Movimenti artistici

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Macchiaioli

Messaggioda Soleanna1 il sab giu 02, 2007 3:39 pm

Macchiaioli

Il movimento pittorico dei macchiaioli si è sviluppato a Firenze nella seconda metà dell'Ottocento. Il termine venne coniato nel 1862 da un anonimo recensore della «Gazzetta del Popolo» che così, in senso dispregiativo, aveva definito quei pittori che intorno al 1855 avevano dato origine ad un rinnovamento antiaccademico della pittura italiana in senso verista.

Il movimento si propone di rinnovare la cultura pittorica nazionale. La poetica macchiaiola è verista opponendosi al Romanticismo, al Neoclassicismo e al Purismo accademico, e sostiene che l’immagine del vero è un contrasto di macchie di colore e di chiaroscuro, all'inizio ottenuti tramite una tecnica chiamata dello specchio nero ovvero utilizzando uno specchio annerito col fumo che permetteva di esaltare i contrasti chiaroscurali all'interno del dipinto.

Del gruppo fanno parte i toscani Serafino De Tivoli, Odoardo Borrani, Raffaello Sernesi e Adriano Cecioni, scrittore e scultore oltre che pittore; il pesarese Vito D’Ancona; il napoletano Giuseppe Abbati e il veronese Vincenzo Cabianca, cui si aggiunse il giovanissimo Diego Martelli, che critico e mecenate. In certo senso più isolati, ma considerati fra gli esponenti principali del movimento: il livornese Giovanni Fattori, Silvestro Lega da Modigliana (Forlì) ed il fiorentino Telemaco Signorini. Il loro luogo di ritrovo fu iniziamente il Caffè Michelangelo di Firenze.

Tuttavia, molti pittori di questa corrente operavano anche a Livorno e nella Maremma, dove potevano essere raffigurate scene di vita agreste in uno straordinario scenario naturale caratterizzato da colori molto forti e accesi che permettevano di dare ancora più risalto alle loro opere.
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Metafisica

Messaggioda Soleanna1 il sab giu 02, 2007 3:40 pm

Metafisica

La pittura metafisica si sviluppò in Germania a Berlino in particolare, nel XX secolo, come risposta alla pittura delle avanguardie e dei futuristi, con il ritorno ad una pittura classica con riferimenti all'antica Grecia. La parola "metafisica" [dal greco "metà tà fysika" oltre il fisico ciò che non appartiene al mondo naturale] raffigura l'inconscio e il sogno, il surreale. Come nel sogno i paesaggi sono veri ma sono assemblati confusamente ad esempio una piazza non è detto che si trovi esattamente vicino a un campo di fiori. I caratteri fondamentali della pittura Metafisica sono:

Rappresentazione di immagini che conferiscono un senso di mistero, di allucinazione e di sogno
La prospettiva del quadro è costruita secondo molteplici punti di fuga incongruenti tra loro (l'occhio è costretto a ricercare l'ordine di disposizione delle immagini)
Assenza di personaggi umani quindi solitudine: vengono rappresentati manichini, statue, ombre e personaggi mitologici
Campiture di colore piatte e uniformi,
Scene che si svolgono al di fuori del tempo
Le ombre sono troppo lunghe rispetto agli orari del giorno rappresentato
L' uomo non c'è fisicamente ma c'è simbolicamente attraverso il fumo delle ciminiere, le muse ecc...
Gli autori più importanti del movimento furono:

Giorgio De Chirico
Alberto Savinio
Carlo Carrà.
Il movimento metafisico fu di fondamentale importanza per molti autori Surrealisti.

I quadri metafisici spesso ritraggono piazze Italiane considerate misteriose e romantiche, i personaggi presenti in queste piazze sono statue greche o manichini. Nelle opere tutta l'attenzione va alla scena descritta, una scena immobile senza tempo (come un sogno), spesso un luogo silenzioso e misterioso, un palcoscenico teatrale senza emozioni.
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Minimalismo o Minimal Art

Messaggioda Soleanna1 il sab giu 02, 2007 3:43 pm

Minimalismo o Minimal Art

Il minimalismo è una corrente artistica che nacque e si sviluppò negli Stati Uniti d'America nei primi anni '60.

Il termine venne usato per la prima volta dal filosofo dell'arte inglese Richard Wollheim nel saggio intitolato appunto Minimal Art. Non vi è stato un gruppo di artisti che ha definito il proprio lavoro con questo termine o che si è riconosciuto come appartenente a questa corrente. Il termine si è quindi diffuso per mezzo dei critici d'arte e della stampa.

Sono considerati come artisti fondamentali per l’affermazione di questa corrente Carl Andre, Dan Flavin, Donald Judd, Sol Lewit, Robert Morris.
Le opere appartenenti a questa corrente hanno come caratteristica l'utilizzo di un lessico formale essenziale, le opere sono composte da pochi elementi, i materiali in alcuni casi derivano da produzioni industriali, alcune delle matrici formali sono la geometria, il rigore esecutivo, il cromatismo limitato, l'assenza di decorazione. Il risultato è oggettuale. Oggetti geometricamente definiti, formati dalla ripetizione e variazione di elementi primari, forme pure, semplici. La pittura dalla parete passa ad occupare lo spazio.

Spesso le opere sono realizzate attraverso procedimenti industriali. L'esecuzione è sottratta alla mano dell'artista e affidata alla precisione dello strumento meccanico. Esempi:

Carl Andre utilizza 120 mattoni accostati in una matrice 5x12x2.
Dan Flavin si serve di lampade fluorescenti utilizzando gli elementi luminosi in un duale gioco di presentazione compositiva oggettuale e ridefinizione dello spazio.
Donald Judd dispone 6 parallelepipedi identici, realizzati industrialmente, sulla parete sovrapponendoli verticalmente e lasciando una misurata e identica distanza tra ogni elemento.
Sol Lewitt sviluppa la sua ricerca partendo da una struttura cubica ripetuta modularmente.
Robert Morris realizza geometrie perfette che dispone nello spazio espositivo instaurando un dialogo percettivo con l’osservatore.
Il contesto culturale in cui si poté sviluppare il minimalismo ha i suoi prodromi dell’emancipazione dall’arte europea nell’astrattismo americano del dopoguerra. Artisti come Jackson Pollock, Barnett Newman, Mark Rothko realizzarono in quel periodo opere astratte che segnarono un netto cambiamento nella produzione artistica statunitense e nel modo di concepire e percepire la pittura. Anche la critica dovette in quegli anni formarsi e sviluppare delle nuove categorie interpretative per l'analisi delle opere.
L'artista Frank Stella ebbe una rilevante importanza per lo sviluppo del minimalismo. Egli dipinse negli anni '50 i Black Paintings, dei quadri privi di cornice consistenti in strisce nere parallele divise da sottili linee bianche. Queste opere, la cui realizzazione era preceduta da una meticolosa preparazione in modo da limitare gli effetti personali della manualità, non hanno alcun rimando allusivo, ma si presentano all’osservatore come oggetti portatore di valore in quanto tali. La vernice impiegata dall'artista per la realizzazione di queste opere era di produzione industriale e di uso comune.

Anche le opere di Jasper Johns sono da considerare come influenti per la formazione culturale del minimalismo. Egli introdusse nei suoi dipinti degli oggetti per affermare la negazione della soggettività dell'artista e della sua vanità. Vi fu nelle intenzione dell'artista una tensione ad un arte impersonale espressa al limite tra pittura e scultura, tra pittura e oggetto. In ultimo, è degna di nota la produzione degli italiani Manzoni, capofila del movimento in Italia e massimo teorizzatore, e Piacentino, con le sue installazioni.
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Neoclassicismo

Messaggioda Soleanna1 il sab giu 02, 2007 3:44 pm

Neoclassicismo

Neoclassicismo è il nome dato ad un movimento culturale sviluppatosi in numerose arti e discipline umanistiche, variamente caratterizzato ma ben riconoscibile nelle varie arti, nella letteratura, in campo teatrale, musicale e nell'architettura. Lo sviluppo di tale movimento si colloca tra il XVIII ed il XX secolo.

L'esigenza fondamentale di ogni "neo"-classicismo è la realizzazione di uno status canonico su qualsiasi opera, possibilmente quella classica. Il neoclassicismo è essenzialmente un'arte di idee. Un artista ben istruito a cui sia familiare il canone, non lo ripete in una riproduzione senza vita ma sintetizza la tradizione in ogni opera. Ma un artista neoclassico che non riesce a realizzare tutto ciò, può creare opere mediocri. Novità, improvvisazione, espressione dell'io dell'artista e cieca ispirazione non sono virtù neoclassiche: il neoclassicismo esibisce un perfetto controllo. Non ricrea forme d'arte con un progetto nuovo come il modernismo voleva. "Make it new" era il credo del poeta modernista Ezra Pound.

Il termine "neoclassicismo" implica un particolare canone di modelli classici, in ogni tipo di arte. Tali canoni sono riconoscibili per quanto si lotti contro il loro potere: Virgilio, Raffaello, Poussin, Haydn. Le altre culture avevano altri canoni classici, tuttavia, e una tensione ricorrente al neoclassicismo sembra essere un'espressione naturale della cultura a un dato momento della sua evoluzione, una cultura che sia altamente consapevole di se stessa, che sia anche sicura della propria tradizione, ma che allo stesso tempo senta la necessità di riacquistare qualcosa che le è sfuggito: Apollonio di Rodi è uno scrittore neoclassico; le ceramiche della Ming sono un omaggio alle porcellane Sung; gli umanisti itlaiani del 1400 inventarono una scrittura "romanica"; nell'impero persiano la religione "classica" di Zarathrusta, Zoroastrismo, è riproposta dopo secoli, per "ri-persianizzare" una cultura ormai scaduta.

All'interno della cultura occidentale, il primo movimento motivato da un'aspirazione neoclassica è quello dello stile Romano che fu distinto per primo da Friedrich Hauser, storico d'arte che pubblicò, nel 1889, "La scultura Neoattica" ("Die Neuattische reliefs"). Hauser identifica lo stile chiamato "Neo-attico" fra le sculture prodotte dal movimento Ellenista durante gli ultimi secoli dell'Impero Romano: ciò che Hauser chiama "Neo-attico" consiste in bassorilievi modellati su vasi decorativi e placche, impiegando uno stile figurativo che cerca il suo canone di modello classico fra il quinto e quarto secolo in Atene e Attica.

Giovan Battista Piranesi e Johann Joachim Winckelmann sono i maggiori esponenti in arte del Neoclassicismo, due importanti teorici, rispettivamente sostenitori dell'arte romana e greca. Entrambi privilegiano l'imitazione dell'arte alla sterile copia. Nelle vedute romane di Piranesi si nota maggiormente lo spirito della Roma antica.

Il forte interesse per l'antico di questi anni è alimentato principalmente dalla "resurrezione" delle città di Ercolano e Pompei in seguito agli scavi archeologici effettuati intorno al 1740. In questo periodo fiorisce anche il mercato dell'antiquariato e nascono i primi collezionisti d'arte. In Italia, fra i più noti esponenti del Neoclassicismo figurativo figurano anche: Antonio Canova, Luigi Acquisti e Cosimo Morelli.
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Nuova oggettività

Messaggioda Soleanna1 il sab giu 02, 2007 3:47 pm

Nuova oggettività

La Nuova oggettività (in tedesco Neue sachlichkeit), è stato un movimento artistico nato in Germania alla fine della prima guerra mondiale che coinvolse principalmente la pittura.

L’anno più importante per il movimento fu probabilmente il 1925, quando si tenne una mostra d’arte a Mannheim dedicata alla Nuova oggettività.

Ebbe punti di contatto più o meno marcati con il realismo, il neoclassicismo, l’espressionismo, il dadaismo e il surrealismo.
In particolare, fu come reazione all’espressionismo che alcuni artisti cercarono la rappresentazione della realtà senza trucco; questi artisti, disillusi e pieni di cinismo e di rassegnazione nel tragico dopoguerra tedesco, volevano osservare le cose concrete con amara acutezza e con una lucidità descrittiva quasi glaciale, usando l’arte come un’arma, come un freddo specchio teso alla società malata e corrotta.
La Nuova oggettività si distingue tuttavia dal realismo, in quanto conserva una certa componente emozionale, tipica della tradizione culturale tedesca: è per questa componente che alcuni particolari vengono accentuati all’estremo ed intensificati espressivamente.

La Nuova oggettività terminò con la fine della Repubblica di Weimar e con la presa del potere da parte dei nazisti, che consideravano la Nuova oggettività come arte degenerata: fu allora che numerosi artisti emigrarono, per lo più verso gli Stati Uniti.

La Nuova oggettività in pittura
In pittura la Nuova oggettività fa parte di quel vasto fenomeno di rinnovato interesse per la realtà tangibile che caratterizza la situazione artistica europea intorno al 1920, con la corrente dei Valori plastici in Italia e con la parentesi neoclassica in Francia.

All’interno della Nuova oggettività si possono distinguere due gruppi: una corrente verista e una corrente più classica, definita realismo magico.
Nonostante le loro divisioni, entrambi i rami sentivano la stessa necessità di tornare al reale ed al quotidiano, dopo l’eccesso soggettivista dell’espressionismo.

Il gruppo verista, attivo soprattutto tra Berlino e Dresda, era molto attento alle vicende del tempo ed era impegnato politicamente nel caotico dopoguerra tedesco.
La società del tempo era considerata profondamente cinica ed era giudicata in modo radicalmente critico.
I soggetti sono rappresentati con una pittura freddamente oggettiva, con una esattezza clinica implacabile, nonostante sia in parte ancora segnata dai modi dell’espressionismo e del dadaismo, con accentuazioni emozionali e tensioni espressive esageratamente grottesche che talvolta arrivano alla caricatura.
I soggetti più frequentemente usati per mettere inclementemente a nudo le realtà più cupe del tempo sono i profittatori, gli sfruttatori, le prostitute, i mutilati di guerra messi vicino a distruzioni e rovine.
Tra gli esponenti più noti di questa corrente si ricordano George Grosz, Otto Dix, Conrad Felixmüller, Rudolf Schlichter e Heinrich Maria Davringhausen.

Il gruppo chiamato realismo magico, riconducibile ai centri artistici di Monaco di Baviera e Karlsruhe, era più aperto alle influenze del movimento italiano Valori Plastici, di cui ammirava gli intenti plastici e prospettici.
Fu scelto il nome di realismo magico perché mirava a cogliere le zone di magico incanto della realtà quotidiana, alla ricerca di un classicismo armonioso e senza tempo per comprendere l’essenza dell’oggetto nella sfera artistica, al di là delle leggi fisiche dello spazio e del tempo.
Questi artisti, che possono essere considerati come un ponte verso il surrealismo, erano poco impegnati politicamente, più interessati alle tecniche ed ai modi stilistici tradizionali; generalmente dipingevano paesaggi, nature morte e ritratti.
Tra gli esponenti più noti di questa corrente si ricordano Georg Schrimpf, Alexander Kanoldt, Franz Radziwill, Carl Grossberg e Christian Schad.
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Pop art

Messaggioda Soleanna1 il sab giu 02, 2007 3:48 pm

Pop art

La Pop art emerge in Inghilterra verso la metà degli anni '50 ma si realizza pienamente a New York nei primi anni '60. Il termine Pop art, che deriva letteralmente da "arte popolare", fu usato per la prima volta dal critico inglese Lawrence Alloway nel 1958 sulla rivista Architectural Digest per descrivere quei dipinti che celebravano il consumismo. Nella Pop art, l'epica viene sostituita dal quotidiano e diventa molto importante la produzione di massa.I media e la pubblicità sono i soggetti preferiti dall'arte pop. L'artista che probabilmente ha influenzato la maggior parte dell'arte susseguente è stato lo statunitense Andy Warhol (1928-1987).

È un'arte aperta alle forme più popolari di comunicazione: i fumetti, la pubblicità, i quadri riprodotti in serie. Il fatto di voler mettere sulla tela o in scultura oggetti quotidiani elevandoli a manifestazione artistica si può idealmente collegare al movimento svizzero Dada, ma completamente spogliato da quella carica anarchica e provocatoria dei Dada. La critica alla società dei consumi, degli hamburger, delle auto, dei fumetti si trasforma presto in merce, in oggetto che si pone sul mercato (dell'arte) completamente calato nella logica mercantile.
Ciononostante gli artisti che hanno fatto parte di questo movimento hanno avuto un ruolo rivoluzionario introducendo nella loro produzione l'uso di strumenti e mezzi non tradizionali della pittura, come il collage, la fotografia, la serigrafia, il cinema, il video.Sul piano dell'evoluzione del costume la Pop art ha segnato fortemente campi adiacenti all'arte come l'arredamento, la moda, il gusto estetico diffuso.

Artisti
Alcuni degli esponenti più importanti del movimento sono (in ordine alfabetico): Richard Artschwager, Peter Blake, Allan D'Arcangelo, Jim Dine, Keith Haring, Richard Hamilton, David Hockney, Robert Indiana, Roy Liechtensein, Jasper Jones, Alex Katz, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, Peter Phillips, Eduardo Paolozzi, Larry Rivers, James Rosenquist, Edward Ruscha, George Segal, Frank Stella, Wayne Thiebaud, Andy Warhol, Tom Wesselman, Mel Ramos, Red Grooms.

In Italia il movimento Pop ha avuto i suoi protagonisti in Mario Schifano, Franco Angeli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Mario Ceroli, Sergio Lombardo, Mimmo Rotella, Luigi Centra, Gianni Bertini, Concetto Pozzati, Domenico Gnoli, Lucio Del Pezzo e altri, che hanno reinterpretato i temi ed i metodi di lavoro degli americani adattandoli alla società italiana.
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Post-impressionismo

Messaggioda Soleanna1 il sab giu 02, 2007 3:50 pm

Post-impressionismo

Al post-impressionismo si rifanno tutti quegli orientamenti artistici che si svilupparono in Francia nell'ultimo ventennio dell'Ottocento.

Non si trattò di un vero e proprio movimento riconosciuto, ma di un momento nuovo di ricerca e di assimilazione di ciò che avevano fatto gli Impressionisti.

Dopo l'impressionismo occorreva un processo di ricerca quasi infinito che divenne sempre più personale.

Nelle opere dei post-impressionisti si possono ancora intravedere elementi che legano la loro pittura all'impressionismo quali: tracce della pittura di tocco e il colore inteso non in senso assoluto; la pittura basata sul contrasto tra colori complementari; il dato di osservazione dal vero e la trasparenza realistica di alcuni elementi. Elementi per cui la loro pittura si allontana dall'impressionismo sono: il ripristino della linea di contorno e del disegno e di conseguenza il ritorno all'utilizzo del marrone e del nero; la stesura del colore in campiture piatte e monocromatiche; la tendenza al linearismo e la predilezione per la bidimensionalità. Altre caratteristiche comuni ai post-impressionisti furono il rifiuto della sola impressione visiva, la tendenza a cercare la solidità dell'immagine, la certezza e la libertà del colore. Le immagini assumono valore per la loro capacità evocativa. Per questo ricompaiono temi mitologici o fantastici, e le immagini perdono il carattere di realtà, nel volume, nello spazio, nel colore ecc. Si utilizza l'arte come mezzo di reazione ai valori della società borghese di fine secolo, anche se non sempre in modo consapevole

Fra i più importanti post-impressionisti vanno ricordati Paul Cézanne, Paul Gauguin, Harry Lachman, Henri Rousseau, Georges Seurat, Henri de Toulouse-Lautrec e Vincent van Gogh, che influenzeranno significatamente tutta l'arte pittorica del Novecento, ed il movimento divisionista italiano. Tra i post-impressionisti italiani si possono ricordare Dante Conte e Gino Paolo Gori.
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Raggismo

Messaggioda Soleanna1 il sab giu 02, 2007 3:52 pm

Raggismo

Il raggismo è un movimento di avanguardia dell'arte russa, manifestatosi nel periodo 1910-1916 a seguito delle influenze esercitate dal futurismo italiano; Filippo Tommaso Marinetti tenne infatti una serie di infuocate conferenze a Pietroburgo nel 1911.

Il movimento del raggismo ebbe come antesignano il lituano Mykolas Ciurljonis (1875-1911) e fu una conseguenza di tutto un clima particolare, che aveva acceso di nuovi fermenti rinnovatori l'arte russa. grande importanza ebbe l'esposizione ad Odessa nel 1910 delle Improvvisazioni di Vasilij Kandinskij.

Nel 1912 prendeva consistenza una nuova corrente di artisti (La coda d'asino e il bersaglio) tra i quali figuravano Nikolai Kulbin, Natalija Sergeevna Gonçarova, Igor Larionov, Marc Chagall e Vladimir Evgrafovic Tatlin. Nello stesso anno questo gruppo teneva la prima mostra, dove la Natalija Sergeevna Gonçarova spiccava per i suoi acquerelli raggisti.

Nel 1913 Igor Larionov, l'artista più sensibile alle nuove teorie del futurismo, diveniva il teorico del raggismo con il suo saggio Raggisti e Futuristi, pubblicato nell'almanacco La coda d'asino e il bersaglio a Mosca, nel 1913, in cui venivano suggerite composizioni costruite mediante linee irradiate di colori elementari.

Al movimento pittorico si affiancarono anche poeti e scrittori. Più tardi l'influsso del futurismo al movimento russo venne negato da Vladimir Majakovskij ed altri scrittori mentre nel 1913 Kazimir Malevic, il futuro maestro del Suprematismo, aveva realizzato alcune scenografie futuriste.

Nel campo della nuova scenografia importante fu comunque il contributo di Igor Larionov e della Natalija Sergeevna Gonçarova. Dopo alcune mostre di opere futuriste nel 1915 e nel 1916, gli appartenenti al raggismo si divisero orientati verso nuove esperienze.
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Realismo esistenziale

Messaggioda Soleanna1 il sab giu 02, 2007 3:53 pm

Realismo esistenziale

Il realismo esistenziale è un movimento pittorico nato e vissuto a Milano tra la metà degli anni Cinquanta e la fine degli anni Sessanta circa. Senza mai costituirsi come tendenza organizzata, è nato da un gruppo di giovani artisti usciti dall'Accademia di Belle Arti di Brera diretta da Aldo Carpi.

Non è stato un vero e proprio movimento pittorico, bensì un "clima" comune, un incontro di sensibilità mosse dalla medesima attenzione verso spunti e fermenti diversi, dalle riflessioni su Husserl, Sartre e Camus ai primi film di Fellini e Antonioni e al Nouveau Roman francese, dalla crisi dell’impegno politico dopo l’invasione dell'Ungheria nel 1956 alla riscoperta di una dimensione forte del proprio privato.
Un clima che prendeva atto dei limiti del realismo "ideologico" in pittura, e riportava l’attenzione su l’uomo, il suo destino quotidiano, le sue emozioni e sentimenti di fronte al peso crescente di alienazioni dovute ai sistemi sociali dominanti, al montare delle mode e degli opportunismi culturali.

L'attenzione si sposta dall'epica della Storia al racconto quotidiano, dai grandi scenari allo scorcio privato e alla sintesi personale. Dalle “occupazioni delle terre” e dalle lotte nel mondo, dalle vaste metafore e dai grandi temi populisti -generosamente investiti dalle poetiche del realismo dell'immediato dopoguerra - si passa al banco della macelleria sotto casa, alla dolente incombenza di una luce cruda, di un gancio appuntito, di cose e personaggi trafitti dalla solitudine e dall'ansia.
Dalle epopee operaie e contadine, la pittura si volge allo spazio di una stanza o al lamento di un sassofono, al luccichio anonimo della plastica.
È una figurazione in tensione, assorta di fronte all’incombere del vero e impegnata a dare segni e spessori alle reazioni individuali, ai sentimenti e alle emozioni del privato.
A ben guardare, la sopravvivenza stessa dell'arte d'immagine italiana, cioè di un'arte nostra esplicitamente figurativa, rivolta alla sostanza delle cose e non soltanto a una “arte per l'arte" di natura meramente estetizzante o mercantile, si deve soprattutto a questo gruppo di giovani artisti, usciti da Brera attorno alla metà degli anni Cinquanta.
A quelle opere e a quella poetica giovanile dobbiamo attribuire il giusto merito di avere tenuto fermo in tutti questi anni una possibilità di sguardo su l'uomo e sulla sua realtà fenomenica, sulla sua complessità esistenziale e culturale. L’attendibilità di uno sguardo lirico, di uno scavo metaforico negli spazi, negli oggetti e nei gesti dell‘esistenza.


Il Realismo esistenziale in Europa
Altri giovani, in Francia, stavano lavorando nella stessa direzione. Sono il gruppo della "Ruche" (Fougeron, Rebeyrolle, Gallard, Dat e Thompson). Ma più che di un'influenza reciproca si trattava di una coincidenza, di una concomitanza di idee e di scelte. Infatti i due gruppi non si conoscevano, e non si incontreranno mai.
Quei lavori e la loro poetica hanno mantenuto percorribile una sorta di terza via tra le sponde rigide e talora retoriche del realismo e l’estetismo epidermico dell'informale. E, più tardi, tra l'aristocratica concettualità delle diverse avanguardie e l'appiattimento di popart e iperrealismo.

Il senso del realismo esistenziale italiano
Si è trattato di un gruppo che a Milano ha trovato l'humus necessario, l'innesco speciale per manifestarsi, e attirare nel capoluogo lombardo altre presenze, altre energie poetiche, intellettuali e scrittori (Testori, Bianciardi, Tadini, Sereni ecc.) con artisti di profonda ricchezza umana e culturale, con galleristi e collezionisti intelligenti.
Essi avevano vissuto l’infanzia dentro la guerra, in una condizione di sgomento, di disagio. Di qui le loro immagini avare di colore, cariche di dolore e stupore: periferie, muri di fabbriche, corpi e gesti disseccati. E poi figure, oggetti, allegorie e simboli di forte evidenza e impatto, quasi urtanti, talvolta perfino brutali e grezzi, fortemente impressionati dal ricordo di Picasso, dai neon della pubblicità, dalle sonorità arrocchite del jazz che si mischiano alle sirene delle fabbriche.
Il loro è stato un incontro più di insofferenza che di tendenza, alla ricerca di una verità scrostata da ogni dogma, contro i conformismi imperanti.
L’incontro con le opere di Bacon, viste nel 1958 a Torino, fu fondamentale per la continuazione e lo sviluppo delle loro scelte.

Nella capitale lombarda c'era stata "Corrente", altro movimento giovanile di un'arte in cui i termini del realismo già si erano venuti dialettizzando. Nella prima metà degli anni cinquanta, ispirati anche da quella esperienza, sono in particolare Franco Francese e Giansisto Gasparini, di qualche anno più maturi dei giovani che li seguiranno, a iniziare un lavoro di scavo, di interiorizzazione psicologica e lirica dentro gli aspetti plastici propri del realismo.
Francese rompe gli schemi realistici verso una dilatazione lirica, mentre molti dei temi che Gasparini tratta in quegli anni verranno poi ripresi, in maniera anche esplicita, dai ragazzi del realismo esistenziale.

I nomi
Giuseppe Banchieri
Floriano Bodini
Mino Ceretti
Gianfranco Ferroni
Giuseppe Guerreschi
Bepi Romagnoni
Tino Vaglieri

Altri artisti vicini o assimilabili al gruppo
Rodolfo Aricò
Giorgio Bellandi
Adolfo Borgognoni
Giovanni Cappelli
Giancarlo Cazzaniga
Giovanni Giannini
Piero Leddi
Sandro Luporini
Giuseppe Martinelli
Dimitri Plescan
Pietro Plescan
Pietro Bisio
Liberio Reggiani
Giulio Scapaticci
Luigi Timoncini
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Rectoversion

Messaggioda Soleanna1 il sab giu 02, 2007 3:55 pm

Rectoversion

Il termine Rectoversion (Rectoversione) è formato dalle parole "recto" (fronte) e "version" (versione). È basato su un neologismo francese che significa letteralmente "rotazione del lato frontale (recto)" e corrisponde alla tecnica pittorica che l'artista Michel De Caso utilizzò in Rectoversion (1991). Il movimento artistico dello stesso nome risale al 2002 ed il Cerchio Internet al 2004.

Un dipinto "rectoversato" viene realizzato dipingendo su entrambi i lati del supporto pittorico che viene prima di tutto traforato. Questa proposizione artistica apre numerose questioni artistiche e filosofiche completamente legate al nostro tempo. Soprattutto tira in ballo la nozione di dipinto come "finestra aperta" che ha origine in particolare dal rinascimento.

Alcuni artisti sono interessati al concetto di "Rectoversion". Essi si sono recentemente raggruppati attorno a Michel De Caso, formando il "movimento rectoversion, dall'anno 10 al 10.000". Tutti gli artisti di questo movimento hanno delle affinità con la Rectoversion, ma ognuno di essi porta la sua sensibilità, creatività e differenza. La Rectoversion non funziona con modalità volta alla fusione e basata sull'identità, ma si apre verso un'altra sfera, molteplice e contraddittoria.

Ci sono stati rari esempi di dipinti a doppia faccia nel corso della storia dell'arte, ma il dibattito su quale sia il fronte (recto), il retro (verso) e la loro relazione reciproca, non è mai stato spintò così in la come nella Rectoversion.

La "Rectoversion" mette in discussione i nozioni della faccia visible (recto, diritto), della faccia nascosta (verso, rovescio) e dei loro rapporti reciproci. Propone inoltre un metodo critico della nozione filosofica di Dualismo. In questo modo, la "Rectoversion" appare come un vero "Metadualismo" contemporaneo.
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Rococò

Messaggioda Soleanna1 il sab giu 02, 2007 3:56 pm

Rococò

Il termine "rococò" ha una connotazione dispregiativa: deriva dal francese rocaille, parola usata per indicare le pietre e le rocce utilizzate nei giardini come abbellimento. Il rococò nasce in Francia all'inizio del XVIII secolo.

Caratterizzato da opulenza, grazia, gioiosità e lucentezza si poneva in netto contrasto con la pesantezza e i colori più cupi adottati dal precedente periodo barocco. I motivi Rococò cercano di riprodurre il sentimento tipico della vita aristocratica libera da preoccupazioni o del romanzo leggero piuttosto che le battaglie eroiche o le figure religiose. Verso la metà del XVIII secolo il rococò verrà a sua volta riampiazzato dallo stile neoclassico.

Rococò sembra essere una combinazione della parola francese rocaille (conchiglia, guscio) e della parola italiana barocco. Siccome questo stile ama le curve naturali come quelle presenti nelle conchiglie e si specializza nelle arti decorative, alcuni critici tendevano a ritenerlo frivolo e legato alla moda piuttosto che all'arte. Il termine rococò fu accettato anche dagli storici dell'arte dalla metà del XIX secolo e sebbene ci siano ancora discussioni riguardo al significato storico di questo stile, il rococò è ora largamente considerato come un importante periodo di sviluppo per l'arte europea.

Dopo l'opulenza del barocco, che aveva prosperato per tutto il XVII secolo annoverando grandi artisti come Michelangelo Merisi da Caravaggio, Annibale Carracci, Correggio e Federico Barocci, all'inizio del XVIII secolo, nasce in Francia lo stile rococò. Esso si sviluppa come una semplificazione dell'ampolloso barocco, soprattuto nella decorazione d'interni, nella pittura e nell'arredamento oltre che nei piccoli oggetti di ceramica.

Lo stile rococò fu inizialmente utilizzato nelle arti decorative e per il design degli interni. La successione di Luigi XV di Francia portò un cambiamento tra gli artisti di corte e in generale nella moda del tempo. Verso la fine del precedente regno, i ricchi motivi tipici del barocco stavano dando già spazio ad elementi più leggeri, con più curve e motivi più naturali. Questi elementi erano già evidenti e riscontrabili, ad esempio, nei progetti architettonici di Nicolas Pineau. Durante il regno di Luigi XV la vita di corte si allontanò dal palazzo di Versailles portando il cambiamento artistico nel palazzo reale e poi permettendo il suo diffondersi in tutta l'alta società francese. La delicatezza e la gioia dei motivi rococò sono stati spesso visti come reazione agli eccessi presenti nel regime di Luigi XIV.

Il 1730 rappresentò il periodo di maggior vitalità e sviluppo del Rococò in Francia. Lo stile si sviluppò ben oltre l'architettura e investì anche l'arredamento, la scultura e la pittura (tra i lavori più esemplificativi vi sono quelli degli artisti Jean-Antoine Watteau e François Boucher).

Il rococò mantenne ancora il sapore tutto barocco delle forme complesse e intricate ma da quel momento iniziò ad integrare diverse e originali caratteristiche quali l'inclusione di temi orientali o composizioni asimmetriche.

Lo stile rococò si diffuse soprattutto grazie agli artisti francesi e alle pubblicazioni del tempo. Fu prontamente accolto nelle zone cattoliche della Germania, Boemia e Austria dove venne "fuso" con il barocco tedesco. In particolare nel sud, il rococò tedesco fu applicato con entusiasmo nella costruzione di chiese e palazzi; gli architetti spesso addobbavano i loro interni con "nuvole" di stucco bianco. In Italia lo stile tardo Barocco di Francesco Borromini e Guarino Guarini si è evoluto nel Rococò a Torino, Venezia, Napoli ed in Sicilia, mentre in Toscana ed a Roma l'arte rimase ancora fortemente legata al barocco. [La facciata della Cattedrale di Cadice, Spagna.]] In Inghilterra il nuovo stile fu considerato come "il gusto francese per l'arte", gli architetti inglesi non seguirono l'esempio dei loro colleghi continentali, ciò nonostante l'argenteria, la porcellana e le sete furono fortemente influenzate dal rococò. Thomas Chippendale trasformò il design dell'arredamento inglese attraverso lo studio e l'adattamento del nuovo stile. William Hogarth contribuì a creare una teoria sulla bellezza del rococò; senza riferirsi intenzionalmente al nuovo stile, egli affermò nella sua Analisi della bellezza (1753) che le curve a S presenti nel rococò erano la base della bellezza e della grazia presenti in arte e in natura.

La fine del rococò inizia intorno al 1760 quando personaggi del calibro di Voltaire e Jacques-François Blondel muovono delle critiche sulla superficialità e la degenerazione dell'arte. Blondel, in particolare, si lamentò dell'incredibile miscuglio di conchiglie, dragoni, canne, palme e piante nell'arte contemporanea. Nel 1780 il rococò smette di essere di moda in Francia e viene rimpiazzato dall'ordine e dalla serietà dello stile Neoclassico il cui portabandiera è Jacques-Louis David.

Il rococò rimane popolare in provincia ed in Italia fino alla seconda fase del Neoclassicismo, il cosiddetto "stile Impero", quando grazie al governo napoleonico viene definitivamente spazzato via.

Un rinnovato interesse per il rococò si ha tra il 1820 e il 1870. L'Inghilterra è la prima a rivalutare lo "stile Luigi XIV", così come venne erroneamente chiamato all'inizio, e a pagare grosse cifre per comperare gli oggetti rococò di seconda mano che si potevano trovare a Parigi. Ma anche artisti importanti come Delacroix e mecenati quali Empress Eugénie riscoprono il valore della grazia e della leggerezza applicata all'arte e al design.

Il rococò applicato alle arti
I temi leggeri ma intricati del design rococò si addicono meglio agli oggetti di scala ridotta piuttosto che imporsi (così come invece nel barocco) nell'architettura e nella scultura. Non sorprende quindi che il rococò francese era usato soprattutto all'interno delle case. Figure di porcellana, argenteria e soprattutto l'arredamento, iniziarono ad applicare il rococò quando l'alta società francese cercava di arredare le proprie case nel nuovo stile.

Particolare di mobile in stile RococòIl rococò ama il carattere esotico dell'arte cinese ed in Francia si imita tale stile nella produzione di porcellane e vasellame per la tavola.

Una dinastia di ebanisti parigini, alcuni dei quali nati in Germania, sviluppa uno stile di linee curve in tre dimensioni, dove superfici impiallacciate sono completate da intarsi in bronzo. I maggiori autori di questi lavori rispondono ai nomi di Antoine Gaudreau, Charles Cressent, Jean-Pierre Latz, Françoise Oeben e Bernard II van Risenbergh.

Disegnatori francesi come François Cuvilliérs e Nicholas Pineau, esportano lo stile a Monaco di Baviera ed a San Pietroburgo, mentre il tedesco Juste-Aurèle Meissonier, si trasferisce a Parigi. Il capostipite e precursore del rococò a Parigi è stato però Simon-Philippenis Poirier. In Francia lo stile rimase molto sobrio dato che gli ornamenti, principalmente in legno, furono meno massicci e apparivano come un misto di motivi floreali, scene, maschere grottesche, dipinti e intarsi di pietre dure.

Il rococò inglese tende ad essere più moderato. Il disegnatore di mobili Thomas Chippendale mantiene le linee curve ma taglia corto con gli orpelli alla francese. Il maggior esponente del rococò inglese fu, probabilmente, Thomas Johnson, uno scultore e progettista di mobili attivo a Londra alla metà del 1700.

Sebbene il rococò ebbe origine puramente nelle arti decorative, lo stile mostrò la sua influenza anche nella pittura. I pittori usarono colori delicati e forme curvilinee, decorando le loro tele con cherubini e miti d'amore. Anche il ritratto fu popolare fra i pittori rococò. I loro panorami erano pastorali e spesso dipinsero i pranzi sull'erba di coppie aristocratiche.

Jean-Antoine Watteau (1684-1721) è considerato il più importante pittore rococò. Egli ebbe una grande influenza sui suoi successori, incluso François Boucher (1703 - 1770) e Jean-Honoré Fragonard (1732-1806), due maestri del tardo periodo. Anche il tocco delicato e la sensibilità di Tomas Gainsborough (1727-1788), riflettono lo spirito rococò.
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Romanticismo

Messaggioda Soleanna1 il sab giu 02, 2007 3:59 pm

Romanticismo

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L'arte romantica si sviluppa verso la fine del XVIII secolo e gli inizi del XIX secolo in Inghilterra, per poi diffondersi in Francia, Germania, Italia e Spagna. L'arte romantica investe principalmente la pittura, per quanto abbia dato impulso ad un nuovo modo di concepire l'architettura e il restauro.

La stagione romantica si configura per dei tratti essenziali che connotano, più in generale, tutta la corrente del romanticismo:

Rapporto uomo-natura: la natura viene letta in chiave romantica come l'espressione del divino in terra, l'immanenza dell'assoluto nel mondo sensibile, di cui l'uomo non è che una caduca manifestazione. La natura con la sua bellezza scaturisce nell'uomo sentimenti contrastanti in grado di terrorizzarlo quanto di rasserenarlo. Il catastrofismo, in particolare, suscita nell'animo umano un senso di inquietudine misto a orrore, ma laddove l'uomo riesca a cogliere in tutto ciò una qualsivoglia forma di bellezza, si realizza il concetto di sublime, così come teorizzò Edmund Burke.
Ritorno al passato medioevale: si traduce in un vero e proprio tuffo nella fede, con opere che esprimono il bisogno di riconciliare l'uomo con Dio, un rapporto che è possibile ricucire in virtù di una ritrovata spiritualità. Si riprende concetto di vanitas, così com'era percepito dal Masaccio e da altri artisti del primo Rinascimento, ossia l'ineluttabilità della morte. In pittura si è fatto largo uso di ruderismo per esprimere al meglio l'impossibilità dell'uomo e, più in generale, di tutte le opere umane, di fuggire alla decadenza. L'assenza di una netta prevalenza di uno stile rispetto a quello passato significò in architettura la comprensenza nello stesso edificio di due generi a volte antitetici: si parla quindi di eclettismo storico.
Aspirazione all'assoluto e all'infinito: l'idea che lo spirito assoluto sia il modo con cui diviene la realtà è un'istanza propria dell'idealismo e traccia un filo comune a tutti i caratteri dell'arte romantica. L'uomo è una tappa necessaria dello spirito che se ne serve per autoperfezionarsi: l'essere umano vive in funzione di un infinito processo di automiglioramento dello spirito che immane alla realtà, una perenne tensione verso la perfezione (titanismo).
Senso di libertà e nazione: il nazionalismo così come veniva interpretato agli inizi dell'Ottocento ha poco a che fare con la sua degenerazione di fine secolo. Alla base dell'idea di nazione stava il principio di autodeterminazione dei popoli, per cui una comunità di individui unita nei costumi, tradizioni e religione definiva la nazione. La pittura romantica fu in alcuni casi particolarmente a fatti di cronaca recente in cui erano riportati questo tipo di episodi. Il contesto storico, più che negli altri casi, giocò un ruolo fondamentale: il Congresso di Vienna aveva cancellato tutte le conquiste della Rivoluzione francese e aveva ristabilito un ordine anacronistico rispetto alla mentalità dell'epoca.

La pittura è l'arte figurativa per eccellenza del romanticismo e assume sfaccettature molto diversificate a seconda del territorio in cui si è sviluppato. Tra i grandi precursori del movimento romantico ci fu Francisco Goya.

In Inghilterra
In Inghilterra si distinsero tre correnti artistiche: la corrente visionaria-onirica, la corrente del sublime e la corrente pittoresca. I massimi esponenti di ciascuna di esse furono rispettivamente William Blake, William Turner e John Constable.

Blake dipinse principalmente visioni e sogni, sull'orma del pittore svizzero Johann Heinrich Füssli, per poi dedicarsi alla rappresentazione di episodi tratti da grandi classici del passato, in particolare la Divina Commedia e il Paradiso perduto (Paradise Lost) di John Milton.
Turner incarnò nei suoi soggetti il sublime delle catastrofi naturali, dando espressione all'ardore e al dinamismo degli incendi ad esempio, secondo una tecnica che focalizzava grazie all'uso di linee circolari-ellissoidali il centro della scena: la spettacolarità della natura coinvolge così lo spettatore che apprezza la scena come se fosse stata sfuocata da una lente opaca.
Infine Constable si concentrò nella riproduzione realistica dei paesaggi arcadici delle campagne inglesi, cogliendo di volta in volta il cambiamento dei fenomeni atmosferici: intendeva stimolare un sentimento di dolce nostalgia, per mezzo di colori soffusi e di linee morbide e decorative.

In Germania
Il più grande esponente della pittura romantica in Germania, e più in generale la figura che meglio incarna i canoni dell'arte romantica è Caspar David Friedrich.

Il pittore tedesco aveva come soggetti per lo più paesaggi, da leggersi sotto una chiave interpretativa del tutto diversa da quelli che caratterizzavano i dipinti di Constable: la natura viene rappresentata in tutta la sua sconfinatezza, quasi a voler dare espressione al senso d'impotenza dell'uomo, essere finito, di fronte alla natura, manifestazione infinita. Non a caso l'uomo è sempre rappresentato o di spalle o in lontananza tale che non lo si possa mai guardare in faccia. Ruderismo e spiritualità sono due costanti nei quadri di Friedrich: paradigmatica La croce sulla montagna, in cui la luce che si diffonde da dietro il pinnacolo montagnoso può essere assimilata sia ad un'alba quanto alla luce di Dio, che, verosimilmente, quivi coincidono. Nella sua opera più nota, Viandante sul mare di nebbia, l'artista connota i tratti del sublime con incredibile maestria, offrendo un panorama mozzafiato.

In Francia
In Francia si distinsero due sottocorrenti: il romanticismo fiammeggiante e il romanticismo lacrimoso. I massimi esponenti furono rispettivamente Eugène Delacroix e Jean-Louis-Théodore Géricault.

Delacroix pose l'accento sulla questione dell'identità nazionale, cercando di esaltare il valore della nazionalità facendo riferimento ad episodi di cronaca del tempo. Nel celeberrimo dipinto La Libertà che guida il popolo, in un'esplosione di colori, si trova l'incarnazione della Libertà la quale si propone come spinta rivoluzionaria contro l'anacronistico Carlo X di Francia: il disegno ripropone un modello piramidale assimilabile a molte opere di Leonardo da Vinci. Molto interessante è anche Il massacro di Scio, col quale l'artista intende evidenziare il difficile cammino della rivoluzione greca, in un paese oppresso dal governo dell'Impero Ottomano.
Gericault, di formazione neoclassica, abbandona presto i canoni accademici per riproporre anch'egli interessanti soggetti di cronaca, intesi, diversamente da Delacroix, come stimolo di riflessione sulla condizione miserabile comune agli uomini colpiti da una catastrofe: si pensi a La Zattera della Medusa, in cui ancora una volta ricompare la, in questo caso doppia, struttura piramidale.

In Italia
Contemporaneo al movimento romantico, in Italia si svilupparono due vie del purismo: i preraffaelliti e i nazareni. Tuttavia anche nel Bel Paese si radicò una corrente del romanticismo, il cosiddetto romanticismo storico, il cui massimo esponente è Francesco Hayez.

I dipinti di Hayez tendono a rappresentare soggetti del passato, per lo più medioevale, nel tentativo di ritrarre situazioni assimilibili al suo tempo (esattamente come Alessandro Manzoni conseguì nell'Adelchi). Nel suo repertorio annovera ritratti di celebri figure del suo tempo, a partire dal già citato Manzoni fino a Camillo Benso di Cavour, nonché una serie di opere che raffigurano due amanti uniti da un bacio appassionato: il suo più noto dipinto, intitolato semplicemente Il bacio (1859), rappresenta un uomo in procinto di fuggire ma capace di dedicare all'amata un bacio appassionato e sincero, identificando quindi il primato del sentimento su qualsiasi altra cosa.
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Suprematismo

Messaggioda Soleanna1 il sab giu 02, 2007 4:00 pm

Suprematismo

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Il Suprematismo è un movimento artistico russo creato dal pittore Kazimir Malevic intorno al 1913 e teorizzato dapprima sul manifesto dal 1915 (scritto da Malevic in collaborazione con il poeta Majakovskij), poi nel suo saggio del 1920 Il suprematismo, ovvero il mondo della non rappresentazione.

Malevic sosteneva che l'artista moderno doveva guardare a un'arte finalmente liberata da fini pratici e estetici e lavorare soltanto assecondando una pura sensibilità plastica.

Il suprematismo resta legato essenzialmente al nome del suo iniziatore, anche se i riflessi della sua poetica vanno al di là dei dipinti e modelli architettonici dell'artista.

Alcune opere
Quadro nero su fondo bianco - Malevic (1913, Leningrado, Mus. Statale Russo)
Quadro bianco su fondo bianco - Malevic (1919, New York, Mus. of Art)
Un uomo inglese a Mosca - Malevic (1913-14, Amsterdam, Stedelijk Museum)
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Surrealismo

Messaggioda Soleanna1 il sab giu 02, 2007 4:02 pm

Surrealismo

Il surrealismo è un movimento intellettuale, che ha coinvolto arti visive, letteratura e cinema, nato negli anni Venti a Parigi. La caratteristica comune a tutte manifestazioni surrealiste è la critica radicale alla razionalità cosciente, e la liberazione delle potenzialità immaginative dell'inconscio per il raggiungimento di uno stato conoscitivo "oltre" la realtà (sur-realtà). Il Surrealismo è certamente la più 'onirica' delle manifestazioni artistiche, proprio perché dà accesso a ciò che sta oltre il visibile.

La fede surrealista si manifestò spesso come ribellione alle convenzioni culturali e sociali, concepita come una trasformazione totale della vita, attraverso la libertà di costumi, la poesia e l'amore. Spesso, molti esponenti del surrealismo sposarono la causa del comunismo e dell'anarchismo, per contribuire attivamente il cambiamento politico e sociale che avrebbe poi portato ad una partecipazione più generale alla surrealtà.

Il movimento ebbe come principale teorico il poeta André Breton, che canalizzò la vitalità distruttiva del dadaismo.

Nel primo Manifesto surrealista del 1924, definì così il surrealismo:

«Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale.»


La critica si divide su dove collocare il punto finale del movimento surrealista: sicuramente, la fine della Seconda guerra mondiale (1945), e la morte di Breton (1966) hanno segnato dei punti di svolta importanti nella storia del surrealismo, che però continua ancora oggi ad essere una realtà artistica vitale.

Il movimento surrealista è di gran lunga il più longevo fra le avanguardie storiche, e la sua diffusione capillare in tutto il mondo ha reso la sua storia molto variegata rispetto a movimenti circoscritti nel tempo e nello spazio come il dadaismo o il futurismo. L'attività del primo gruppo surrealista parigino, gravitante intorno ad André Breton, vide la partecipazione di un grande numero di scrittori e artisti di diverse orientazioni, spesso in conflitto tra loro e con la guida spirituale del movimento. Tra gli artisti di arti visive più riconosciuti spaziamo tra Marc Chagall col suo mondo di bambino sognatore, al sogno infantile di Juan Mirò nel suo allucinato mondo parallelo popolato di forme geometriche colorate sospese che ricerca l'interiorità delle cose con crescente astrazione. Max Ernst l'illogica scava nel profondo dell'animo umano, De Chirico svincola la realtà dal tempo e dallo spazio. Il sogno, inesauribile serbatoio di ispirazione, ha esercitato ed esercita un fascino irresistibile sull'immaginario degli artisti, veicolo di introspezione psicologica e di autoanalisi crea un canale il cui flusso rappresenta la nostra più profonda interiorità. Questo è possibile riscontrarlo in un artista contemporanea come Silvana Sotgiu, nelle sue opere di il surrealismo sposandosi con il simbolismo ci prende per mano e ci conduce nell'intimità dei sogni dell'artista. Pittura onirica con tematiche inusuali modi rappresentativi capaci di condurci a mondi paralleli sovrasensoriali che ci permettono di vedere oltre il solito tangibile mutismo della normale esperienza visiva.

Protagonisti del primo gruppo surrealista
Arti visive
Jean Arp, Luis Buñuel, Salvador Dalì, Max Ernst, Alberto Giacometti, René Magritte, Roberto Matta, André Masson, Joan Mirò, Man Ray, Yves Tanguy.
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