Miti....in Grecia

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Messaggioda Misscoty il lun giu 04, 2007 9:53 pm

[align=center][font=Comic Sans MS]IL TRAGICO DESTINO DI EDIPO[/font][/align]

[font=Comic Sans MS]Gli dei vedono tutto: passato, presente e futuro. Gli oracoli, che sanno leggerei i segni inviati dagli dei, predicono agli uomini il destino che li attende. Alcuni, come Edipo, tentano invano di sfuggire alla volontà divina.

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Laio e Giocasta, re e regina di Tebe, non hanno figli. Vanno a consultare un oracolo che annuncia “Se avrete un figlio, egli ucciderà suo padre e sposerà sua madre.” Nasce un bimbo. Subito la regina lo abbandona per impedire che la predizione si realizzi. Prima di lasciarlo, gli lega i piedi forandogli le caviglie. Alcuni pastori scoprono il bimbo abbandonato, lo curano e poi lo portano al re di Corinto, Polibo, che non ha eredi. Il re ne è felice e lo chiama Edipo (piede gonfio).

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Edipo cresce presso Polibo e sua moglie, che considera i suoi veri genitori e che ama con tenerezza. Ma un giorno un ubriaco gli grida “Tu sei un figlio adottivo!” Edipo non sa che cosa pensare e decide di recarsi a Delfi a consultare l’oracolo di Apollo. “Tu ucciderai tuo padre e sposerai tua madre” è la sola risposta dell’oracolo.
Come sfuggire a questo terribile destino? Edipo vede una sola possibilità: fuggire da Corinto dove vivono coloro che lui considera i suoi veri genitori. Lasciando Delfi, Edipo incrocia, su uno stretto sentiero, l’equipaggio di un vecchio. Tutti e due vogliono passare per primi, ma non c’è spazio. Il vecchio colpisce Edipo, che non riesce a contenere la sua collera e lo uccide. Senza saperlo, ha appena assassinato suo padre…

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Mentre entra nella città di Tebe, Edipo è fermato dalla Sfinge. Questo essere terribile, metà donna e metà leone, propone un enigma a tutti i viaggiatori e, se non sanno rispondere, li divora. Fino a quel momento, nessuno ha saputo rispondere “Qual è l’animale che cammina a quattro gambe il mattino, a due gambe a mezzogiorno e a tre la sera?” Edipo risponde senza esitare “E’ l’uomo: da bimbo cammina a quattro zampe, da adulto procede sulle due, e da vecchio, si appoggia a un bastone”. Fuori di sé per la rabbia, la Sfinge si getta in un burrone.

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Edipo ha così liberato Tebe dal terrore. Il re Laio è appena stato assassinato. La città offre la mano della regina a colui che l’ha salvata dalla Sfinge. Edipo dunque sposa sua madre senza saperlo. Giocasta ed Edipo vivono felici e hanno anche un figlio e due figlie. Ma un giorno la peste si abbatte su Tebe; l’oracolo consiglia di punire l’assassino di Laio per placare gli dei.

Chi ha ucciso Laio? Di fronte a questa domanda, l’indovino di Tebe, rimane muto a lungo, poi rivela a Edipo che proprio lui è l’assassino del re. Edipo apprende nello stesso momento di essere figlio adottivo di Polibo.
Giocasta si rende conto di avere sposato il proprio figlio e si uccide. Edipo, non potendo sopportare la vista della verità, si cava gli occhi e va in esilio lontano dalla città di Corinto, accompagnato e guidato dalla figlia Antigone. Questo mito è, per i Greci, il mezzo per dimostrare che gli uomini non possono sfuggire al loro destino.[/font]
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Messaggioda Misscoty il mar giu 12, 2007 9:35 pm

[font=Comic Sans MS][align=center]GIASONE E L'AVVENTURA DEL VELLO D'ORO[/align]

Giasone ha un solo scopo: cacciare lo zio dal trono che ha usurpato con la forza. Le sue avventure lo portano su tutte le rive del Mediterraneo e del Mar Nero.

Giasone è figlio di Esone, re di Iolco, una piccola città del Peloponneso. Giasone cresce lontano dalla città, da quando lo zio Pelia ha usurpato il potere. All’età di sedici anni, vuole restituire il trono a suo padre e parte per Iolco. Lungo il cammino, perde un sandalo. Quando lo vede arrivare, Pelia si spaventa: gli hanno predetto che un uomo con un solo sandalo sarebbe stato la causa della sua fine.

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Giasone è determinato e coraggioso. Reclama dallo zio il trono del padre. Ma Pelia prende tempo: “Il trono sarà tuo, se mi porti il Vello d’oro”. Sa che si tratta di un’impresa praticamente impossibile.
Questo vello, che apparteneva a un ariete magico, si trova molto lontano, sulla riva opposta del Mar Nero ed è sorvegliato da un drago. Ma Giasone non si scoraggia e si prepara per il viaggio.

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Si imbarca su una nave di nome Argo (di cui Atena ha guidato la costruzione) e si circonda di eroi famosi come Eracle, Orfeo, Teseo…che vengono chiamati Argonauti.

Gli Argonauti incontrano numerosi ostacoli. Un giorno liberano un indovino cieco dalle Arpie che, tutti i giorni, gli sottraggono il cibo. Come ricompensa, l’indovino rivela agli Argonauti come passare attraverso due rocce che, urtandosi tra loro, schiacciano le navi all’ingresso del Mar Nero. “Liberate una colomba: se vedete che supera l’ostacolo, anche la vostra nave riuscirà a passare”. La colomba passa ma perde una piuma della coda. Gli Argonauti si lanciano: solo la poppa di Argo viene toccata ma, da quel momento, le rocce diventano immobili.

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Gli Argonauti arrivano nella Colchide, dove si trova il Vello d’oro. Giasone lo chiede al re Ete che gli risponde “Aggioga a un aratro i miei due tori divini, semina nella terra questi denti di drago e combatti i guerrieri che ne nasceranno. A quel punto ti darò il vello”. Per fortuna la maga Medea, figlia di Ete, si è innamorata dell’affascinante straniero e gli offre un balsamo che rende invincibili. Giasone riesce così a compiere l’impresa. Ma il re rifiuta di mantenere la parola data e gli impone di andare dal solo a cercare il vello.

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Medea gli viene ancora in aiuto e fa addormentare il terribile drago che sta a guardia del Vello d’oro giorno e notte. Giasone riesce così a impadronirsene.
Dopo un lungo viaggio gli Argonauti ritornano a Iolco dove Pelia ha ucciso il padre di Giasone. Interviene Medea che provoca la morte di Pelia e Giasone diventa finalmente re della città.
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Messaggioda Misscoty il sab giu 30, 2007 10:03 pm

[font=Comic Sans MS][align=center]LE DODICI FATICHE DI ERACLE[/align]

La forza di Eracle è leggendaria: serpenti mostruosi, giganti, tori furiosi, nulla e nessuno può resistergli.
Questo semidio è anche un coraggioso difensore degli uomini : dovunque passa, distrugge le creature che li terrorizzano.
Eracle (Ercole per i Romani) ha genitori illustri. Alemena, sua madre, discende dall’eroe Perseo e suo padre Zeus è il re degli dei.Questi è riuscito a sedurre la bella mortale Alemena che aspetta un figlio da lui. Zeus dichiara agli dei “Il prossimo discendente di Perseo avrà un grande potere sugli uomini”. Intanto Era, sua moglie, indovina che il marito l’ha tradita ancora una volta e si dà da fare per far nascere un altro discendente di Perseo prima di Eracle. Sarà infatti suo cugino Euristeo che beneficerà della predizione di Zeus. Ed Eracle, per tutta la vita, resterà sottomesso ad Euristeo .

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Eracle è ancora un bebè quando Era gli invia due serpenti perché lo uccidano nella culla. Suo fratello, figlio di Alemena e di Anfitrione, urla per il terrore. Eracle, invece, afferra i mostri e li strangola senza emettere un solo grido.

Diventato adulto, Eracle si è sposato. Un giorno Era lo fa impazzire ed egli uccide sua moglie e i suoi figli. Quando ritorna in sé, sconvolto dal proprio gesto chiede all’oracolo di Delfi come può espiare il crimine commesso: gli viene ordinato di mettersi al servizio del cugino Euristeo che gli impone dodici fatiche sovraumane.

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Per incominciare, Eracle deve riportare a Euristeo la pelle di un leone che nessuna arma riesce a ferire. Come ucciderlo? Eracle lancia le sue frecce sul mostro senza successo. Allora lo imprigiona nella sua caverna. Lo colpisce pesantemente con un randello e lo strangola con le mani. Poi usa gli artigli del leone ucciso per farlo a pezzi e indossa la pelle dell’animale. Eccolo diventato invulnerabile grazie alla magica pelliccia.

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La seconda fatica non è certo più facile. Eracle deve annientare l’Idra, un serpente a nove teste che decima il bestiame e uccide, con il solo alito, chiunque si avvicini alla sua palude, a Lerna nel Peloponneso. Eracle riesce a tagliare alcune teste del mostro, che però ricrescono immediatamente! Suo nipote Iolao, che è venuto per aiutarlo nella lotta, brucia le ferite dell’Idra, mentre Eracle riesce finalmente a raggiungere e a tagliare la sola testa immortale.

In seguito Eracle cattura il cinghiale di Erimanto, che devasta i raccolti; cattura anche la cerva dalle corna d’oro che vive sul monte Erineo, poi elimina gli uccelli del lago Stinfalo che hanno il becco di ferro e si nutrono di carne umana.

La sesta fatica consiste nel pulire le scuderie del re Augias, i cui splendidi animali vivono nel letame infetto che a poco a poco si spande dappertutto. “Se riesco a compiere questo lavoro in un giorno, dammi un decimo del tuo gregge” chiede Eracle.

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Il re promette, l’eroe allora devia con la sua forza sovrumana il corso di due fiumi. Le acque si riversano nelle scuderie e trascinano via tutto il letame al loro passaggio. In una sola giornata le scuderie diventano pulite come non sono mai state. Ma il re non mantiene la parola ed Eracle lo uccide.

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Il dio Poseidone ha regalato al re di Creta un toro superbo, pensando che poi gli sarebbe stato offerto in sacrificio. Ma il re Minosse non ci pensa proprio. Per punirlo, il dio fa impazzire il potente animale, che devasta l’isola e terrorizza gli abitanti. Eracle si avvicina al toro e lo affronta per parecchi giorni prima di riuscire a domarlo. Poi attraversa il mare sul dorso dell’animale ormai mansueto.

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Gli anni passano e le prove continuano. Nel corso dell’ottava missione, Eracle uccide le cavalle di Diomede, splendidi animali che il loro padrone nutriva con carne umana. In seguito, durante l’ultima fatica, Eracle deve rubare la cintura magica di Ippolita, regina delle Amazzoni, e viene assalito da tutto il suo esercito di donne guerriere che non hanno paura di nulla. Poi l'eroe si impadronisce dei buoi di Gerione, un gigante con tre corpi e tre teste, e lo uccide. L’undicesima prova lo porta nel giardino delle Esperidi, dove ruba le mele d’oro che la Madre Terra un tempo aveva offerto ad Era.

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Euristeo si dispera: non riuscirà mai a sbarazzarsi di Eracle! Inventa perciò la dodicesima ed ultima prova: ordina all'eroe di portargli Cerbero, il cane a tre teste che custodice l'ingresso degli Inferi. Missione impossibile, poichè nessun essere umano può uscire vivo da quel mondo sotteraneo. Ma Eracle trionfa anche questa volta e porta ad Euristeo il cane Cerbero, dopo averlo quasi strangolato con le mani, prima di rispedirlo a custodire il regno dei morti.

Eracle ha concluso le sue fatiche. Ma la sua vita sarà fino alla fine un continuo succedersi di lotte e di prove pericolose. Sposa la principessa Deianira e, durante un viaggio, tutti e due devono attraversare un fiume in piena. Deianira raggiunge l'altra riva sul dorso del centauro Nesso, che ne approfitta per tentare di rapirla. Eracle allora scocca una freccia mortale che colpisce il centauro, ma prima di morire Nesso mormora alla principessa "raccogli un pò del mio sangue. Se vi bagnerai gli abiti di tuo marito, conserverai il suo amore per sempre."
Gli anni passano. Eracle si innamora di un'altra donna. Gelosa, Deianira usa il sangue magico. Orrore! L'eroe è colto da dolori terribili. Era una trappola! Eracle tenta di strapparsi i vestiti avvelenati dal sangue di Nesso, ma anche la sua carne si strappa a brandelli! Deianira, disperata, si uccide.

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Eracle costruisce un grande rogo sul quale si fa bruciare per porre fine alle sofferenze insopportabili.
E' l'unico eroe che viene accolto tra gli dei sul monte Olimpo e che ottiene l'immortalità.
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Messaggioda Misscoty il mer lug 18, 2007 9:55 pm

[font=Comic Sans MS][align=center]LE INCREDIBILI AVVENTURE DI ULISSE[/align]

Ulisse è uno degli eroi greci più popolari dell’antichità. E’ coraggioso, ma anche astuto e intelligente. Le sue imprese durante la guerra di Troia sono narrate dal poeta Omero nella lunga epopea dell’Iliade e il suo ritorno in Grecia nell’Odissea.
Afrodite ha promesso al troiano Paride l’amore della bella Elena, che è la moglie del re greco Menelao. Paride rapisce la giovane donna; i Greci sono furenti. Poiché tutti gli ex pretendenti di Elena hanno giurato di accorrere in suo aiuto in caso di pericolo, essi preparano un grande esercito e partono per assediare la città di Troia e per liberare e ricondurre in patria la bella Elena. Ulisse è uno di loro e, benchè abbia esitato a lungo prima di decidersi a lasciare sola la moglie Penelope e il figlio Telemaco, si imbarca e parte.

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I Greci viaggiano per mare fino a Troia, che si trova sulla costa dell’Asia, e assediano la città. Ma i Troiani non vogliono arrendersi e la guerra durerà dieci anni. In questa guerra sono coinvolti non solo i mortali, ma anche gli dei: infatti Era e Atena difendono i Greci, Afrodite i Troiani. E’ proprio Ulisse, ispirato da Atena, che immagina lo stratagemma decisivo: costruire un maestoso cavallo di legno nel quale si nasconde con alcuni guerrieri greci, mentre gli altri fingono di rinunciare all’assedio. I Troiani, incuriositi, fanno entrare il cavallo nella città. Durante la notte, Ulisse esce seguito dai compagni. Spalancano le porte di Troia al resto dell’esercito greco che si impadronisce della città e libera Elena.

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Dopo questa difficile vittoria, i Greci possono finalmente ritornare in patria. Ulisse si augura di raggiungere al più presto il suo regno, nell’isola di Itaca, dove da dieci anni lo attendono la moglie e il figlio. Ma gli dei inviano una tempesta dopo l’altra ai guerrieri greci che li hanno offesi saccheggiando Troia. Ulisse avvista un giorno un’isola sconosciuta e vi sbarca per esplorarla con i compagni. Scoprono una grotta abitata e vi entrano per attendere il proprietario. Quando questi ritorna, rimangono terrorizzati. E’ un ciclope, un terribile gigante con un occhio solo in mezzo alla fronte. Il mostro si chiama Polifemo e fa il pastore. Quando tutte le pecore sono entrate, Polifemo chiude l’ingresso della grotta con un’enorme masso e si accorge della presenza dei Greci. Ne divora subito due, poi altri due durante la notte. Ulisse deve salvare quelli che rimangono: versa al ciclope tanto vino da ubriacarlo e, quando lo vede addormentato, lo acceca conficcandogli un palo di legno nell’occhio. I Greci riescono a fuggire aggrappati al ventre delle pecore quando il gigante le fa uscire dalla grotta.

Questa avventura attira su Ulisse la collera di Poseidone, dio del mare e padre di Polifemo. Il dio scatena una violenta tempesta e la nave di Ulisse viene trasportata sull’isola della maga Circe che invita i Greci nella sua casa, offre loro una bevanda che dà l’oblio e li trasforma poi in porci. Ulisse, avvertito da uno dei compagni, costringe Circe a restituire ai suoi amici l’aspetto umano.

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Poco tempo dopo i Greci passano presso l’isola delle sirene, creature con testa di donna e corpo di uccello, che con il loro canto dolcissimo attirano i marinai nel mare per poi divorarli. Ulisse tappa con la cera le orecchie dei rematori e si fa legare all’albero della nave. Questo stratagemma gli consente di ascoltare il canto delle sirene senza dover morire.

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Solo, sfinito, Ulisse approda finalmente sulle rive della sua isola. La moglie Penelope lo ha atteso vent’anni. A tutti coloro che hanno tentato di sedurla, rispondeva “Sceglierò un nuovo marito quando avrò terminato di tessere questa tela.” E ogni notte disfaceva ciò che aveva tessuto durante il giorno, perché il lavoro non terminasse mai. La sua pazienza è ricompensata quando vede ritornare il marito sano e salvo.
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