Vincenzo Cardarelli

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Vincenzo Cardarelli

Messaggioda birillino8 il mer nov 07, 2007 3:50 pm

[align=center]Vincenzo Cardarelli

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VINCENZO CARDARELLI (Nazareno Caldarelli),poeta e letterato, nasce a Corneto Tarquinia (Viterbo) nel 1887e muore a Roma nel 1959.
Inizia la sua carriera letteraria a Roma come giornalista politico.
Ben presto entra dell’ambiente vociano, collaborando con "Il Marzocco" e "Lirica", dove nel 1913 pubblica le prime poesie.
Nel 1919 fonda, insieme a Riccardo Bacchelli, Antonio Baldini,Bruno Barilli, Emilio Cecchi, Lorenzo Montano e Aurelio Saffi, la rivista "La Ronda".
Cardarelli afferma "le ragioni di un classicismo formale, sorretto da una lingua illustre e da uno stile costruito con estrema vigilanza sulla 'poeticità' della parola [...] per attingere la perfetta eleganza di una lingua nobile e severamente classica" (G. Barberi Squarotti).
Il suo modello è, come per gli altri rondisti, il Leopardi delle Operette morali. Punti di tangenza si possono trovare con le ricerche del "ritorno all’ordine" in pittura e letteratura.
Tra le opere principali ricordiamo :Il sole a picco, 1928;
Prologhi - Viaggi - Favole, 1929, la cui copertina è disegnata da Scipione..
Nel 1931 Giansiro Ferrata scrive della sua opera sul primo numero di "Fronte" la rivista di Mazzacurati e Scipione, che, dimostrando un vivo interesse per la sua attività letteraria, lo invitano a collaborare al secondo numero della rivista.
Cardarelli compare nel ritratto di gruppo Gli amici al caffè, e in un altro dipinto di Amerigo Bartoli.

[align=center]Immagine[/align]

[align=center]Autore: Amerigo Bartoli
Titolo: Gli amici al caffè, 1930
Dimensioni: cm. 122x200
Tecnica: olio su tela
Collezione: Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
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Messaggioda birillino8 il mer nov 07, 2007 3:52 pm

[align=center]
Autunno veneziano

L'alito freddo e umido m'assale
di Venezia autunnale,
Adesso che l'estate,
sudaticcia e sciroccosa,
d'incanto se n'è andata,
una rigida luna settembrina
risplende, piena di funesti presagi,
sulla città d'acque e di pietre
che rivela il suo volto di medusa
contagiosa e malefica.
Morto è il silenzio dei canali fetidi,
sotto la luna acquosa,
in ciascuno dei quali
par che dorma il cadavere d'Ofelia:
tombe sparse di fiori
marci e d'altre immondizie vegetali,
dove passa sciacquando
il fantasma del gondoliere.
O notti veneziane,
senza canto di galli,
senza voci di fontane,
tetre notti lagunari
cui nessun tenero bisbiglio anima,
case torve, gelose,
a picco sui canali,
dormenti senza respiro,
io v'ho sul cuore adesso più che mai.
Qui non i venti impetuosi e funebri
del settembre montanino,
non odor di vendemmia, non lavacri
di piogge lacrimose,
non fragore di foglie che cadono.
Un ciuffo d'erba che ingiallisce e muore
su un davanzale
è tutto l'autunno veneziano.

Così a Venezia le stagioni delirano.

Pei suoi campi di marmo e i suoi canali
non son che luci smarrite,
luci che sognano la buona terra
odorosa e fruttifera.
Solo il naufragio invernale conviene
a questa città che non vive,
che non fiorisce,
se non quale una nave in fondo al mare.
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Messaggioda birillino8 il mer nov 07, 2007 3:53 pm

[align=center]Ballata

Ecco la casa ov’io vidi la luce
e la chiesa lì accanto,
dove fui battezzato.
Consolanti evidenze!
Qui antiche donne vivono, mai sazie
di ricordare.
E narrano una storia
ch’io so a memoria e non vorrei sapere.
Narrano la mia storia famigliare.
Dicono che una notte,
col cuore fasciato
di crudeltà e d’ira fredda,
un uomo fece guasto
senza pietà nei suoi affetti più sacri,
disperse una famiglia appena in fiore.
E la casa natale era al mattino
tranquilla e disertata
come se visitata
l’avessero le streghe.
Il tempo come un ciclone
spazzò da questi luoghi
le care immagini.
Di ciò che fu non rimane
che un tacito agitarsi
di memorie e di ombre.
Ma quelle voci ch’io dico
sono implacabili e vive.
Lamentose quale un funebre canto,
alla pietà l’invettiva alternando,
mi rammentano come, ancora in fasce,
m’abbia poco la sorte vezzeggiato.
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Messaggioda birillino8 il mer nov 07, 2007 3:54 pm

[align=center]Genitori

Io devo al grembo che m’ha partorito
il temerario amore della vita
che m’ha tanto tradito.
Poi che nacqui da un sangue
ben fervido e gioviale.
Io nacqui da una donna che cantava
nel rimettere in ordine la casa
e, madre più trionfante che amorosa,
soleva in braccio portarmi con gloria.
Ora, ebbi un padre severo
come un santo orgoglioso.
E furon questi i due forti avversari
che m’hanno generato
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Messaggioda birillino8 il mer nov 07, 2007 3:55 pm

[align=center]
Maternità

Misera donna dal turgido seno,
tu non sei ricca d’altro
che del tuo latte.
E quanto ne hai prodigato,
nei giorni dell’estate ormai defunta,
al tuo florido bimbo.
Con inesausta vena lo nutrivi,
lieta di rifiorire
nel suo fiorire.
A ogni lieve frignare il petto usciva
libero e nudo con casto impudore.
Tu che non bella sei ti sentivi
sana e piacente nel gaio mistero:
il bimbo si formava,
madre e figliolo crescevate insieme.
Così è passata per te un ‘estate.
Ora il vento d’autunno ti mortifica.
Dolente è il tuo aspetto,
madre indifesa,
generatrice indigente,
finora così smemorata.
Che passa nel tuo pensiero?
E’ la malinconia dell’opera compiuta
o il nero corteo
di miserie e di mali
che s’avvicina, a far mesto il tuo viso?
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Messaggioda birillino8 il mer nov 07, 2007 3:56 pm

[align=center]Sopra una tomba

Tutto un inverno ho sofferto
pensando alla fradicia zolla
dove tu riposavi
in provvisoria fossa
ch’era il tuo purgatorio.
Piovose notti insonni
conobbero il mio rimorso.
E a te volavo, o madre,
cui non piacque la terra
per l’ultima dimora,
la terra faticosa,
la terra che patisti oltre la morte.
Ora esaudita, emersa
dal confuso elemento,
tu sei come redenta.
Non più l’informe grembo
travaglierà le tue spoglie.
Tu che vivente avesti incerto asilo,
sicuro loco avrai or che sei morta,
fin che l’umana pietà lo conceda.
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Messaggioda birillino8 il mer nov 07, 2007 3:57 pm

[align=center]
Alla morte
Morire sì,
non essere aggrediti dalla morte.
Morire persuasi
che un siffatto viaggio sia il migliore.
E in quell'ultimo istante essere allegri
come quando si contano i minuti
dell'orologio della stazione
e ognuno vale un secolo.
Poi che la morte è la sposa fedele
che subentra all'amante traditrice,
non vogliamo riceverla da intrusa,
né fuggire con lei.
Troppo volte partimmo
senza commiato!
Sul punto di varcare
in un attimo il tempo,
quando pur la memoria
di noi s'involerà,
lasciaci, o Morte, dire al mondo addio,
concedici ancora un indugio.
L'immane passo non sia
precipitoso.
Al pensier della morte repentina
il sangue mi si gela.
Morte non mi ghermire
ma da lontano annùnciati
e da amica mi prendi
come l'estrema delle mie abitudini.
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Messaggioda birillino8 il mer nov 07, 2007 3:58 pm

[align=center]Gabbiani

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch'essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca. [/align]
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Messaggioda birillino8 il mer nov 07, 2007 3:59 pm

[align=center]Autunno

Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d'agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora che passa e declina,
in quest'autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio. [/align]
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Messaggioda birillino8 il mer nov 07, 2007 4:00 pm

[align=center]Passato

I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire che
che m'appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente.
Tutto finì, così rapito!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l'amore
brucia la vita e fa volare il tempo. [/align]
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Messaggioda birillino8 il mer nov 07, 2007 4:01 pm

[align=center]Ottobre

Un tempo, era d'estate,
era a quel fuoco, a quegli ardori,
che si destava la mia fantasia.
Inclino adesso all'autunno
dal colore che inebria,
amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.
Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest'aria che odora
di mosto e di vino,
di questo vecchio sole ottobrino
che splende sulla vigne saccheggiate.

Sole d'autunno inatteso,
che splendi come in un di là,
con tenera perdizione
e vagabonda felicità,
tu ci trovi fiaccati,
vòlti al peggio e la morte nell'anima.
Ecco perché ci piaci,
vago sole superstite
che non sai dirci addio,
tornando ogni mattina
come un nuovo miracolo,
tanto più bello quanto più t'inoltri
e sei lì per spirare.
E di queste incredibili giornate
vai componendo la tua stagione
ch'è tutta una dolcissima agonia.[/align]
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Messaggioda birillino8 il mer nov 07, 2007 4:02 pm

[align=center]Sera di Liguria

Lenta e rosata sale su dal mare
la sera di Liguria, perdizione
di cuori amanti e di cose lontane.
Indugiano le coppie nei giardini,
s'accendon le finestre ad una ad una
come tanti teatri.
Sepolto nella bruma il mare odora.
Le chiese sulla riva paion navi
che stanno per salpare.
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Messaggioda birillino8 il mer nov 07, 2007 4:03 pm

[align=center]
Scherzo

Il bosco di primavera
ha un'anima, una voce.
È il canto del cuccù,
pieno d'aria,
che pare soffiato in un flauto.
Dietro il richiamo lieve,
più che l'eco ingannevole,
noi ce ne andiamo illusi.
Il castagno è verde tenero.
Sono stillanti persino
le antiche ginestre.
Attorno ai tronchi ombrosi,
fra giochi di sole,
danzano le amadriadi.[/align]
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Messaggioda birillino8 il mer nov 07, 2007 4:03 pm

[align=center]Abbandono

Volata sei, fuggita
come una colomba
e ti sei persa là, verso oriente.
Ma son rimasti i luoghi che ti videro
E l'ore dei nostri incontri.
Ore deserte,
luoghi per me divenuti un sepolcro
a cui faccio la guardia.
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Messaggioda birillino8 il mer nov 07, 2007 4:04 pm

[align=center]Attesa

Oggi che t'aspettavo non sei venuta.
E la tua assenza so quel che mi dice,
la tua assenza che tumultuava,
nel vuoto che hai lascito,
come una stella.
Dice che non vuoi amarmi.
Quale un estivo temporale
S'annuncia e poi s'allontana,
così ti sei negata alla mia sete.
L'amore, sul nascere, ha di questi improvvisi pentimenti.
Silenziosamente ci siamo intesi.
Amore, Amore, come sempre,
vorrei coprirti di fiori e d'insulti.[/align]
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