Bartolo Cattafi

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Bartolo Cattafi

Messaggioda birillino8 il lun nov 19, 2007 2:52 pm

[align=center]Bartolo Cattafi

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Poeta italiano, nato a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) nel 1922 e morto a Milano nel 1979.
Esordisce nel 1951 con la plaquette Nel centro della mano , seguito da Partenza da Greenwich (’55) e dal primo volume riassuntivo, Le mosche del meriggio (1958).

Dopo i primissimi passi ancora legati all’esperienza ermetica, la sua poesia si sviluppa in parte legandosi alla concretezza e alla poetica in re della cosiddetta “Linea Lombarda”, dalla quale peraltro si discosta per una fortissima propensione alla costruzione del testo per vive sequenze di immagini, o, come scrive Stefano Giovanardi, per la mediazione “dell’investimento simbolico che il soggetto compie nella sua percezione del reale”.

Cattafi è poeta di grande estro naturale, che nel corso del tempo, per citare questa volta un poeta e critico come Giovanni Raboni, che si è sempre occupato attivamente della sua opera, curandone le maggiori scelte antologiche, ha compiuto un passaggio “non brusco, ma netto, da una prevalente figuratività a una prevalente figuralità, da un registro sostanzialmente descrittivo e narrativo a un registro sostanzialmente astratto-speculativo”.

Ma in Cattafi anche lo spostamento dell’asse verso un movimento saggistico e astratto della sua poesia avviene sempre nella irrinunciabile presenza determinante delle immagini, fino a momenti di vivace spinta visionaria. Dopo le raccolte già citate, Cattafi pubblica nel ’64 uno dei suoi libri maggiori, L’osso l’anima, in cui tensione analogica e aperture colloquiali vengono a mescolarsi in impasti di netta originalità.

Negli anni di piena affermazione della neoavanguardia (come avviene del resto anche per il suo coetaneo e affine Luciano Erba) Cattafi tace, non pubblica e neppure scrive per un periodo di otto anni, fino al rientro, avvenuto nel ’72 con L’aria secca del fuoco. E’ un tempo di produzione quasi fluviale. Il poeta siciliano scrive moltissimo, e scegliendo all’interno di un materiale amplissimo, pubblica altri tre libri: La discesa al trono, Marzo e le sue idi e L’allodola ottobrina (rispettivamente del ’75, ’77 e ’79).

Aggredito dalla malattia, introduce in quest’ultimo libro (che verrà seguito dal postumo Chiromanzia d’inverno nell’83) toni sempre più cupi e una circolante ed emozionante prefigurazione della morte, che lo coglierà a soli cinquantasette anni.

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Messaggioda birillino8 il lun nov 19, 2007 2:53 pm

[align=center]GLI ANNI PASSATI



Qualcuno a volo radente
mi scruta gli anni passati
anni un tempo ondeggianti
bestialmente ruggenti
qualcuno porta scompiglio
nel folto dei miei anni
tasto taciti segni
nodi di fazzoletti
non ricordo il perché
di tanti miei figli.
[/align]
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Messaggioda birillino8 il lun nov 19, 2007 2:54 pm

[align=center]METAMORFOSI



Qui lasciata
priva di buccia
polpa al sole abbrunita
aggrinzita
essiccata
lieve essenza imprecisa
lieta polvere pronta
a un'umida vita
all'impasto al compatto
al disastro più vasto
d'una prossima forma.
[/align]
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Messaggioda birillino8 il lun nov 19, 2007 2:55 pm

[align=center]TABULA RASA



D'accordo, amore. Espungiamo
dal testo perle d'acqua
su petali,
le frange estese,
le bolle schiuma.
Le cose lietamente necessarie.
Togliamo anche
l'acqua l'aria il pane.
Giunti all'osso buttiamo
fuori della vita
l'osso, l'anima,
per credere alla tua
tabula che mai
avrà l'icona, l'idolo, la cara calamita?
[/align]
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Messaggioda birillino8 il lun nov 19, 2007 2:56 pm

[align=center]ROBINSON



Su un'isola deserta
di sabbie finissime
sempre pronte a franare nel nulla
fu duro tirare fuori
tutto dal proprio sacco
la terra l'acqua
per farne fango
col fango fare la compagna la capanna
e tirare la barca i remi che spesso
si mettevano di traverso
l'amo l'arma l'aratro
cavare fuori caino con abele
ricci rose conchiglie
ombre d'estate
focolari con angeli d'inverno.
La fatica fu quella d'inventare
i nomi i colori le funzioni
e le tre dimensioni da tagliare
nell'amorfa miniera misteriosa.
Fu pesante finanche posare
le mani stanche inesistenti
sui fianchi d'aria?
[/align]
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Messaggioda birillino8 il lun nov 19, 2007 2:57 pm

[align=center]IL SENSO GIUSTO



Tutto quello che passa
per le tue mani
ha una dolce impronta
un senso giusto
un sapore di semi
si riscatta dall'onta
del suo essere plumbeo
ogni ruga si spiana
sull'arco della fronte
chi da te si diparte
a te ritorna
come un pane sparito
rifiorito nel forno.
[/align]
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Messaggioda birillino8 il lun nov 19, 2007 2:58 pm

[align=center]IN ALTO MARE



Poi problemi e pericoli scomparvero,
vedemmo nella tersa atmosfera
cose precise, numerate, in fila
lungo le linee che dalla finestra
si tendono fino all'orizzonte.
Muovere acque, rompere molecole,
fendere l'aria furono gesti facili,
passare dal moto alla quiete
e viceversa un gioco.
Pesava in cielo il cerchio del futuro
rinfrescato talvolta dall'odore
celeste dell'ozono
da uno scroscio di pioggia.
Prima d'estate — sirene percorrevano i quartieri —
pensammo a chiare immagini di fuoco.
Non vi furono incendi.
Ma navi rumoreggiano col vento
stormiscono coi platani coi panni dei cortili,
navi che ci riportano nell'alto
mare da dove uscimmo, dove
un palmo d'azzurro costa parecchio
ed è tutto malcerto, anche l'azzurro.
[/align]
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Messaggioda birillino8 il lun nov 19, 2007 2:59 pm

[align=center]

Api

Quelle api selvatiche
venute da ignote frontiere
che spesso vedi vibrare a capofitto
su gialle corolle
branco nato al di fuori
d'ogni ordine e legge
simile ai fiori caparbi
che predilige e difende
—il miele che ne discende
è un indocile miele —
veementi sfrontate violatrici
di spazi riservati
a colonie modello
messaggio d'un forte qualcosa
splendente di protervia
che uova e larve comunque mette
nelle tasche dei Santi
e muore il giorno dei Morti.
[/align]
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Messaggioda birillino8 il lun nov 19, 2007 2:59 pm

[align=center]CONFINE



Secco duro gessoso
apparve il disegno del paese.
Là portammo le nostre
leggi, sistemi
di peso, di moneta, di misura.
Il mondo si concluse entro un confine
di pietre abbacinanti,
non vedemmo al di là quell'altro mondo:
valido, vittorioso
quando ci travolse.
Vagammo a lungo
nei luoghi perduti.
Il paese ci apparve in movimento,
fertile, fluido, mutevole,
ricco di regole e di merci,
emporio e scalo di molte regioni.
Secco duro gessoso
sovente è l'occhio,
le mani, lo scalpello lo assecondano,
foggiano cose a nostra somiglianza.[/align]
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