Dante Alighieri

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Dante Alighieri

Messaggioda birillino8 il lun set 03, 2007 9:25 pm

[align=center]Dante Alighieri

Immagine[/align]Su Dante Alighieri troverete certo molte e più approfondite notizie. Riportiamo qui solo brevi cenni della sua biografia, come pure tra le sue opere non riporteremo passi della Divina Commedia, ma solo alcune sue liriche.
Il nostro sommo Vate non poteva però mancare nella nostra raccolta, anche se non è qui che si può affrontare la sua vasta e importante produzione.




Scrittore e poeta, nato a Firenze da una famiglia di piccola nobiltà nel 1265, morto a Ravenna nel 1321, visse nella sua città fino ai 35 anni. Allievo di Brunetto Latini, strinse amicizia con i
poeti stilnovisti. Si innamorò giovanissimo di Beatrice Portinari, che ispirò tutta la sua opera
poetica. A lei dedicò la Vita nuova (1292-93). Nel 1295 Dante sposò Gemma Donati da cui ebbe tre figli. Nello stesso periodo partecipava attivamente alla vita politica del Comune di Firenze, rivestendo cariche importanti nel Governo della città. Nel 1301, mentre era ambasciatore presso il papa Bonifacio VIII, i Guelfi neri, favorevoli al Papa, presero il potere a Firenze e bandirono dalla città i Guelfi bianchi, favorevoli all’Imperatore. Dante, che era un guelfo bianco, fu condannato e costretto all’esilio. Dal 1302 al 1321 visse da esule presso le corti dei Signori in Veneto, Toscana, Romagna, svolgendo missioni diplomatiche, ma soprattutto impegnandosi nel comporre la Divina Commedia, il poema che lo ha reso famoso.
Altre opere in volgare furono le Rime e il Convivio, mentre in latino scrisse il De vulgari eloquentia, Monarchia, 13 Epistole, 2 Egloghe, Quaestio de aqua et terra.

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Messaggioda birillino8 il lun set 03, 2007 9:27 pm

[align=center]Deh, Violetta, che in ombra d'Amore
(dalle Rime)



Deh, Violetta, che in ombra d'Amore
negli occhi miei sì subito apparisti,
aggi pietà del cor che tu feristi,
che spera in te e disiando more.

Tu, Violetta, in forma più che umana,
foco mettesti dentro in la mia mente
col tuo piacer ch'io vidi;
poi con atto di spirito cocente
creasti speme, che in parte mi sana
là dove tu mi ridi.

Deh non guardare perché a lei mi fidi,
ma drizza li occhi al gran disio che m'arde,
ché mille donne già per esser tarde
sentiron pena de l'altrui dolore.[/align]
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Messaggioda birillino8 il lun set 03, 2007 9:28 pm

[align=center]Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
(dalle Rime)



Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio;

sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse ’l disio.

E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch’è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore:

e quivi ragionar sempre d’amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i’ credo che saremmo noi.[/align]
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Messaggioda birillino8 il lun set 03, 2007 9:29 pm

[align=center]Un dì si venne a me Malinconia
(dalle Rime)



Un dì si venne a me Malinconia
e disse: <<Io voglio un poco stare teco>>;
e parve a me ch'ella menasse seco
Dolore e Ira per sua compagnia.

E io le dissi: <<Partiti, va via>>;
ed ella mi rispose come un greco:
e ragionando a grande agio meco,
guardai e vidi Amore, che venia

vestito di novo d'un drappo nero,
e nel suo capo portava un cappello;
e certo lacrimava pur di vero.

Ed eo li dissi: <<Che hai, cattivello?>>.
Ed el rispose: <<Eo ho guai e pensero,
ché nostra donna mor, dolce fratello>>.[/align]
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Messaggioda birillino8 il lun set 03, 2007 9:30 pm

[align=center]Dalle Rime



XXXI

Parole mie che per lo mondo siete,
Voi che nasceste poi ch'io cominciai
A dir per quella donna in cui errai:
«Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete»,

Andatevene a lei, che la sapete,
Chiamando sì ch'ell'oda i vostri guai;
Ditele: «Noi siam vostre, ed unquemai
Più che noi siamo non ci vederete».

Con lei non state, ché non v'è Amore,
Ma gite a torno in abito dolente
A guisa de le vostre antiche sore.

Quando trovate donna di valore,
Gittatelevi a' piedi umilemente,
Dicendo: «A voi dovem noi fare onore».




XXXII

O dolci rime che parlando andate
De la donna gentil che l'altre onora,
A voi verrà, se non è giunto ancora,
Un che direte: «Questi è nostro frate».

Io vi scongiuro che non l'ascoltiate,
Per quel signor che le donne innamora,
Ché ne la sua sentenzia non dimora
Cosa che amica sia di veritate.

E se voi foste per le sue parole
Mosse a venire inver' la donna vostra,
Non v'arrestate, ma venite a lei.

Dite: «Madonna, la venuta nostra
È per raccomandarvi un che si dole,
Dicendo: Ov'è 'l disio de li occhi miei?».



XXXIII

Due donne in cima de la mente mia
Venute sono a ragionar d'amore:
L'una ha in sé cortesia e valore,
Prudenza e onestà in compagnia;

L'altra ha bellezza e vaga leggiadria,
Adorna gentilezza le fa onore:
E io, merzé del dolce mio signore,
Mi sto a piè de la lor signoria.

Parlan Bellezza e Virtù a l'intelletto
E fan quistion come un cor puote stare
Intra due donne con amor perfetto.

Risponde il fonte del gentil parlare
Ch'amar si può bellezza per diletto
E puossi amar virtù per operare[/align]
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Messaggioda birillino8 il lun set 03, 2007 9:31 pm

[align=center]Tanto gentile e tanto onesta pare
Da "La Vita Nova"



Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia, quand' ella altrui saluta,
ch' ogne lingua deven tremando muta,
e gli occhi no l' ardiscon di guardare.
Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente e d'umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
dal cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi sí piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender nolla può chi nolla prova.
E par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l' anima: Sospira.[/align]
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Messaggioda birillino8 il lun set 03, 2007 9:32 pm

[align=center]Da "La Vita Nova"



Sonetto XI

Ne li occhi porta la mia donna Amore,
per che si fa gentil ciò ch' ella mira;
ov' ella passa, ogni uom vêr lei si gira,
e cui saluta fa tremar lo core,
sí che, bassando il viso, tutto ismore,
e d'ogni suo difetto allor sospira:
fugge dinanzi a lei superbia ed ira.
Aiutatemi, donne, farle onore.
Ogne dolcezza, ogne pensero umile
nasce nel core a chi parlar la sente;
ond' è laudato chi prima la vide.
Quel ch' ella par quand' un poco sorride,
non si può dire né tenere a mente,
sí è novo miracolo e gentile.



Sonetto XIV

Io mi sentí' svegliar dentro a lo core
un spirito amoroso che dormía:
e poi vidi venir da lungi Amore
allegro sí, che appena il conoscía,
dicendo: «Or pensa pur di farmi onore»;
e 'n ciascuna parola sua ridía.
E, poco stando meco il mio segnore,
guardando in quella parte, onde venía,
io vidi monna Vanna e monna Bice
venire invêr lo loco là ov' io era,
l' una appresso de l' altra maraviglia:
e sí come la mente mi ridice,
Amor mi disse: «Quell' è Primavera,
e quell' ha nome Amor, sí mi somiglia».



Sonetto XVI

Vede perfettamente ogne salute
chi la mia donna tra le donne vede;
quelle, che vanno con lei, son tenute
di bella grazia a dio render merzede.
E sua beltate è di tanta vertute,
che nulla invidia a l' altre ne procede,
anzi le face andar seco vestute
di gentilezza e d'amore e di fede.
La vista sua fa onne cosa umíle;
e non fa sola sé parer piacente,
ma ciascuna per lei riceve onore.
Ed è ne gli atti suoi tanto gentile,
che nessun la si può recare a mente,
che non sospiri in dolcezza d'amore.[/align]
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