Bramante

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Bramante

Messaggioda Soleanna1 il dom giu 24, 2007 7:02 pm

Bramante

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[align=justify]Donato di Angelo di Pascuccio, detto il Bramante (Monte Asdrualdo 1444 - Roma 1514) è stato un famoso pittore e architetto italiano.

Nato a Monte Asdrualdo, oggi Fermignano, presso Urbino, si formò artisticamente nella sua città natale ma iniziò ben presto a viaggiare e a lavorare a Mantova, Milano e Roma.

La sua opera fu influenzata dalla prospettiva e dalla classicità di Leon Battista Alberti, Andrea Mantegna e Melozzo da Forlì. L'influsso di quest'ultimo si manifesta in particolare nelle opere milanesi. Lo studio di Vitruvio, degli antichi edifici classici e le discussioni con Leonardo, lo indirizzarono verso l'impiego di forme architettoniche possenti e classiche, una concezione organica delle masse strutturali al fine di creare equilibrio e armonia. Un esempio lo troviamo nella sua Prospettiva di città ideale, che risulta una sorta di manifesto della nuova architettura milanese, ormai pienamente rinascimentale. In questa prospettiva troviamo in fondo al centro un arco di trionfo e una cupola brunelleschiana, mentre ai lati abbiamo due palazzi con caratteristiche diverse: uno con colonne corinzie e trabeazione al piano terra, paraste e finestre ad arco tondo al primo piano; l'altro ha pilastri che reggono archi al piano terra, mentre al primo piano presenta finestre a timpano e oculi.

Come architetto, Bramante è stato il primo a riuscire a ricreare un edificio che abbia tutte le caratteristiche classiche, tanto da essere preso a modello anche dai suoi contemporanei.

Fino al 1476 Bramante resta probabilmente a Urbino, dove è allievo di fra' Carnevale e diventa pittore "prospectivo", cioè specializzato nella costruzione di uno spazio per lo più architettonico quale 'sfondo' di una scena. Entra in contatto con le opere di Mantegna, Piero della Francesca, Luca Signorelli e Melozzo da Forlì, nonché con le produzioni artistiche di centri come Perugia, Ferrara, Mantova e Padova. È probabile che abbia lavorato nel cantiere del Palazzo Ducale di Federico da Montefeltro progettato da Luciano Laurana (forse nella Cappella del Perdono) e dopo il 1472 conosce Francesco di Giorgio.

Nel 1477 Bramante è a Bergamo, dove affresca la facciata del Palazzo del Podestà (Filosofi in inquadrature architettoniche) e forse anche quella di una casa d'abitazione. Nel 1478 è probabile un suo primo soggiorno a Milano, forse inviato da Federico da Montefeltro per seguire i lavori nel suo palazzo a Porta Ticinese, ricevuto da poco in dono da Galeazzo Maria Sforza o forse al seguito dell'Amadeo, conosciuto sul cantiere della cappella Colleoni.

Santa Maria presso San Satiro (1482-1486)

Non è noto esattamente quando Bramante abbia iniziato la sua attività in questo complesso, probabilmente intorno alla fine del 1481 (anno dell'incisione Prevedari), dato che nel 1482 è nominato per la prima volta come "testimone". In questa chiesa la sua presenza è più volte documentata: nel 1483 quando Agostino De Fondulis è incaricato di eseguire la decorazione scultorea per la Sagrestia, e ancora nel 1486 quando giovanni Antonio Amadeo inizia la facciata e poi nel 1497/98 per la Cappella di San Teodoro mai costruita. I documenti sin'ora reperiti non comprovano che la soluzione dell'abside prospettica sia da ascrivere al suo genio. Nel contratto del 1486 l'Amadeo appare in una veste ben più preponderante per cui è altamente probabile che la paternità dell'intero progetto sia da scrivere all'Amadeo e non come si fa tutt'ora al Bramante.

L'Incisione Prevedari (1481) e gli affreschi della casa di Gaspare Visconti

Trasformazione di Sant'Ambrogio (1492-1500)

È la seconda grande opera milanese di Bramante, commissionata da Ludovico il Moro e dal fratello Ascanio Sforza, che chiedono due interventi: una canonica e due chiostri per i monaci cistercensi.

La canonica
Di questo edificio Bramante riesce a costruire solo uno dei quattro lati previsti e a impostare le colonne per il secondo, che non verrà mai innalzato. Una particolarità del progetto è la presenza di colonne ad tronkonos (cioè sembrano dei tronchi d'albero spogliati) che reggono un arco di trionfo. Tutto il complesso avrebbe dovuto ricordare un foro romano, porticato sui quattro lati e con un arco di trionfo per ogni lato.

I chiostri

Ascanio chiede questi due grandi chiostri con un refettorio al centro, oggi sede dell'Università Cattolica. Bramante inventa un tipo nuovo di convento, che verrà imitato per tutto il '500: il portico è altissimo, con i suoi 7,5 metri d'altezza, e avrà successo come tipologia in quanto si adatta ad ospitare sia grandi stanze, come mense e biblioteche, sia due piani di celle per i monaci.

Tribuna (abside) della Chiesa di Santa Maria delle Grazie (1490-1499)

Nel 1490, Guiniforte Solari termina la costruzione della chiesa, che ha forme tardo-gotiche. A questo punto, Ludovico il Moro ordina di smantellare la tribuna appena costruita per far posto a quella rinascimentale ed enorme, da alcuni attribuita al Bramante e da altri all'Amadeo, il quale imposta due absidi laterali grandi il doppio rispetto alle cappelle preesistenti e un coro molto allungato terminante con un'altra abside. La differenza di scala la possiamo notare anche in sezione, infatti il progetto amadeesco-bramantesco è alto il doppio rispetto a quello di Solari e termina con una cupola ottagonale che è la più alta costruita dopo quella di Santa Maria del Fiore. La tribuna viene completata dopo la partenza di Bramante, questo si può notare dalla contrapposizione tra l'odine geometrico tipicamente rinascimentale e l'eccesso di decorazioni tipicamente lombardo, realizzate successivamente e sicuramente da Giovanni Antonio Amadeo in base alla documentazione pervenutaci.

In questi anni Bramante è attivo a Milano anche come pittore: si segnalano infatti gli affreschi frammentari com Uomini d'arme e filosofi (oggi a Brera) per la casa del poeta Gaspare Visconti, mecenate e protettore dell'artista. Suo allievo, dopo un'iniziale formazione presso Bernardino Butinone, fu molto probabilmente un grande pittore come Bartolomeo Suardi detto Bramantino.

A Roma

Il nuovo secolo segnò la caduta di Ludovico il Moro, che aveva fatto dell'artista l'ingegnere ducale dello stato di Milano e fu caratterizzato dalla morte di Gaspare Visconti, mecenate e amico di Bramante. L'architetto decise così di trasferirsi a Roma, dove dopo un'iniziale attività pittorica sotto Alessandro VI, lavorò, sotto Giulio II, quasi solo come architetto.

Chiostro di Santa Maria della Pace (1500-1504)

È molto probabile che sia la prima opera romana di Bramante (fu progettata nel 1500, poco dopo il suo arrivo a Roma); è importanatissima perché per la prima volta appaiono i quattro ordini dell'antichità (tuscanico, dorico, ionico e corinzio)sovrapposti. Il chiostro ha un'architettura alla romana: paraste ed archi a tutto sesto, pilastri e colonne alternati che sostengono l'architrave dell'ordine superiore e architrave rettilineo. Esso presenta un linguaggio radicale per la sua severità e per la mancanza di qualsiasi decorazione; in questo Bramante si distacca dal periodo milanese, durante il quale realizzava opere molto decorate.

San Pietro in Montorio (1506)

Commissionato dal Re di Spagna, è un tempietto di piccole dimensioni, sopraelevato, ripreso dagli antichi tempi peripteri circolari e monumentali romani (i cosiddetti martiria, perché edificati in onore a martiri). Ha un corpo cilindrico (dal quale possiamo dedurre l'ammirazione rinascimentale per la perfetta forma circolare), scavato da nicchie di alleggerimento e circondato da un colonnato dorico, sopra al quale corre una trabeazione decorata con triglifi e metope a tema liturgico di origine greca. L'interno della cella ha un diametro di circa 4 metri e mezzo, cosicché non rimane spazio per le celebrazioni liturgiche: questo probabilmente significa che il tempietto fu costruito non con funzioni di chiesa, ma come un vero e proprio monumento celebrativo, in questo caso del martirio di S. Pietro (il Gianicolo, dove sorge il tempietto, era tradizionalmente considerato il luogo dove il santo aveva subìto la crocefissione). Nel progetto originario il cortile, ora quadrato, era circolare e sottolineava la centralità del tempio. Il significato di centralità dell'esperienza religiosa veniva così amplificato dallo spazio architettonico circostante, in cui si combinavano ancora elementi architettonici classici che davano un'importanza di "exemplum" all'insieme. Anche in questo progetto del Bramante torna come riferimento il numero perfetto che configura la pianta circolare con 2 peripteri da 16 pilastri (vedi S.Maria della pace). Le paraste scaturiscono anch'esse dalla centralità del progetto in quanto sono dimensionate mediante la proiezione dal centro; quelle anteriori le colonne sono più piccole,quelle posteriori più larghe. La cupola, progettata in conglomerato cementizio (alla maniera degli antichi), ha un raggio pari alla sua altezza, e all'altezza del tamburo su cui si appoggia; in questo ha un chiaro rapporto con il Pantheon (nel quale la cupola -anch'essa una semisfera- è alta la metà esatta dell'edificio completo).

Progetto per la nuova Basilica di San Pietro

L'interno di San Pietro con la volta a botte e un pilone della cupolaLa vecchia basilica paleocristiana, famosa per le sue 100 colonne, si trovava ormai in rovina poiché i muri relativamente sottili e il tetto a capriate minacciavano di crollare e la chiesa era sempre meno in grado di far fronte alle sue molteplici funzioni. Giulio II decise di aggiungere alla vecchia navata i tre bracci di un coro e di un transetto, di sormontare la chiesa con una cupola e di rinnovare la navata. Il primo dei progetti conservatisi di Bramante deve risalire ai primi mesi del 1505: l'architetto integra il coro in un corpo longitudinale, allarga il diametro della crociera e quello della cupola e colloca la tomba di San Pietro esattamente al centro. Bramante propone un edificio a pianta centrale a quincunx, cioè a croce greca con altre quattro croci greche più piccole disposte simmetricamente intorno ad una grande cupola centrale, al quale dovette rinunciare poiché il pontefice fece concentrare i lavori sul braccio del coro e sulla sua cappella funeraria.

Non eseguito per una serie di lunghissimi avvicendamenti alla conduzione del cantiere (da Raffaello a Michelangelo a Carlo Maderno), il progetto bramantesco influenzò comunque lo sviluppo dell'edificio, con il sistema della grande volta a botte con i quattro pennacchi diagonali che sorreggono una vasta cupola emisferica. Benché l'esterno e buona parte dell'interno dell'attuale San Pietro parlino il linguaggio di Michelangelo, furono Giulio II e Donato Bramante i veri ideatori di questo centro spirituale e materiale della città.[/align]
Ultima modifica di Soleanna1 il dom lug 08, 2007 4:25 pm, modificato 4 volte in totale.
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Messaggioda Soleanna1 il dom giu 24, 2007 7:07 pm

Cristo alla colonna, 1490

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Messaggioda Soleanna1 il mer lug 04, 2007 11:33 pm

Eraclito e Democrito, 1477

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Messaggioda Soleanna1 il mer lug 04, 2007 11:35 pm

Uomini d'arme, 1481

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Uomo con l'alabarda, 1481 ca

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