Dacia Maraini

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Dacia Maraini

Messaggioda birillino8 il dom mag 06, 2007 10:33 pm

[align=center]E' durato poco


E' durato poco
ti ricordi
la tovaglia a fiori rossi
il bicchiere che sapeva d’uovo
l’acquazzone improvviso
i campi arruffati e vetrosi
gli archi di pietra serena
il giornale sulla testa
ingoiavi frutti di mare gonfi di pomodoro
il fango dentro le scarpe di tela
l’odore aspro di menta pestata
il nostro abbracciarci insaziabile
la lite nell’ascensore
la buccia di cocomero sul davanzale
ti ricordi
il fresco delle lenzuola
la finestra aveva una cresta di stelle arancioni
soffrivo di mal di pancia
la tua testa di ragazzo mi pesava sul petto
ti ricordi
è durato così poco ma dura ancora.[/align]
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Messaggioda birillino8 il dom mag 06, 2007 10:36 pm

[align=center]Non


Credevi di essere te e non badavi
che il tuo essere te era già fatto
un tondo destino sprigionatosi
dai riti e dalle giostre dei tuoi avi
credevi di inventare la tua storia
ma le ampie piazze e i vicoli affollati
del tuo chiuso carattere di uomo
le goffe costruzioni razionali
che coprono edifici medioevali
le macchine, i giardini, le terrazze
i vasti uffici, le calde vetrine,
prefabbricato mondo del tuo ceto,
tu credevi di agire ed eri agito
credevi di parlare e la tua bocca
di marmo cipollino ripeteva
nozioni e fatti e idee ricevute
le ciglia nere e il naso arricciolato
non ti appartengono perché, di te
non sai di non essere mai stato che
una falsa imitazione di te stesso.[/align]
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Messaggioda birillino8 il dom mag 06, 2007 10:37 pm

[align=center]Va bene, mangiami pure


Va bene, mangiami pure è troppo
lungo il tempo della resurrezione
intanto la gioia invecchia
siamo andati a teatro
mi sono disamorata delle parole
quante volte abbiamo sceso le scale
per raggiungere il palcoscenico-tana
le impennate delle luci il guizzo degli
occhi stanchi, come vuoi strozzami pure
è buio dentro la stanza dei baci
la polizia ha sparato candelotti infuocati
Ci siamo messe a correre
donne dalle gonne lunghe le calze
colorate i denti allegri
non posso più sbucciare patate
la mia lingua è marcita dentro la bocca,
va bene strappami pure le viscere, è velenoso
il fungo che mi dai ogni mattina
per colazione ci vediamo al bar
usa il telefono per chiamarmi
non metterti le calze corte
rifatti il letto tira su le coperte
mi amerai ancora domani?
Le tue mani diventano più lente
più insicure ora ci sdraiamo
hai già ingoiato il caffelatte
che sa di cloro, la polizia
carica le donne che affollano la piazza
hai mai provato il dolore di una testa
di figlio che ti squarcia l'utero
due mani di gomma che tirano la vita
dal tuo grembo sanguinante?
Ci abbracciamo furiose sotto le stelle nude
figlie con figlie il giorno dell'impero americano
ho finito il caffelatte, ti sei addormentato?
Sei il mio amante nemico da cui attingo
il succo della sessualità settembrina
sul sedile di plastica abbracciati
le maglie arrotolate contro la schiena nuda
non ho altro che questi occhi per guardare
te e il mondo fuori dal finestrino appannato
andiamo a teatro mi duole il fianco
forse stasera le parole prenderanno fuoco
l'uccello notturno che sguscia dalla giacca
di feltro marrone so già che il vino
diventerà aceto nella tua bocca gelosa,
facciamo un giro tondo di sfida mentre
la gente alla finestra ci urla improperi
stiamo pestando sotto gli zoccoli le teste
delle mamme che ci aspettano spiando
dietro le persiane stiamo pestando i cuori
dei padri che ci prendono sulle ginocchia e
ci cantano la canzone dell'amore eterno
mangiamo pane e salsiccia sotto un
cielo denso e bruno che ci promette
ottocento colpi di manganello va bene
ingoiami pure ti dico grazie addio.[/align]
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Messaggioda birillino8 il dom mag 06, 2007 10:39 pm

[align=center]Ti ho ucciso venti volte


A che pensi le ciglia spiegazzate
il sorriso di creta agli angoli della bocca
togliti le scarpe mettiti a sedere
sul letto domani ci saluteremo
abbiamo fatto un giro sui tetti
allegramente bevendo Pernod
in quelle calde mattinate tropicali
ma perché i sentimenti muoiono
e la carne diventa flaccida
ti ho ucciso venti volte
dentro il letto di notte
senza scalfire i tuoi sogni laboriosi
il tuo russare quieto mi dava pace
ora leggiamo il giornale
c'è un terremoto in Romania
dei deputati si ficcano le
dita negli occhi per una corruzione
che li lega mani e piedi
vecchie volgarità di santi bardati a festa
occhi mafiosi lingue nere serafiche
l'ostia scintilla sopra le giacche a doppiopetto
non hai più tenerezza
ma la tenerezza è delle donne mi dici
la maternità la pace il latte la terra
luoghi comuni che ci portiamo in spalle
come bisacce cariche di buonsenso contadino
prestami sorella i fiori della tua gonna
lasciati toccare i capelli di fuoco
sei così bionda e gioiosa
il corpo delle donne è fatto di sangue di impulsi di ira
non è vero che sa solo cantare tristemente
e fasciare ferite e allattare bambini
sa anche piantare un coltello
fra le costole con mano di ghiaccio
e sputare parole di pietra
e intrecciare le liane dei pensieri
e scavare un buco nella terra del potere
per piantarci una bomba di puro ossigeno
il mio amore ha la bocca piena di parole ragionevoli
mi posa una mano sull' occhio
per fermare il mio sguardo nemico
a che pensi? non ho più fiato nella testa
togliamoci le scarpe stendiamoci
sulle coperte hai un buon odore
di rose secche e capelli lavati
pieghi meticolosamente i pantaloni
sullo schienale della sedia
forse ti ucciderò ancora
una notte vilmente di spalle
ascoltando il ronzio delle vespe
contro il vetro della finestra socchiusa.[/align]
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Messaggioda birillino8 il dom mag 06, 2007 10:45 pm

[align=center]I miei giorni


I miei giorni
color delle ortensie
sotto portici ombrosi
e terrazze di lino,
ho a lungo abitato
dalle parti della desolazione
ora mi par di mangiare chicchi d'uva
troppo dolce rubandola alle vespe
torno a cercare quelle ombre
e trovo solo delle brillanti fotografie.[/align]
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Messaggioda birillino8 il dom mag 06, 2007 10:47 pm

[align=center]Se amando troppo


Se amando troppo
si finisce
per non amare affatto
io dico che
l'amore è una amara finzione
quegli occhi a vela
che vanno e vanno
su onde di latte
casa si nasconde mio Dio
dietro quelle palpebre azzurre
un pensiero di fuga
un progetto di sfida
una decisione di possesso?
La nave dalle vele nere
gira ora verso occidente
corre su onde di schiuma
fra ricci di neve
e gabbiani affamati
so già che su quel ponte
lascerò la scarpa, un dente
e buona parte di me.[/align]
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Messaggioda birillino8 il dom mag 06, 2007 10:48 pm

[align=center]Ricamare, tu dici


E' il mio modo di essere donna
stringere una cipolla cruda
nel palmo della mano
sentire col filo delle dita
l'orlo della tavola
i contorni della stanza
in cui sono chiusa da secoli
ricamo nella quiete della mia testa ariosa
i fili dei pensieri
e ne faccio delle foglie aguzze
dei fiori rotondi
filtro le idee attraverso
la tela di ragno
che mi avvolge il cervello
fino a che punto
la magia della sottomissione
l'incanto del silenzio
mi fanno forte e furiosa
fino a che punto mi fanno debole
ed esposta,
vogliamo ricamare insieme?[/align]
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Messaggioda birillino8 il dom mag 06, 2007 10:58 pm

[align=center]SE VIAGGIASSI COME VIAGGIO

se viaggiassi come viaggio
non me ne starei mai ferma
gli occhi sulla schiena
la bocca sulla nuca
quante paia di scarpe hai consumato
pellegrina dal naso sbucciato?[/align]
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Messaggioda birillino8 il dom mag 06, 2007 10:58 pm

[align=center]OCCHIO CHE NON VEDE

occhio che non vede
dolore che tace
ma se l'occhio è volante
e sa come infilarsi
fra le pieghe di un pensiero amato
se l'occhio è un cavallo
che galoppa oltre gli oceani
se l'occhio vede perché costruisce
e costruisce sulla conoscenza
di un sapere che non sa ma indovina
è ancora sapere o è puro arbitrio
quel pensiero spinoso
che il cavallo avviluppa
e fa volare indietro
in un tempo senza dolori
dalle piccole uova di marzo
sospese in un eterno ritorno?[/align]
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Messaggioda birillino8 il dom mag 06, 2007 11:00 pm

[align=center]SE AMANDO TROPPO

se amando troppo
si finisce
per non amare affatto
io dico che
l'amore è una amara finzione
quegli occhi a vela
che vanno e vanno
su onde di latte
cosa si nasconde mio dio
dietro quelle palpebre azzurre
un pensiero di fuga
un progetto di sfida
una decisione di possesso?
la nave dalle vele nere
gira ora verso occidente
corre su onde di inchiostro
fra ricci di vento
e gabbiani affamati
so già che su quel ponte
lascerò una scarpa, un dente
e buona parte di me[/align]
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Messaggioda birillino8 il dom mag 06, 2007 11:01 pm

[align=center]Se qualcosa


Se qualcosa, se qualcosa passa
di questa indigenza amorosa
sono ombre di dubbi frangiati
e una lunghissima notte gelata
figurati che non c'era neppure la stufa
e mi scaldavo con la memoria
della sua tenerezza scabrosa.[/align]
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Messaggioda birillino8 il dom mag 06, 2007 11:17 pm

[align=center]Kobe


"Chi ama la vita, passa di morte in morte," la
voce mattiniera del monaco amaranto s'insinuava
fra pareti mobili di carta e legno chiaro, in
un campo di concentramento giapponese, tu bianco
io bianca, le risaie congelate, i merli del mattino
saltellanti, "non ti chinare a ghermire il convolvolo,
esso fiorisce solo un'ora," Kobe a sud di Tokio,
fra le acque calme, le serpi grigie, il fragore
dei ranocchi, l'orizzonte intinto d'olio, noi
scivolavamo lungo la scarpata frugando, le mani
attente, fra garze insanguinate, bottiglie vuote,
carte bruciacchiate, interiora d'animali morti,
"il tempo è un blocco di nubi inconsistenti,"
la voce verde opaca, minacciosa ci toccava le
orecchie nude e intirizzite, "il passato e il
presente e il futuro non sono che deboli invenzioni
di menti pragmatiste," il monaco si sollevava sui
talloni, strisciava col petto sulle stuoie, e
il nostro riso? levava gli occhi al soffitto
scolorato, le forti dita intrecciate sulle cosce,
la bocca socchiusa e arcuata, "la fame vi avrà
come la morte," la fronte bronzea, pulita, raggrinzita
le ginocchia aguzze e gelide, "finché non vi
scioglierete dall' inganno dei sensi, voi," dal
ragazzo appena morto le cimici in colonna fuggivano
ordinate, bianco riso d'argento e rape gialle
ingoiate in fretta, lavavi i panni in un mastello
tu sterile mangiatore di topinambur, le mani
gonfie, il corpo rinsecchito, "tutto il male
è illusorio, " egli mormora, "solo le rose della
gioia contemplativa sono immobili e perfette,"
il monaco levigato e leggero ci indicava le forme
buie e simmetriche dei simulacri d'oro da cui esalava
odore di riso fermentato, di pesci secchi, di vino
di canna, era un liquido stupore il mio, e la tua
una oscura timida pena, "è vanità la vita, noi
ombre di neve sulla neve, la voce sottile usata,
le gambe incrociate, il petto vuoto e cartaceo del
monaco digiunatore, chiedevamo ad alta voce del riso
per le nostre bocche raffreddate, il corpo
dell'uomo in preghiera si sollevava sui cuscini
rossi, la faccia estasiata, "ma non sapete rinunciare,
la vita è fango, meditate, " la volontà di ribellarci
era svanita, umiliati e svuotati, della pace aspettando
il suono lento, rivolgevamo al cielo cavo e duro
uno sguardo lento e stolido, senza amore [/align]
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Messaggioda birillino8 il dom mag 06, 2007 11:18 pm

[align=center]Soldatesse


Soldatesse della luna
che mangiate barbabietole
e sputate allori
c'è un coniglio che corre
gentile e violetto
fra covoni color sabbia
soldatesse della luna
che sedete svogliate
sui cornicioni dei vulcani
lasciate la notte cadere
non fatevi cucire la bocca.[/align]
Ultima modifica di birillino8 il dom mag 06, 2007 11:58 pm, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda birillino8 il dom mag 06, 2007 11:19 pm

[align=center]Io sono due


Io sono due
è chiaro ora
sono due più uno
meno uno e fanno due
che due volte sono
nata e due volte morta
due volte mi sono persa
forse una volta di più
perché due e una sono tre
le volte che ho sbattuto
e una volta ho anche vomitato
ma erano forse due
dato che sono in quattro
a tirarmi per i piedi
mentre dormo con voce di drago
e una volta sola ho amato
ma saranno duecento le volte
che ho toccato l'allegria
però non duecento volte sono nata
perché al centonovantanove
mi sono stufata ed ecco
al due mi sono scordata
non fosse due sarebbe zero
sono io e l'altra due
prendimi come sono
di una due e di due una.[/align]
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Messaggioda birillino8 il dom mag 06, 2007 11:21 pm

[align=center]Il Circolo Chaplin

Il Circolo Chaplin, al Biondo di via Roma
mi accompagnavi qualche volta nel buio
germogliante, a vedere Pudovkin e Renoir
poi te ne andavi, scendevi gli scalini della
Vuccerìa, calpestando l'acqua d'olive e l'orina
c'erano lunghe discussioni se cinema è arte
oppure no, tu mi stringevi il braccio e
l'aria tiepida scorreva sotto i talloni, mangiavo
una pagnotta imbottita di pesce fritto, ma
ansante e fervido lui era già li, parlo
del tuo amico Hans, sedeva accanto a me, nel buio,
i soldati bianchi sparavano sulla folla, c'era una
lunga scalinata e una donna accecata, una nera
carrozzina rotolante, Hans era un amico d'infanzia
quante volte siete andati in barca insieme
mi strisciava il ginocchio sulla coscia
a quell'ora, alle sette, l'odore del mercato
vicinissima, struggente e tribolata la infingarda
città, camminavamo noi tre, il vento palmare
africano ci ungeva di sabbia rossa, percorrevamo
tutta via Roma, fino alle Palme e poi su per
via Amerigo Amari, ti fermavi a guardare i cavalli
di bronzo del Politeama, le zampe prese nel vuoto
le criniere frangia te, ormai verdi, bucherellate
uno studente si alzava, tossiva, impallidiva
cominciava dai fratelli Lumière per esporre,
ma se il cinema non è arte, signori, io dico
le scarpe aguzze, fragili, le guance sudaticce
gli occhi bui, Hans aveva appoggiato una mano
sulla mia mano aperta, i soldati della corazzata
si affollavano attorno ad una coscia di maiale
esangue, vizza, brulicante di vermi, ma
tu non vedevi quello che, Hans era bello, come te
sollevava gli occhi torbidi sullo studente ingenuo
la sua mano pesante, dolce, ma tu dov'eri quando ci,
tu e io e lui passeggiavamo lungo il porto, indicavi
col dito le navi americane, ciondolanti colombe di
ferro e di vernice, il mare amoroso, macchiato di
petrolio, denso infiammato e immoto, a destra il
monte Pellegrino, mostravi a Hans la sagoma
ingombrante, funerea e dietro, là dietro, vedi
la molle poverissima città di Palermo, Hans
guardava il mio collo, io guardavo il tuo ciuffo
biondo e tu, una folla di marinai come pecore
bianche, sorde, brulicanti, fummo sparpagliati
ti ricordi? anche se sei figlia di un amico e ancora
bambina, ma cos'è l'amicizia, io non ci credo, era Hans
potevo contare i pori del suo naso, delicati, umidi
come boccioli, ma tu dov'eri quando, indicavi ancora
col tuo dito corto e piatto una sagoma sul mare
un gabbiano credo che strideva e poi di nuovo
Palermo sciolta e salina, lo scintillio
dei gerani rossi sui balconi, le sue labbra montagnose
di Hans voglio dire, mi succhiarono il viso, lo studente
aveva smesso di parlare, era già tardi, Hans e io
le nostre gambe accostate, tu sparivi giù per le
scale viscide scansando i rifiuti del mercato
olive fradice e foglie di lattuga e baccalà
a brandelli, un persistente odore di cacio e di,
passavi sotto il cuore di Ecce Homo, esposto
e ristorato, i tuoi occhi ciechi e fulgidi
ma dov'eri quando, ti piaceva girovagare laggiù
nel ghetto e poi lungo via Maqueda, piazza
Massimo, prendiamo un altro caffè Hans?
mi mettevi in mano un cannolo gonfio di ricotta
e di canditi, Hans beveva acqua pura, storceva
la bocca ai dolci, non era friulano lui? di madre
tedesca? aveva un odore fra il mento e il collo
di permanganato, adesso un altro studente si era
alzato, bruno, gracile, i mocassini di cuoio
all'inglese, l'impermeabile gettato su una spalla
se arte uguale mimesi e mimesi più catarsi
uguale rappresentazione, cinema dunque uguale
Hans rideva, avevo il polpaccio indolenzito
ma tu dov'eri, sempre a passeggiare e additare
la bellezza un po' malata del barocco siciliano?
il Serpotta, guarda, ma guarda i manierismi del,
la folla di marinai lattescenti, euforici
ci prese turbinando, mescolandosi, vociando, nel porto
palpitava la colomba USA candida, ferrigna, Hans e io
ci accoppiammo a ridosso della porta del bagno
verso l'una, l'odore del suo collo amaro e lo
sfregare della carne sulla carne, ma tu dov'eri quando
Hans e io, la paura fonda, zuccherina ti rendeva sordo
e muto, al circolo Chaplin si discuteva ancora
se cinema è arte, il pesce fritto scricchiolava
sotto i denti, Hans hai fame? Palermo morbida
cariatide di gesso, reggeva sulla testa, le mani
a ombrello, un mondo inarticolato, feroce e libidinoso
tu lasciavi scorrere lo sguardo su quel corpo in parte
già disfatto, sulle sue forme tenere, agghindate a festa e ti,
Hans e io ci accoppiammo una seconda volta sul divano
del soggiorno nel pomeriggio di una domenica gommosa
tu, la faccia asciutta riflessiva, indicavi
i biancori sonnolenti, le rosse cupole, vedi
ecco l'eredità degli arabi, guarda la perfetta
simmetria di quelle forme, gli studenti adesso
battevano le mani, si aprivano le porte del Biondo
su via Roma, ma tu dov' eri e cosa guardavi con i tuoi
occhi acquosi che si posano e scivolano e non vedono
Hans e io, ma la notte era arrivata, calda, ventosa
gettai l'ultimo boccone di pesce fritto e infilai un
braccio sotto il tuo, Hans ti parlava con voce colpevole
ma tu non lo ascoltavi, tu eri già sparito, lontano
dagli inganni e dalle assurde verità umane
su una terrazza limpida e ariosa dove tutto è immobile
e indolore, gli uomini sono forme pure, leggere
regolate da armoniose leggi matematiche [/align]
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