Giorgio Caproni

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Giorgio Caproni

Messaggioda birillino8 il gio nov 01, 2007 3:37 pm

[align=center]Giorgio Caproni

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Giorgio Caproni nasce a Livorno il 7 gennaio 1912.
Nel marzo del 1922 si trasferisce a Genova con la famiglia, dove termina i suoi studi e si iscrive alla Facoltà di Magistero,
studiando contemporaneamente violino e composizione e frequentando le lezioni di filosofia di Giuseppe Rensi.
Nel 1936 pubblica la sua prima raccolta di poesie.
Commesso, impiegato, e infine maestro elementare, nel 1938 si trasferisce, con la giovane moglie Rina, a Roma, dove continuerà a fare il maestro fino al 1973, appartato e lontano dai salotti letterari. Dopo la guerra e la resistenza,spinto anche da necessità economiche, collabora più o meno saltuariamente a numerose riviste ("L'Unità", "Mondo operaio", "Avanti!", "Italia socialista", "Il lavoro nuovo", "La fiera letteraria", etc.), con articoli, racconti, traduzioni. Intensa la sua attività di traduttore di prosa e di poesia soprattutto dal francese; ricordiamo, tra l'altro: Il tempo ritrovato di Proust, I fiori del male di Baudelaire, Morte a credito di Céline,
Bel-ami di Maupassant, Frénaud, Char, Genet, Apollinaire.
Le sue raccolte poetiche guadagnano numerosi premi sin dalle Stanze delle funicolare (premio Viareggio) e consensi di critica, ma il grande successo di pubblico, in Italia e all'estero, arriva nel 1975, con Il muro della terra (premio Gatti e premio Jean Malrieu étranger, per il miglior libro tradotto in francese), e si conferma con il Franco cacciatore, che ottiene i premi Montale e Feltrinelli.
Il poeta riceve nel 1984 la laurea honoris causa in Lettere e Filosofia all'Università di Urbino; e nel 1985 la cittadinanza onoraria di Genova, città che aveva lasciato un'impronta decisiva nella sua vita e nella sua opera poetica. Tra gli altri riconoscimenti, nel 1986 ottiene i premi Chianciano, Marradi Campana e Pasolini, per Il conte di Kevenhuller.
Caproni muore a Roma il 22 gennaio 1990.
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Messaggioda birillino8 il gio nov 01, 2007 3:38 pm

[align=center]A Tullio

Qui forse potrei vivere
potrei forse anche scrivere
potrei perfino dire
qui è gentile morire

Genova mia città fina:
ardesia e ghiaia marina.
Mare e ragazze chiare
con fresche collane di vetro
(ragazze voltate indietro
col fiasco sul portone
prima di rincasare)
ah perder anche il nome
di Roma, enfasi e orina.

Qui forse potrei scrivere:
potrei forse anche vivere.[/align]
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Messaggioda birillino8 il gio nov 01, 2007 3:39 pm

[align=center]L' ascensore

Quando andrò in paradiso
non voglio che una campana
lunga sappia di tegola
all'alba - d'acqua piovana.

Quando mi sarò deciso
d'andarci, in paradiso
ci andrò con l'ascensore
di Castelletto, nelle ore notturne,
rubando un poco
di tempo al mio riposo.

Ci andrò rubando (forse
di bocca) dei pezzettini
di pane ai miei due bambini.
Ma là sentirò alitare
la luce nera del mare
fra le mie ciglia, e... forse
(forse) sul belvedere
dove si sta in vestaglia,
chissà che fra la ragazzaglia
aizzata (fra le leggiadre
giovani in libera uscita
con cipria e odor di vita
viva) non riconosca
sotto un fanale mia madre.

Con lei mi metterò a guardare
le candide luci sul mare.
Staremo alla ringhiera
di ferro - saremo soli
e fidanzati, come
mai in tanti anni siam stati.
E quando le si farà a puntini,
al brivido della ringhiera,
la pelle lungo le braccia,
allora con la sua diaccia
spalla se n'andrà lontana:
la voce le si farà di cera
nel buio che la assottiglia,
dicendo "Giorgio, oh mio Giorgio
caro: tu hai una famiglia."

E io dovrò ridiscendere,
forse tornare a Roma.
Dovrò tornare a attendere
(forse) che una paloma
bIanca da una canzone per radio,
sulla mia stanca
spalla si posi. E alfine
(alfine) dovrò riporre
la penna, chiuder la càntera:
"É festa", dire a Rina
e al maschio, e alla mia bambina.

E il cuore lo avrò di cenere
udendo quella campana,
udendo sapor di tegole,
l'inverno dell'acqua piovana.

Ma no! se mi sarò deciso
un giorno, pel paradiso
io prenderò l'ascensore
di Castelletto, nelle ore
notturne, rubando un poco
di tempo al mio riposo.

Ruberò anche una rosa
che poi, dolce mia sposa,
ti muterò in veleno
lasciandoti a pianterreno
mite per dirmi: "Ciao,
scrivimi qualche volta,"
mentre chiusa la porta
e allentatosi il freno
un brivido il vetro ha scosso.

E allora sarò commosso
fino a rompermi il cuore:
io sentirò crollare
sui tegoli le mie più amare
lacrime, e dirò "Chi suona,
chi suona questa campana
d'acqua che lava altr'acqua
piovana e non mi perdona?"

E mentre, stando a terreno,
mite tu dirai: "Ciao, scrivi,"
ancora scuotendo il freno
un poco i vetri, tra i vivi
viva col tuo fazzoletto
timida a sospirare
io ti vedrò restare
sola sopra la terra:

proprio come il giorno stesso
che ti lasciai per la guerra.[/align]
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Messaggioda birillino8 il gio nov 01, 2007 3:40 pm

[align=center]Donna che apre riviere

Sei donna di marine,
donna che apre riviere.
L'aria delle mattine
bianche è la tua aria
di sale e sono vele
al vento, sono bandiere
spiegate a bordo l'ampie
vesti tue così chiare. [/align]
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Messaggioda birillino8 il gio nov 01, 2007 3:41 pm

[align=center]Stornello

Mia Genova difesa e proprietaria.
Ardesia mia. Arenaria.
Le case così salde nei colori
a fresco in piena aria,
è dalle case tue che invano impara,
sospese nella brezza
salina, una fermezza
la mia vita precaria.

Genova mia di sasso. Iride. Aria.[/align]
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Messaggioda birillino8 il gio nov 01, 2007 3:42 pm

[align=center]Per una giovinetta

Sempre col batticuore,
te rapita nell'ansia
continua delle fugaci
ore,tanto sbadata
miro mentre alle paci
finte dell'aria fidi
i risi,e data
tutta che sei ai profumi
di scoglio, agli aromi
forti di monte o ai fumi
dei vini nei giovanili
ginocchi, di quanti agguati
non sai sian folti i pochi
giorni tuoi prelibati.[/align]
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Messaggioda birillino8 il gio nov 01, 2007 3:43 pm

[align=center]Alla giovinezza

Giorno di meravigliose
essenze e di ricchi aromi
adorno, sei tu che sciogli
i canti delle giovinette
chine sull'ago. E ai lini,
e ai sogni, e alle note
ruvide dei clarini
al ballo, rechi ricami
fievoli - fiere canzoni,
e schianti d'amore ai petti
umani. [/align]
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Messaggioda birillino8 il gio nov 01, 2007 3:44 pm

[align=center]Quando passava

Livorno, quando lei passava,
d'aria e di barche odorava.
Che voglia di lavorare
nasceva, al suo ancheggiare!

Sull'uscio dello Sbolci,
un giovane dagli occhi rossi
restava col bicchiere
in mano, smesso di bere.[/align]
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Messaggioda birillino8 il gio nov 01, 2007 3:45 pm

[align=center]Per lei

Per lei voglio rime chiare,
usuali: in -are.
Rime magari vietate,
ma aperte, ventilate.
Rime coi suoni fini
(di mare) dei suoi orecchini.
O che abbiano, coralline,
le tinte delle sue collanine.
Rime che a distanza
(Annina era così schietta)
conservino l'eleganza
povera, ma altrettanto netta.
Rime che non siano labili
Anche se orecchiabili.
Rime non crepuscolari,
ma verdi, elementari. [/align]
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Messaggioda birillino8 il gio nov 01, 2007 3:46 pm

[align=center]Alba

Una cosa scipita,
col suo sapore di prati
bagnati, questa mattina
nella mia bocca ancora
assopita.

Negli occhi nascono come
nell'acque degli acquitrini
le case, il ponte, gli ulivi:
senza calore.

E' assente il sale
del mondo: il sole.[/align]
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Messaggioda birillino8 il gio nov 01, 2007 3:47 pm

[align=center]Spiaggia di sera

Così sbiadito a quest'ora
lo sguardo del mare,
che pare negli occhi
(macchie d'indaco appena
celesti)
del bagnino che tira in secco
le barche.

Come una randa cade
l'ultimo lembo di sole.

Di tante risa di donne,
un pigro schiumare
bianco sull'alghe, e un fresco
vento che sala il viso
rimane.[/align]
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Messaggioda birillino8 il gio nov 01, 2007 3:48 pm

[align=center]Condizione[/align]

[align=center]Un uomo solo,
chiuso nella sua stanza.
Con tutte le sue ragioni.
Tutti i suoi torti.
Solo in una stanza vuota,
a parlare. Ai morti.[/align]
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Messaggioda birillino8 il gio nov 01, 2007 3:49 pm

[align=center]Perch'io...

...perch'io, che nella notte abito solo,
anch'io, di notte, strusciando un cerino
sul muro, accendo cauto una candela
bianca nella mia mente - apro una vela
timida nella tenebra, e il pennino
strusciando che mi scricchiola, anch'io scrivo
e riscrivo in silenzio e a lungo il pianto
che mi bagna la mente.[/align]
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Messaggioda birillino8 il gio nov 01, 2007 3:50 pm

[align=center]Cadenza

Tonica, terza, quinta,
settima diminuita.
Rimane così irrisolto
l'accordo della mia vita?[/align]
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Messaggioda birillino8 il gio nov 01, 2007 3:51 pm

[align=center]Senza titolo

Dopo la pioggia la terra
è un frutto appena sbucciato.

Il fiato del fieno bagnato
è più acre - ma ride il sole
bianco sui prati di marzo
a una fanciulla che apre una finestra.[/align]
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