Claudio Cisco

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RISUSCITAMI

Messaggioda CLAUDIOCISCO il sab apr 14, 2018 11:11 am

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R I S U S C I T A M I

Maestro, ho tanto bisogno di un miracolo

trasforma la mia vita e tutto in me

da tempo non vedo più la luce

hanno spento già la mia gioia di vivere

umiliato la mia speranza,

vedo i miei sogni cancellati tristemente

lacrime di solitudine bagnare i miei occhi.

Maestro, non ho altro che io possa fare

solo tu hai tutto il potere,

sono seppellito come Lazzaro in questo sepolcro di disperazione

c’è un macigno che Satana ha messo davanti.

Maestro, chiama il mio nome ti prego

ascolterò con fede inginocchiato la tua voce

rimuovi la pietra delle mie paure e chiamami ad uscire

fai rivivere i miei sogni: liberami!

Sospinto dalla fede che c’è in te

sicuro d’una vittoria che tu solo dai

risuscitami.
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POESIE DEDICATE A MARIETTA CIANCIOLO (1855-1872)

Messaggioda CLAUDIOCISCO il sab apr 14, 2018 11:14 am

A TE MARIETTA (1855-1872)

A te Marietta!

che se sei stata la gioia, l’amore di qualcuno.

A te Marietta!

che non ti ho vista mai.

A te che t’immagino come un fiore

che sboccia, fiorisce e muore senza dolore:

chi potrà mai piangere o lodare

la tua cruda e gelida pietra

che forte ed imperterrita

sembra sfidare la collera del tempo?

A te Marietta!

che ti penso sempre

come una dolce ragazza vestita di bianco

che con il bruno dei tuoi capelli

formi un vistoso e sublime color di primavera

a te che guardando la tua tomba

mi s’incenerisce il cuore.

A te Marietta!

che nessuno un volto ti sa dare

e che con insistenza la tua immagine m’immerge

nel lontano passato della tua vita.

Non so chi tu sia stata

né saprò mai il motivo della morte che presto ti colpì

ma so con certezza che questa è la tua pietra

e che in essa il tuo corpo giace.

A te Marietta!

scrivo queste righe

per aggrapparmi all’illusione di un lontano ricordo

che mai ci fu.



Dedicata a colei che brevemente fu

e che mai in vita conobbi









L’IMMAGINE

Un bagliore improvviso

squarcia la mia mente assente

e dall’ignoto all’ignoto

ora fugge ora torna, ora torna ora fugge.

Pallida e soave

di dolcezza inebriata

m’appar dinanzi

ancor e sempre.

Nitida sagoma,

a tratti t’avvicini

di colpo, opaca t’allontani.

Le sciolte tue trecce

dal terreno mondo sembran distaccarmi

trascinandomi in sconosciute dimensioni

dove neanch’io so chi ero, chi sarò.

Fulgidi gli occhi tuoi

m’abbaglian forte

ed io ti sento in me

o sconosciuta immagine

di profondo mistero velata.

Non un volto, non una realtà

solo negletti ed esili fiori

ed un’antica tomba assopita accanto

per trattenere forte

l’enigma della tua sorte.







DESCRIZIONE D’UN RITRATTO FUNEBRE

Da lassù, in uno strano sogno, Marietta mi narrò del giorno in cui morì.

Quel suo lontano ricordo del 28 settembre 1872.



“Ancor limpido era il sole della mia giovinezza

anche se lì fuori con pioggia e vento

battea la morte alla mia porta

e con voce certa ma affannata forte mi gridava:

«Vieni Marietta, presto vieni».

Ricordo lontanamente che in un primo momento

un brivido di paura m’assalia fino a farmi tremar

ma poi aprendo nuovamente gli occhi

il composto sguardo di mio padre il mio coraggio mi ridiede

e mentre un prete mi donava l’estrema unzione,

io sentivo di dover andare fra le secrete cose.

Scendean dalle scale le mie cugine

tristi apparentemente ma contente e fredde nell’animo,

mi facean pena vederle illudersi ancor

di quella lor vana ricerca della terrena bellezza

che come un fiore dal petalo si strappa

e appassendo muore.

Suonava l’organo un bimbo mai in vita conosciuto

ma che allora sembraa d’averlo visto da sempre

e in quella dolce musica

stancamente mi si chiudean gli occhi

mai rinnegando quella serena bellezza

che sempre in vita m’avea contraddistinta.

L’ultimo mio sguardo nel pallore della morte

era rivolto verso mia madre

che addolorata ma mai rassegnata

l’ultimo bacio mi donava.

Ed ora dopo che il tempo tante orme ha cancellato

i miei pensieri son tanti ieri che nell’ignoto fuggon lontano

ed il mio oggi così come domani è armoniosa luce”.



E fu così

che dal sogno mi destai

completamente assente.
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CLAUDIO CISCO presentazione

Messaggioda CLAUDIOCISCO il sab apr 14, 2018 11:19 am

CLAUDIO CISCO nasce il 18-10-1964 a Messina.
Solitario e meditativo per natura, rivela sin da piccolo, in trasparenza, una sensibilità profondissima ed una straordinaria vocazione per lo scrivere. Scrittore inquieto dall’animo agitato e tormentato, amante della solitudine, esordisce nel 2004 col suo primo libro COME SONO DENTRO, dove la sua natura romantica e dolce si fonde meravigliosamente con la sua indole malinconica e funerea facendo germogliare liriche di ineguagliabile purezza. Ma la sua ispirazione sempre fervida non ha limiti ne’ confini. Decide così di ampliare il suo percorso letterario spaziando nel campo della narrativa. Nasce l’anno dopo il libro COLEI CHE BREVEMENTE FU E CHE MAI IN VITA CONOBBI, nel quale il senso del mistero e la paura della morte si innalzano a vita sospinti dalla forza del sogno e dall’incanto dell’immaginazione, attraverso pagine delicatissime e di commovente bellezza nelle quali impeto del racconto e capacità fabulosa si armonizzano con arte. Libro successivamente modificato leggermente nel testo con due diverse copertine rispetto all’originale. Nello stesso anno sente l’esigenza di fare presa sui lettori e rischia coraggiosamente dando alle stampe il libro IL VECCHIO E LA RAGAZZA, un libro-scandalo che si schiera contro tutte le convenzioni sociali e ogni forma di moralità a difesa d’una libertà d’espressione illimitata e senza freni. Il libro fa molto parlare di se’ ma incuriosisce, viene successivamente riscritto dall’autore col titolo LA FINE DELLA CICOGNA in una nuova stesura nella quale vengono aggiunti nuovi concetti. Nel 2006 torna al suo vecchio amore: la poesia, e crea il libro LA MIA ANIMA E’ NUDA, dimostrando ancora una volta la sua impossibilità di essere e di realizzarsi in un mondo che nega tanto più crudelmente la felicità, quanto maggiore è la nostra virtù. Spinto dalla sua indomabile e istintiva creatività sempre ricca di idee ed emozioni, prosegue nel 2007 verso la strada della lirica e partorisce il suo quinto libro IL SILENZIO NEL SILENZIO. Una vera rivoluzione è in atto nel poeta. L’accessibilità immediata dei suoi versi, viene sostituita da un’accurata e sofisticata ricerca del vocabolo. La sua solitudine estremamente privata senza sbocchi, si apre di colpo al mondo che lo circonda attraverso tematiche di più ampio respiro. Segno evidente d’un artista, e d’un uomo prima, che sa continuamente rinnovarsi come un istrione della scrittura, capace di sorprendere ogni volta. Sempre nel 2007 raccoglie 40 sue poesie tratte dai libri di liriche scritti in precedenza e dà alla luce il libro SENSAZIONI. Focalizzando sempre più la sua genialità creativa e rinnovandosi continuamente da schemi originalissimi da lui stesso creati, scrive ANIMA SEPOLTA, un’espressione poetica d’avanguardia, alternativa, dove fobie ossessive e fantasmi interiori, esternandosi, si tramutano con sepolcralità in energie negative lugubri e macabre, segni indelebili d’una morte interiore eternamente rassegnata nel misterioso mondo della follia e dell’inconscio. Si cimenta poi in un monologo in prosa surrealista di carattere cerebrale e filosofica APOCALISSE MENTALE. Nel 2008 compone altri 2 libri in versi EROS E MORTE (poesie erotiche e dark) e LA LUNA DI PETER PAN, nel quale il romanticismo predomina velato da una indefinibile tristezza. Nel medesimo anno raccoglie tutte le sue liriche assieme a passi significativi delle sue prose e scrive il libro TUTTO SU DI ME. Esterna poi tutto il suo amore per il mare dedicando interamente ad esso il libro di poesie L’ANIMA DEL MARE, seguito in breve tempo da un altro intitolato LUCE dentro il quale emergono poesie di forte impatto emotivo ed intensa meditazione. Sempre nello stesso anno scrive IL MIO MONDO IN VERSI raccolta di sue poesie edite con immagini personali, ATTRAVERSANDO IL SOLE liriche a tema, VIAGGIO NELL’ANIMO DI UNO SCRITTORE nel quale inserisce tutte le sue opere letterarie in poesia, prosa e narrativa ed ENIGMI INTERIORI liriche emotivamente coinvolgenti di difficile impatto e non di immediata assimilazione. Si rivolge quindi di nuovo alla narrativa e scrive il libro intitolato LAILA un breve racconto tenero e struggente in cui scruta, indaga, penetra l’animo umano cogliendone sentimenti e debolezze, svelandoli con finissima introspezione, compone poi PREGHERO’ parole di fede e speranza dedicate alla sua comunità evangelica. Nel 2oo9 esce la definitiva versione del libro “IL VECCHIO E LA RAGAZZA” (GIRALDI editore), nuova la copertina, rivisitato il testo.
:B
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NISIDA

Messaggioda CLAUDIOCISCO il sab apr 14, 2018 11:22 am

Sconosciuta Nisida, sacerdotessa del male
misteriosa, imprendibile, diabolicamente angelica
dimmi ti prego: chi sei?
Fai parte del mio mondo mortale
o ti ha partorito la mia immaginazione?
Sei una creatura di carne e ossa
oppure un'entità figlia di magia e misteri?
Ogni notte ed alla stessa ora
puntuale mi rapisci col tuo campo magnetico
invisibile alone che dà piacere e uccide
e mi traforma in alieno uguale a te
estrema lotta fra carne e spirito
drammatico calvario di orgasmi e morte.
Ti scongiuro Nisida
svelami il tuo complicatissimo enigma
e rivelami se è donna o fantasma
colei che di notte fa l'amore con me.
Amabile folle creatura
da quale mondo vieni?
che poteri hai?
che specie di demone sei? Mi leggi la mente, oltrepassi i pensieri.
Non ho paura di te, sai: tu sei tutto quello che io sono
ma le conseguenze di questa tua presenza in me
non sono in grado di controllarle, potrebbero essere devastanti.
Io so da sempre
di non essere normale
legato da un cordone ombelicale alla solitudine
perso nei labirinti dell'angoscia
sospeso tra le forze del bene e quelle del male
aggrappato solo all'arte ed alla sua creatività.
Ma tu inafferrabile Nisida disegni il mio destino
sei una lama affondata nella mia carne che non trasmette dolore
una voce lunare che mi guida la mente come un sesto senso
ed hai disintegrato ogni equilibrio
ormai sono folle più dei folli.
E' tempo di portarmi con te, seducente Nisida
questo mondo non è più per me
la mia anima è troppo inquieta e gitana per rimanere ancora,
ho conosciuto solo tenebre
ora voglio entrare nella luce.
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QUELLA STRANA RAGAZZA

Messaggioda CLAUDIOCISCO il sab apr 14, 2018 11:24 am

[list=][/list]Magia di una notte di luna piena. Non riuscivo a dormire. Le tende bianche svolazzavano leggere e una chiara luce illuminava la stanza. Il respiro del mare arrivava alle mie orecchie, il richiamo era troppo grande per resistere. Una figura dai lunghi capelli biondi, innamorata del suo mare, veniva verso di me. il suo sorriso era dolce, i suoi occhi tristi, quella strana ragazza confidava al mare sogni e segreti, sicura che mai nessuno li avrebbe rubati. Disperato io la chiamavo in quella notte di luna piena, avevo bisogno che qualcuno mi ascoltasse, sognasse per me. E lei era già là a piedi scalzi sulla sabbia umida e fresca, si lasciava accarezzare dalle onde. I suoi occhi erano quelli del mare, guardavano la luna e il suo chiarore, inseguivano i suoi desideri, rincorrevano i suoi sogni. La luna era alta nel cielo, la sua luce argentea illuminava il mare. Gli occhi di quella strana ragazza seguivano il ritmo delle onde, la vedevo correre, ritornare a vivere.
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LA LEGGENDA DI CAMILLA

Messaggioda CLAUDIOCISCO il sab apr 14, 2018 11:28 am

Chi di realtà si nutre,
defunta ombra del nulla eterno è,
chi ai sogni crede,
la collera del tempo affamato
vincerà nei secoli.

Fra i castelli fatati dei miei sogni
Illa io ti sto inseguendo,
è la tua leggenda.

Chi di realtà si nutre,
defunta ombra del nulla eterno è,
chi ai sogni crede,
la collera del tempo affamato
vincerà nei secoli.

Fra i castelli fatati dei miei sogni
Illa io ti sto inseguendo,
è la tua leggenda.
Gelosi folletti la raccontano in sogno.


Un notte di duemila anni or sono, Camilla, una leggiadra ed esile ancella, scrisse nel suo cuore: “L’amor non vien da me, la fede stanca illusione, la mia tenera età fior che appassisce, ai sogni affido il mio avaro destino”.
Disperata ma senza lacrime, corse verso quel dirupo che dominava quella valle incantata da filtri magici, popolata da gnomi, e da lassù, altissima, si gettò, gridando al vento prima di schiantarsi al suolo: “Io vivo e vivrò per sempre“.
Sopra quella valle, il tempo arrestò la sua corsa affannata, e, come per incanto, tutto restò immutato.
Ed ancor oggi, duemila anni dopo, il viandante solitario, che ignaro non conosce la storia di lei ed attraversa quell’angusta e remota valle, senza veder nè capir nulla, ode nel leggero mormorio del vento, la voce del fantasma di lei che ripete ancora: “Io vivo e vivrò per sempre”.

Sì, nella mia fantasia,
tu Illa sei viva
e vivrai per sempre con me.

Sì, nella mia fantasia, tu Illa sei viva e vivrai per sempre con me.
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F O L G O R I

Messaggioda CLAUDIOCISCO il sab apr 14, 2018 11:30 am

Ci sono macchie scure, zone d’ombra che anziché scacciare ho alimentato,

Che non riesco ad estirpare mai dal mio io: frutti cattivi d’un albero buono,

Enigmi interiori della mia mente, sempre invasa da concupiscenti tentazioni demoniache,

Carnali follie indecifrabili radicate in me sin dalla nascita:

Perdonami mamma!

Se non son riuscito ad essere ciò che volevi,

Per non aver saputo vivere una vita normale: una falsa libertà mi rendeva schiavo.

Ora che tu non sei più capisco che l’unica ragione della tua vita ero io

Le tue parole scuotono la mia anima

Come folgori nella notte, ho sfigurato la bellezza dell’anima scandalizzando i miei occhi;

Rimane il rimpianto di non averti ascoltata e il doloroso esame d’un passato ingolfato di sbagli.

Ma vi è un’unica grande consolazione dopo la tua morte, segno di vittoria:

L’imbattibile tempio di Satana fatto di lussuriose immagini oscene,

Eretto in segreto a casa mia, ora brucia nel fuoco, umiliato ed impotente,

Ridotto in cenere, trasformato in sporcizia e spazzatura.
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PERDENDOMI NEL TRAMONTO

Messaggioda CLAUDIOCISCO il sab apr 14, 2018 11:36 am

Un altro giorno sta passando uguale agli altri ed io sono da solo con i miei pensieri come sempre, dentro l’anima, sospesa tra i ricordi e l’infinito, una irrefrenabile voglia di fuggire via, di respirare forte l’anima.Con la mia auto corro sull’asfalto verso chissà dove, come per riscattare l’anima dal suo torpore, ma la strada sembra farsi sempre più triste. Il sole scende lentamente all’orizzonte, la sua luce, Filtrando attraverso le mie lacrime, mi mostra il suo colore su ogni cosa intorno avvolgendo il paesaggio d’una malinconica bellezza. Vedo la spiaggia deserta, cammino udendo il rumore del mare che s’infrange contro gli scogli, sento il calore della sabbia sotto i piedi nudi e mi scopro vivo, seguo la via illuminata che il tramonto sembra indicarmi. E in quella luce, come una visione, mi appare il tuo viso, così reale, così vicino: per quante notti l’ho sognato! Purtroppo i sogni vanno via col vento e si dissolvono, ma io, chissà perché, non l’ho mai dimenticato. Ora vedo scomparire, laggiù in fondo al mare, il sole, nasconde i suoi ultimi raggi quasi furtivamente, e la superficie dell’acqua, che nelle giornate serene luccicava come ricoperta da miriadi di specchi, assuma quel triste colore che segue al crepuscolo, delineando il profilo d’una natura morente. Anche il tramonto ormai, come tutte le mie cose più belle, è fuggito via. Ed io mi trovo ancora qui in riva al mare senza sapere il perché. Portami via dove sei tu, non lasciami solo! Distante dal mondo, senza ombra viva intorno e col tempo che vola, la mia anima s’è perduta volgendo anch’essa al tramonto.
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VERRA' POI LA MORTE

Messaggioda CLAUDIOCISCO il sab apr 14, 2018 11:56 am

La mia vita passerà molto presto

drammatica e patetica

e con essa anche la sua ricchezza

fatta umana dalla fatica.

Il tempo,

un male che impoverisce la vita,

mi toglie ogni energia vitale,

il mio corpo senza speranza e senza salvezza

si rivolta, si risparmia, geme

s’illude ancora di strappare giorni, ore, minuti alla fine.

Ma vi è un altro male

subdolo e ancor più disperato:

quello di essere completamente solo

nell’umana comprensione di sé

costretto a tacere e fingere,

a rivedere il passato riflesso

nelle lacrime degli occhi che piangono

in un profondo bisogno di confidenze.

Triste appare allora il volto della memoria

come immobile silenzio che tende all’astrazione.

Verrà poi la morte del corpo

il distacco amaro.
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“GIACOMO LEOPARDI” RIPROPOSTO IN UN LINGUAGGIO MODERNO

Messaggioda CLAUDIOCISCO il sab apr 14, 2018 11:59 am

CLAUDIO CISCO



P R E S E N T A



Classici della letteratura italiana riproposti in un linguaggio moderno:
G I A C O M O L E O P A R D I





“L’INFINITO”

Ti ho sempre amato, colle

solitario come me.

Ti ho sempre amata, siepe

che mi fai aprire l’anima

verso l’orizzonte,

me lo nascondi

ma me lo fai amare

immaginando spazi infiniti.

Ho sempre amato questo posto,

il suo sovrumano silenzio,

la sua profondissima quiete,

e il tenue soffio del vento tra gli alberi,

e la dolcezza di queste piante che dormono.

E mentre sono seduto e guardo lontano

mi tornano in mente le stagioni fuggite,

l’ora presente,

l’eternità,

ed è dolcissimo

perdersi nell’immensità della natura.


———————————–









“IL PASSERO SOLITARIO”

Ti vedo in cima a quella antica torre,

solo,

proprio come me!

Tu canti finchè non muore il giorno

mentre la primavera brilla nell’aria,

esulta per i campi

festeggiata da mille uccellini

che fan mille giri nel cielo.

Ma tu passero solitario non ti curi di loro,

resti indifferente a quella festa,

non la cerchi, non provi a volare

consumi così nella solitudine

la parte più bella della tua vita.

Quanto è simile il mio modo di vivere al tuo!

non c’è spensieratezza in me,

gioie e divertimenti io li evito,

mi sento estraneo e quasi fuggo da loro

e il dramma è che non so spiegare a me stesso

nemmeno il perchè.

Chiuso nella mia stanza

passo le mie giornate vuote e monotone

in silenzio, in solitudine.

Eppure questo giorno che ormai volge alla sera

è festeggiato da tutti in questo paese,

si odono nell’aria suoni di festa vicini e lontani,

i giovani sono allegri

indossano i loro abiti migliori

si divertono

ed è persino bello guardarli.

Ma io,

in quest’angolo del paese vicino alla campagna,

io resto da solo come sempre,

ogni divertimento

lo rinvio in altri tempi

non so a quando!

guardo il sole che si dilegua dietro i monti

e sembra ricordarmi

che anche la mia giovinezza sta morendo.

Tu, passero solitario

alla fine dei tuoi giorni

non potrai pentirti d’aver vissuto così,

è la tua natura che ha deciso questo.

Ma io,

se non riuscirò a evitare la detestata vecchiaia

e tutto sarà noia più di adesso,

cosa penserò della mia giovinezza sprecata

e non goduta?

Forse piangerò,

guarderò indietro

ma sarà ormai troppo tardi.

—————————











“IL SABATO DEL VILLAGGIO”

La ragazzina spunta dalla campagna

al tramontar del sole

con la dolcezza, con la malizia

d’una età che non dà pensieri.

Ha un fascio d’erba in mano,

un mazzo di rose e di viole,

domani è festa, deve farsi bella.

La vecchietta con le sue amiche,

seduta sull’uscio di casa,

è intenta a filare

e con una lacrima agli occhi

ripensa a quando anch’ella era ragazza

e spensierata e felice

era circondata da tanta compagne.

L’aria si fa bruna,

le ombre scendono dai colli e dai tetti,

una luna bianchissima splende nel cielo.

Una tromba suona annunciando la festa,

i bambini giocano felici nella piazzetta,

il contadino torna a casa fischiettando.

Poi, quando le luci si spengono

e tutto tace,

si ode soltanto il rumore d’un martello

e di una sega,

è il falegname che ha fretta di terminare il suo lavoro

prima dell’alba.

Questo è il più bel giorno della settimana

pieno di gioia, di speranza

domani tutto ritornerà normale, triste, monotono

e ciascuno riprenderà il suo lavoro col pensiero.

Ragazzo mio,

la tua splendida ma fuggitiva età

è proprio come questo giorno

chiara, serena

che prepara la festa della tua vita.

Ragazzo mio divertiti!

non mi sento di dirti altro!

Ma ti prego non rammaricarti

se la tua festa tarda a venire.

—————————-









“AMORE E MORTE”

Amore e morte,

fratelli,

furono creati insieme

e insieme vanno uniti per il mondo,

l’uno elargendo il piacere

l’altra annullando il dolore.

Quando l’amore nasce nel petto

lo accompagna sempre un languido desiderio di morte.

Non so perchè…

forse l’uomo,

presentendo i mali futuri che ne deriveranno,

brama di giungere al porto della sua vita

e di annullarsi.

Financo nel furore della passione,

quante volte gli amanti ti invocano o morte!

E che sentimento di invidia

al rintocco della campana funebre

per chi se n’è già andato!

Perfino il contadino e la timida fanciulla

non temono più,

comprendono l’ineffabile dolcezza della morte.

Talvolta l’amore

mina un fisico già prostrato,

talvolta invece

induce al suicidio giovani e fanciulle.

E tu morte

da me tanto invocata e celebrata

fin dai miei primi anni,

chiudi pietosamente gli occhi miei.

Ho sempre disprezzato le consolazioni della religione.

Non ho mai lodato e benedetto i patimenti.

Ho rifiutato i fanciulleschi conforti degli uomini.

Te sola ho sempre invocato!

Aspetto serenamente

di addormentarmi sul tuo seno.
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N I C O

Messaggioda CLAUDIOCISCO il sab apr 14, 2018 1:07 pm

Nico!
Ti ricordo ancora
avevi dodici anni, la mia stessa età
solo qualche giorno in meno.
Nico!
Sei nella memoria coi tuoi occhi scuri
una bocca grande ma con pochi denti
ti facevo il verso
non te la prendevi.
Nico!
Eri sempre con le brache corte
e le gambe viola
per il grande freddo.
Nico!
Ma com’eri buffo
con quel cappellino con il paraorecchie
una grossa sciarpa fatta da tua mamma
come ci tenevi.
Nico!
Il compito in classe
lo copiavi sempre da me
eri furbo
non so come facevi.
Nico!
Insieme sulle piante
a buttar giù palle di neve
alle barbagianne, le ragazzine con gli occhiali
quelle proprio racchie.
Nico!
Non ti ricordi le mele
rubate insieme e mangiate di nascosto
in quel mercato rionale?
E le domeniche d’agosto?
correvamo per le strade deserte
c’eravamo solo noi
chissà cosa volevamo dalla nostra vita!
Nico!
Eri il mio migliore amico
un giorno mi dicesti:
“se fossi nato femmina ti amerei”.
Quel giorno al doposcuola
ci presero un pò in giro
avevano scoperto
i nostri giochi strani.
Non mi vergognavo
di volerti bene,
di prenderti per mano,
di regalarti il mio affetto,
quello che riuscivo a darti,
quello che potevo darti.
Nico!
Ma tu adesso cosa fai?
chissà se ti sei sposato,
se hai dei figli,
se pensi ancora a noi.
Com’era bello uscire da scuola!
e col sole o con la neve
tornare a casa
insieme.
Nico!
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DOLCISSIMA STELLINA

Messaggioda CLAUDIOCISCO il dom apr 15, 2018 12:26 pm

Dolcissima Stellina,
timida come un pallido sole dietro le nuvole,
tenera come un piccolo usignolo addormentato sul nido,
dal sorriso luminoso e fresco come stilla di rugiada
tu sei per me il sogno d’una notte incantata,
l’effimera illusione d’un amore irrealizzabile.
Sei in questo mio vivere terribilmente oscuro
come una luce fioca
che da lontano cresce…cresce…fino ad abbagliarmi l’anima
col tuo modo di muoverti sublime come ali di cigno
e la tua voce melodiosa come cori di augelli.
Lacrime lucenti di gioia
brillano adesso nei miei occhi.
In un attimo
tu hai riempito di bello il mio cuore,
dipinto di sogno la realtà
ed io non vorrei mai più svegliarmi
da questo momento magico.
Sembra quasi d’averti già conosciuta
tanto tempo fa in qualche sogno lontano chissà dove!
e se guardo attentamente nel fondo dei tuoi occhi
scopro in essi l’infinito vibrare
e tu ed io uniti che voliamo via sempre più su senza limiti
dileguandoci come due gabbiani liberi verso l’orizzonte.
Restano ammutolite nel mio silenzio magico
mille parole, mille sensazioni che sento ma non riesco ad esprimerti.
Non so come spiegartelo

ma avverto dentro, qualcosa d’indefinibile mai provata prima

meravigliosamente reale al tempo stesso:

un bene prezioso e profondo sommerso in me stesso
come il rosso corallo negli abissi del mare.
Da una vita sono in cerca di te
ma tu sei più di quanto aspettassi.
Dolcissima Stellina,
abbi cura di te!
ti auguro di non cambiare
resta quel germoglio che sei adesso.
Non gettare al vento il fiore della tua giovinezza,
non smarrire col tempo la purezza dei tuoi sguardi,
l’armonia d’ogni tuo gesto
perchè solo tu riesci a sorridermi con gli occhi
hai in te qualcosa in più che appartiene solo agli angeli:
che ne sarà mai del tuo viso innocente e pulito
quando, domani, cadranno le lacrime degli anni?
e quel giorno, ora tanto lontano, ti ricorderai di me?
Addio mia dolcissima Stellina!
avrei voluto darti molto di più
tornando adolescente insieme con te nel tuo mondo
ma sono dai tuoi anni
ormai disperatamente lontano.
Ti lascio in questa poesia
il mio ricordo di ragazzo solo come te
ed ogni volta che la leggerai, d’incanto
non esisteranno più barriere nè distanze tra noi due,
io, di colpo, rinascerò in te
e tu, specchiata nella mia anima
sarai qui vicino a me.
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PERDENDOMI NEL TRAMONTO (lirica con immagine)

Messaggioda CLAUDIOCISCO il lun apr 16, 2018 6:57 am

Solitudine è libertà
libertà è solitudine.
Voglio essere completamente solo
per sentirmi veramente libero!
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VIAGGIO NELL’ANIMO MIO

Messaggioda CLAUDIOCISCO il mar apr 17, 2018 5:42 am

Muta di parole e sguardi,

la mia mente vaga lontano in penombra

dove il pensiero non ha confini

e tutto può sembrare reale.

Così, col bisogno del ricordo e del pianto,

penso al mio passato e alla sua perduta giovinezza,

al mio presente fatto di tempo fuggente,

al mio futuro sconosciuto ed incerto nelle sue mille paure.

Quanta dolcezza nel guardarsi dentro e perdersi in sé stessi!

Quali emozioni

nel vagare libero tra solitudini e silenzi profondissimi!

Mi scuoto

e lentamente mi desto da un viaggio

nel profondo della mia anima,

del mio essere così fragile, così indifeso

rispetto alla grandiosità della mia vita.
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PREGHIERA D’UN’ANIMA IN PENA ALLA LUNA

Messaggioda CLAUDIOCISCO il mar apr 17, 2018 5:44 am

Luna,

tu muta e bianca

sul destino degli umani

posi silente lo sguardo.

Solinga e distante,

sorella del buio e delle ombre,

non ti diletti e non piangi

ma taci,

osservi e sempre taci.

Eppure chi può dirmi se non tu

se è per natura perdente l’umana sorte

o se riposerà alfin ciascun mortale

e avran sollievo le sue notturne paure?

Vorrei chiederti o mia cara luna

a che serve vivere

e dove porta questo terreno viaggiare,

per cosa si arresteranno i battiti del mio cuore?

Ma tu mi appari misteriosa e vana

come lo è tutta l’esistenza umana

senza risposte, né certezze,

incurante della mia anima che anela, brama di sapere.

Io fragile essere, piccolo e limitato

tu immortale creatura d’uno sconfinato universo,

eppure quanta grandezza nell’umano spirito

nel desiderare l’infinito pur comprendendo la propria piccolezza!

Silenziosa luna presto dovrai andar via,

l’alba si sta svegliando,

la terrena notte illuminerai nuovamente alla fine del giorno

ma gli occhi del mortale uomo rivedranno ancora luce?

e le piante e gli animali tutti qual destino avranno?

Luna

musa ispiratrice di poeti e cantanti,

meta irraggiungibile di sogni lontani,

compagna notturna di viandanti e zingari,

lascia che io alzi lo sguardo fino a te,

ultima sconsolata preghiera d’un’anima in pena.

Tu luna vegli sopra uno strano mondo

fatto di pazzi.

Qui non c’è amore né comprensione

ed io non voglio più starci.

Un immenso buio

ha schiuso le ali sul mondo

e sul cuore degli uomini,

e questa notte sembra non aver mai fine.

Addio anche a te luna!

la mia solitudine è ormai segnata

in un presagio di morte

che prelude al pianto.
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