-scontro l'uomo in nero aveva predetto la sorte a Roland con uno strano mazzo di tarocchi, estraendone tre carte: il Prigioniero, la Signora delle Ombre e la Morte. "Ma non per te", aveva però aggiunto. Ora il pistolero si ritrova seduto su una spiaggia del Mare Occidentale, dopo un sonno che forse è durato anni. Sa che dovrà trovare le tre porte spazio-temporali per introdursi nel nostro mondo e raggiungere così i tre predestinati. Ma come individuarle? Mentre medita sul da farsi, mostruose creature emergono dalle acque e tentano di divorarlo, mutilandolo orrendamente. Intossicato dal veleno, ferito, sempre più debole e febbricitante, il pistolero capisce che come non mai la sua ricerca adesso è diventata una questione di vita o di morte... [/align]
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Messaggioda birillino8 il gio nov 09, 2006 3:05 pm

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La bambina che amava Tom Gordon

"Il mondo aveva i denti e in qualsiasi momento ti poteva morsicare". Questo Trisha McFarland scoprì a nove anni. Alle dieci di una mattina di giugno era sul sedile posteriore della Dodge Caravan di sua madre con addosso la sua maglietta blu dei Red Sox (quella che ha 36 Gordon sulla schiena) a giocare con Mona, la sua bambola. Alle dieci e mezzo era persa nel bosco. Alle undici cercava di non essere terrorizzata, cercava di non pensare: 'Questa è una cosa seria, questa è una cosa molto seria'. Cercava di non pensare che certe volte a perdersi nel bosco ci si poteva fare anche molto male. Certe volte si moriva.


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Messaggioda birillino8 il gio nov 09, 2006 10:17 pm

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Cuori in Atlantide

Drammatico e terribilmente sincero, un romanzo sulla tragedia del Vietnam e sul suo impatto sulla società americana. Cinque episodi, collegati fra loro, ambientati tra il 1960 e il 1999: ogni storia è profondamente radicata nel periodo iniziale, e pervasa da fantasmi, quasi tutti di guerra; ogni storia contiene occulte premesse, che si sviluppano poi in modo inaspettato. E un legame sottile le percorre tutte, fino a un epilogo pacato e pacificatore. Una prova straordinaria, dove brilla tutta la grandezza dello scrittore King. [/align]
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