L'Alzheimer.

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L'Alzheimer.

Messaggioda birillino8 il lun gen 07, 2008 4:02 pm

L'Alzheimer determina progressive alterazioni delle funzioni cognitive,che con tempi variabili da persona a persona
arrivano a compromettere gravemente le facoltà intellettive e quindi l'autonomia e la vita di relazione.La prima a sofrirne e la
memoria,che viene intaccata fin dall'esordio e costituisce il campanello d'allarme della malattia.Va però sottolineato che
iniziare a fare un pò più fatica a ricordare fatti e informazioni è del tutto normale dopo i 70 anni.Fa parte del naturale
processo di invecchiamento del cervello.I disturbi di memoria caratteristici dell'Alzheimer riguardano aspetti importanti
come il non riuscire più a usare uno strumento che si è utilizzato tutta la vita senza problemi(il computer,l'automobile
ecc)o a trovare la strada di casa dopo essersi allontanati.La persona affetta perde poi,a poco a poco,la capacità di
comprendere la realtà che la circonda e reagire in modo adeguato.Nelle fasi più avanzate,si hanno notevoli difficoltà di
linguaggio,non si riconoscono più i familiari e non si è più in grado di prendersi cura di se stessi.A questo punto,la perdita
di autonomia è pressochè totale e in molti casi impone il ricovero a lungo termine in centri specialistici.
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Messaggioda birillino8 il lun gen 07, 2008 4:05 pm

Proteggersi dall'Alzheimer

Una cura definitiva non c'è ancora ma negli ultimianni le possibilità di gestire la demenza senile sono molto migliorate.Studi recenti mostrano inoltre il possibile ruolo preventivo di ASA e alcuni FANS.
Il 21 settembre è la giornata mondiale dell'Alzheimer,una malattia neurodegenerativa legata all'età che interessa un numero crescente di persone a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e che continua a essere molto temuta per i suoi effetti invalidanti.Si deve sapere però che,pur mancando ancora cure capaci di eliminarla,negli ultimi anni le possibilità di gestirla sono migliorate siasul fronte farmacologico,sia su quelloriabilitativo.Studi recenti mostrano inoltre il possibile ruolo protettivo di principi usati da decenni per altri scopi,come i farmaci antinfiammatori(Fans)e l'acido acetilsalico(Asa).

Della malattia di Alzheimer si parla molto,ma purtroppo si sa ancora poco.Che cos'è?
Si tratta della forma più diffusa di demenza nell'anziano,in particolare è una demenza degenerativa primaria:ciò significa che le origini della malattia non sono ancora state del tutto chiarite e non è quindi possibile individuare con certezza gli elementi che ne causano l'insorgenza,come accade per esempio nelle demenze vascolari dove si sa che il danno cerebrale dipende da un'alterata circolazione del sangue nel cervello.Ciò non toglie che fenomeni di tipo neurotossico o vascolare giochino un ruolo importante nel processo neurodegenerativo.
L'elemento distintivo della malattia a livello cerebrale è la formazione delle cosiddette placche senili e dei gomitoli neurofibrillari,ovvero ammassi di proteine alterate(beta-amiloide,tau e alfa-sinucleina)che risultano tossici per le cellule nervose.La reazione infiammatoria che si verifica nelle aree in cui si depositano le placche determina la perdita dei collegamenti tra le cellule nervose(sinapsi)e in definitiva la loro morte.Questi fenomeni avvengono soprattutto nelle zone del cervello implicate in funzioni importanti come la memoria e il ragionamento.I neuroni più colpiti sono quelli che usano il neurotrasmettitore acetilcolina per comunicare tra loro.

Come si arriva alla diagnosi di Alzheimer?

Fin dall'esordio si può arrivare a una buona definizione della malattiaattraverso il colloquio con il paziente e i familiari,che sono spesso i primi a sospettare che c'è qualche cosa che non va e chiedere aiuto.L'anamnesi,ovvero la raccolta della storia clinica del paziente,è importante per escludere che i sintomi cognitivi,dipendano non dall'Alzheimer,ma dall'insorgenza di altri disturbi o dall'agravamento di quelli già eventualmente presenti.

Quali sono oggi le possibilità di intervento?Esistono farmaci utili?

Attualmente,in Italia esistono almeno quattro principi attivi registrati con l'indicazione specifica di trattamento della malattia di Alzheimer.Tre di queste,donepezil,rivastigmina e galantamina,appartengono al gruppo degli inibitori dell'acetilcolinesterasi,l'enzima che degrada l'aceticolina.
Grazie alla loro azione,si riesce ad aumentare la quantità di neurotrasmettitore disponibile per il cervello.In questo modo si rinforza la comunicazione tra i neutroni,resa meno efficiente dalla malattia.Agli inibitori dell'acetilcolinesterasi si affianca da poco più di un anno un altro principio,la memantina,che esercita un'azione protettiva sulle cellule nervose e si rivela particolarmente utile come terapia di supporto nei pazienti più gravi.

Quali risultati è possibile ottenere con questi approcci?

I farmaci citati non sono in grado di curare la malattia di Alzheimer,ma permettono un certo controllo dei sintomi.Se intraprese fin dall'esordio,le terapie attualmente disponibili possono rallentare la progressione della malattia di circa un anno,determinando un vantaggio sul piano cognitivo-comportamentale che si mantiene nel tempo rispetto ai pazienti non trattati.Purtroppo però la degenerazione cerebrale non viene bloccata e nel periodo successivo riprende,seppur con velocità differenti nei diversi pazienti.Va anche detto che non tutte le persone rispondono ugualmente bene alla terapia.
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