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Spiritualità

MessaggioInviato: dom gen 15, 2006 7:41 pm
da Soleanna1
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Il copricapo piumato è l'immagine che simboleggia questa terra.
L'indiano d'America è l'uomo che nel tempo, è stato modellato dalla stessa mano che ha creato le montagne, le foreste, le praterie e i fiumi. Questa terra è sua, che si tratti della regione delle foreste,delle praterie, dei pueblos o delle mesas. Un tempo quest'uomo cresceva e viveva liberamente, come i cavalli nelle praterie o come il bufalo. Quest'uomo si accostava alla sua esistenza in modo che portò ad un intenso e totale amore per la natura, ad un rispetto per la vita, ad una profonda fede nel Potere Supremo e in principi quali l'onestà, la verità, la generosità, la fratellanza e la giustizia.


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Il fuoco da campo era il centro della vita sociale. Veniva acceso in mezzo allo spiazzo riservato alla danza,e intorno ad esso si radunavano le tribù vestite a festa. I vecchi parlavano del tempo passato e i guerrieri narravano le loro avventure mentre i bambini ascoltavano in religioso silenzio.
Le donne, di solito, sedevano anche loro nello spiazzo, ma dal lato opposto a quello occupato dagli uomini.


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La tribù era il legame più importante per gli indiani. Era guidata da un capo al quale era affidato il compito di organizzare la vita nel villaggio. Della tribù facevano parte indiani appartenenti ad un unico ceppo familiare, che occupavano un territorio, cioè il luogo dove essi vivevano per determinati periodi. Nessuno di loro si considerava padrone del territorio, perchè per loro la terra andava rispettata in quanto era fonte di ricchezza e di vita per la tribù e perchè in essa era diffusa la potenza del Grande Spirito. Quando la terra non era fertile o la selvaggina scarseggiava, la tribù cercava un altro territorio dove insediare il villaggio. All'interno della tribù tutti dovevano svolgere un compito: gli uomini si ocuupavano della caccia,le donne delle faccende domestiche, i bambini accudivano i cavalli e gli anziani raccontavano ai bambini le storie dei loro antenati.


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L'uomo della medicina, anche detto stregone,era l'uomo più rispettato della tribù, perche a lui era riservato il compito di attirare la benevolenza degli spiriti e curare i malati.
Doveva interpretare anche i sogni che ogni persona della tribù faceva; tali sogni venivano catturati dagli acchiappasogni, che imprigionavano quelli degli spiriti maligni e lasciavono liberi quelli degli spiriti benigni.
La ruota della medicina rappresenta il cerchio della vita e il suo evolversi.
La croce posta al suo interno, raffigura i quattro venti,le quattro stagioni della natura e della vita dell'uomo e le quattro direzioni.


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Il totem o "palo delle insegne", rappresenta le insegne della tribù,della famiglia o del capo della tribù.Le ali laterali, stanno a significare che siamo angeli rivestiti da un corpo.Sul totem sono sempre incisi degli animali che servono ad attirare le qualità positive degli animali rappresentati:

aquila: la forza divina,perchè è l'animale che vola più in alto ed è quindi vicino al grande spirito. significato = vinci le tue paure.

falco: è il messaggero,colui che ci avverte. significato = valuta la situazione da più punti.

farfalla: rappresenta la trasformazione dell'anima,invita a cambiare le cose. significato = mettere in ordine,rinnovarsi.

cavallo: rappresenta il potere ultraterreno,libertà. significato = ricordo del passato(vite passate),saggezza,amore.

formica: esempio di animale fortemente dedito alla causa comune. significato = fiducia profonda.

alce: rappresenta il rispetto per se stessi,la forza e l'orgoglio. significato = farsi coraggio e valutare i risultati.

bisonte: è l'abbondanza;le invocazioni e le preghiere sono state ascoltate significato = tutto si può avere con l'aiuto del Grande Spirito.

lupo: rappresenta l'equilibrio fra le necessità personali e quelle della famiglia. Lealtà verso il gruppo. significato = caccia e sintonia con il gruppo.


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Messaggi e scrittura: i guerrieri delle praterie, comunicavano con il fumo e potevano trasmettere un messaggio a tante miglia di distanza sfidando la velocità con la quale i bianchi trasmettevano le notizie attraverso i "fili parlanti".
Un altro tipo di segnalazione consisteva nell'uso dello specchio,spesso utilizzata nei combattimenti.Indiani di diverse tribù, fra di loro dialogavano a segni.
Chi era abile nell'esprimersi a segni, comunicava anche storie complicate e concetti più complicati.
Il linguaggio a gesti non era altro che una scrittura ideografica tradotta in gesti.
Gli indiani non avevano alfabeto,perciò scrivevano per mezzo di ideogrammi, che a volte erano incisi sul rame, ma anche su corteccia e pelli di animali.


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La caccia: vivendo in perfetta sintonia con la natura,l'indiano conosceva il verso degli uccelli e degli animali e li imitava alla perfezione. La caccia non era intesa come un divertimento, ma come necessità di vita, perchè con essa gli indiani si procuravano il cibo e l'abbigliamento per le loro famiglie. "Quando moltitudini di bufali correvano per le praterie, l'indiano non ne uccideva più di quanti gli bastavano per nutrirsi, utilizzandone anche il pelo e le ossa." Capo Orso Resistente.
Da ciò si capisce perchè, a causa dei continui spostamenti delle mandrie di bisonti, l'indiani delle praterie fossero popolazioni nomadi. Soggetti a continui spostamenti, avevano bisogno di montare e smontare continuamente la loro abitazione.
Questa abitazione era il tepee: il cui nome deriva da due parole:
TE = abitare - PEE = usata per
Il tepee era fatto di pelli di bisonte conciate e aveva una forma conica verso l'alto. Le pelli erano sistemate su pali e tagliate per creare l'ingresso ma anche per fare uscire il fumo del fuoco che veniva usato all'interno. Queste aperture potevano essere rapidamente chiuse in caso di maltempo. Nel tepee vivevano tutti i membri della stessa famiglia. Lo spazio davanti alla porta doveva rimanere sempre libero. Gli ospiti erano sempre ben accetti, anche perchè onoravano i padroni di casa.


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La pipa sacra veniva usata durante le cerimonie perchè era considerato un oggetto sacro. Quando il Consiglio della tribù si riuniva o si riceveva un ospite, il calumet veniva passato fra i presenti che aspiravano una boccata, in segno di pace. Il calumet aveva una lunga cannuccia, dalla quale pendevano quattro nastri, ognuno di un colore diverso e ognuno rappresentante un punto cardinale:
Nero - Ovest : da dove arriva la pioggia.
Rosso - Nord : da dove arriva il vento che purifica.
Bianco - Est : da dove sorge il sole.
Giallo - Sud : da dove arriva la stagione della fioritura(estate), cioè la forza che fa crescere.
Il bocchino era ricoperto di pelle di bisonte e dalla cannuccia pendeva una penna d'aquila, che stava a rappresentare il desiderio di far volare in alto i propri pensieri.


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La pittura del corpo fu utilizzata dagli indiani, per difendersi dal freddo,dal vento, dalle scottature e dalle punture di insetti. Usavano di solito, colori forti ottenuti dalla miscela fra grasso animale e alcune sostanze coloranti:
Rosso scuro : speciale argilla con ossido di ferro
Verde : decotto di varie piante
Nero : carbone ottenuto con legna, o ossa di animali e fiele di bisonte
Bianco : gesso
Il guerriero indiano era un abile combattente e fisicamente preparato. Il giovane guerriero, doveva affrontare le fatiche senza lamentarsi. Doveva essere atleta e pronto a privarsi di qualunque cosa. Doveva essere in grado di marciare senza cibo e acqua per due o tre giorni, o di correre per un giorno e una notte senza mai fermarsi. Doveva essere in grado di attraversare un territorio privo si sentieri, senza perdere la strada nè di giorno nè di notte.
Gli indiani usavano diverse armi nei combattimenti; armi che hanno subito alcuni variazioni dopo l'arrivo dei bianchi. Il tomahawk era una piccola scure che i guerrieri portavano appesa alla cintura, tenendola sempre pronta per la battaglia. Questa arma era il simbolo della guerra e ogni tribù ne possedeva una sacra, che veniva sotterata nei periodi di pace e dissotterrata quando la tribù entrava in guerra. La lancia era un'altra arma molto diffusa, e non era altro che un'asta di legno alla cui estremità c'era una punta di pietra scheggiata,oppure dopo l'arrivo dell'uomo bianco, di ferro. All'attaccatura della punta si legavano gli scalpi dei nemici uccisi. Anche l'arco e le frecce erano molto usati, anche se non procuravano molto onore perchè permettevano di uccidere il nemico da lontano. Tuttavia si resero necessari per combattere l'uomo bianco che poteva disporre del fucile. Esistevano due tipi di frecce: un tipo da caccia e un tipo da guerra. Le prime potevano essere recuperate e riutilizzate, mentre le seconde avevano la punta fornita da tanti piccoli uncini e fissata in modo che si staccasse facilmente,così quando il nemico cercava di estrarre la freccia, la punta rimaneva dentro la ferita ampliando il taglio oppure creando infezioni. Lo scudo veniva costruito prendendo la pelle del collo del bisonte e avvicinandola al fuoco, che scaldandola la rendeva ancora più dura.


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La guerra non era vista dagli indiani come un mezzo tramite il quale si potesse conquistare un territorio, perchè la terra era di tutti e non poteva essere nè comprata nè conquistata. Era soprattutto un modo per dimostrare il proprio coraggio e di sfidare la morte. Non si affrontavano mai per dichiarare la guerra, ma bastava che un indiano compisse un'incursione in un altro accampamento, per scatenare la risposta della tribù offesa. Gli scontri seguivano, di solito, un codice d'onore; venivano uccisi gli uomini, ma le donne e i bambini venivano salvaguardati e i tepee non venivano mai distrutti. I metodi di combattimento consistevano nel seguire le piste, riconoscere il nemico dalle tracce che lasciava, da quanto tempo fosse passato e dove poteva essere incontrato. Era molto più qualificante affrontare tutto ciò che uccidere il nemico, al punto che era considerato più valoroso colui che arrivava al centro di un villaggio per rubare il cavallo di un famoso guerriero. La tattica preferita era la sorpresa, perchè con essa si poteva compensare anche l'inferiorità numerica. I guerrieri che dovevano attaccare, si preparavano danzando e pregando e, di solito prima dell'alba,attaccavano cogliendo così il nemico di sorpresa. Al termine dello scontro, gli indiani raccoglievano i corpi dei compagni per renderli onore e celebrare il funerale. Portare a casa lo scalpo del nemico, era considerata una notevole proca di coraggio. Lo scalpo, consisteva in un incisione intorno alla testa del nemico, poi con un colpo secco si strappava il cuoio capelluto. Il guerriero che toglieva lo scalpo ad un nemico ancora vivo, acquisiva un grande onore, mentre lo "scalpato" se rimaneva vivo, veniva deriso. Ma lo scalpo oltre a simboleggiare la vittoria, rappresentava la vita; gli indiani credevano infatti che lo spirito umano si trovasse nei capelli e colui che toglieva lo scalpo s'impossessasse dello spirito del nemico. Anche per questo era considerato un gesto di grande valore aiutare un compagno ferito.Prima di inziare i combattimenti, il Capo spalmava sul viso dei suoi uomini un pugno di terra,invocando il Grande Spirito, mentre ogni guerriero disegnava particolari che considerava portafortuna con un pezzo di carbone.Questi disegni dovevano attirare i favori degli spiriti e rendere più cattiva l'immagine del guerriero. Se durante il combattimento, si catturavano dei prigionieri,questi ultimi venivano portati al villaggio. Una volta arrivati, la loro sorte era decisa dal Gran Consiglio. Spesso, se si trattava di donne e bambini, venivano adottati dalla tribù e diventavano come loro.


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