Dichiarazione In Difesa Delle Terre Indiane

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Dichiarazione In Difesa Delle Terre Indiane

Messaggioda Soleanna1 il gio gen 19, 2006 12:41 am

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ECCO LA PIU’ BELLA E PROFONDA DICHIARAZIONE SULL’AMBIENTE

CHE MAI SIA STATA SCRITTA:

ANNO 1854

RISPOSTA DEL CAPO INDIANO SEATTLE AL GRANDE CAPO BIANCO DI WASHINGTON, CHE VOLEVA COMPERARE UNA GRANDE ESTENSIONE DI TERRE INDIANE, PROMETTENDO AGLI INDIANI UNA RISERVA.



Come si può comprare e vendere il firmamento o il calore della terra ?

Noi non conosciamo questa idea. Se non siamo padroni del fresco dell’aria nè della purezza delle acque, voi come potete comprarli ? Ogni pezzetto di questa terra è sacro per il mio popolo; ogni granello di sabbia della spiaggia, ogni goccia di rugiada dei boschi e perfino il ronzio di ogni insetto è sacro per la memoria ed il passato del mio popolo.

La linfa che circola nelle vene degli alberi porta con sè la memoria dei pellerossa. I morti dell’uomo bianco, quando iniziano il loro cammino fra le stelle dimenticano il loro paese di origine; in cambio i nostri morti non possono mai dimenticare questa terra buona, dato che è la madre dei pellerossa. Noi siamo parte della terra ed allo stesso tempo la terra è parte di noi.

I fiori profumati sono nostri fratelli; la selvaggina, il cavallo, la grande aquila: sono tutti nostri fratelli. Le montagne scoscese, i prati umidi, il calore del corpo del cavallo e l’uomo appartengono tutti alla stessa famiglia.

Perciò quando il grande capo di Washington nel suo messaggio ci dice di voler comprare le nostre terre, ci sta domandando troppo.

Ma il Grande Capo ci dice anche che ci lascierà un luogo dove poter vivere confortevolmente fra di noi. Lui diventerà il nostro padre e noi i suoi figli. Per questo prendiamo in considerazione la sua offerta di comprare le nostre terre. Non è facile, perchè questa terra per noi è sacra. L’acqua che scorre nei fiumi e nei torrenti, non è acqua solamente, ma rappresenta anche il sangue dei nostri antenati.

Se vendiamo le terre, dovete ricordarvi che sono sacre ed allo stesso tempo glielo dovete insegnare ai vostri figli; e gli dovete insegnare che ogni riflesso fantasmagorico nelle acque limpide dei laghi racconta la storia e le memorie della vita della nostra gente. Il mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli e saziano la nostra sete; portano le nostre canoe ed alimentano i nostri figli. Se vendiamo le nostre terre, dovete ricordare ed insegnare ai vostri figli che i fiumi sono nostri fratelli e quindi dovete trattarli con la stessa dolcezza con cui si tratta un fratello.

Sappiamo che l’uomo bianco non capisce il nostro modo di vivere. Lui non sa distinguere fra un pezzo di terra ed un altro, perchè è come un estraneo che arriva di notte e prende dalla terra ciò di cui ha bisogno. La terra non gli è sorella, ma nemica, ed una volta conquistata prosegue il suo cammino lasciandosi dietro la tomba dei suoi padri, e non gli importa niente. Sequestra la terra ai suoi figli: ed anche questo non gli importa. Dimentica sia la tomba dei suoi padri sia il patrimonio dei suoi figli. Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il firmamento, come oggetti che si comprano, si sfruttano e si vendono come pecore.

La sua fame divorerà la terra e lascierà dietro di sè solo il deserto.

Non so, ma il nostro modo di vivere è diverso dal vostro. Solamente il vedere le vostre città rattrista i pellerossa. Ma forse sarà perchè il pellerossa è un selvaggio e non capisce niente.

Nella città dell’uomo bianco non esiste un uomo tranquillo, nè un luogo dove ascoltare come si aprono le foglie degli alberi in primavera o come volano gli insetti. Ma anche questo dev’essere perchè sono solo un selvaggio che non capisce niente.

Il rumore sembra un insulto alle nostre orecchie. E dopotutto, a che serve la vita se l’uomo non può ascoltare il grido solitario del gufo, nè le discussioni notturne delle rane sulla riva della palude?

Sono un pellerossa e non capisco niente. Noi preferiamo il lieve sussurro del vento sulla superficie della palude e pure l’odore dello stesso vento purificato dalla pioggia del mezzogiorno o profumato dall’aroma del pino.

L’aria ha un valore incalcolabile per il pellerossa, perchè tutti gli esseri partecipano della stessa aria: la bestia, l’albero, l’uomo, tutti respirano la stessa aria. L’uomo bianco non sembra consapevole dell’aria che respira: come un moribondo durante un’agonia molto lunga egli è insensibile alla puzza.

Ma se vendiamo le nostre terre dovete ricordarvi che l’aria per noi è inestimabile. Il vento che ha dato il primo respiro di vita ai nostri nonni riceve anche il loro ultimo respiro.

E se vi vendiamo le nostre terre, voi dovete conservarle come qualcosa di diverso e sacro, come un luogo dove anche l’uomo bianco possa assaporare il vento profumato dei fiori dei prati.

Per questo prendiamo in considerazione la vostra offerta di comprare le nostre terre. Se decidiamo di accettarla, io porrò delle condizioni: l’uomo bianco dovrà trattare gli animali di questa terra come suoi fratelli.

Sono un selvaggio e non capisco altro modo di vivere.

Ho visto migliaia di bufali marcire nelle praterie, uccisi dalle pallottole dell’uomo bianco, sparate da un treno in marcia. Sono un selvaggio e non capisco come una macchina fumante possa interessare di più del bufalo che noi ammazziamo solo per sopravvivere.

Che sarebbe dell’uomo bianco senza gli animali? Se fossero sterminati tutti, anche l’uomo bianco morirebbe di solitudine spirituale perchè ciò che succede agli animali, succederà anche all’uomo.

Tutto è collegato.

Dovete insegnare ai vostri figli che la terra che voi calpestate è la cenere dei nostri padri. Inculcate ai vostri figli, come noi abbiamo insegnato ai nostri, che la terra è la nostra madre.

Tutto ciò che accade alla terra, accadrà ai figli della terra.

Se gli uomini sputano in terra, sputano su sè stessi.

Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, ma è l’uomo che appartiene alla terra.

Questo è ciò che sappiamo. Tutto è collegato, come il sangue che unisce una famiglia. Tutto è collegato.

Non è stato l’uomo a tessere la trama della vita: egli è soltanto un filo. Quello che fa alla trama, lo fa a sè stesso.

Neppure l’uomo bianco, il cui Dio passeggia e parla con lui da amico ad amico, sfuggirà al destino comune.

Nonostante tutto, forse siamo fratelli. Lo vedremo.

Sappiamo una cosa che forse l’uomo bianco un giorno scoprirà: il nostro Dio è lo stesso Dio.

Voi adesso potete pensare che vi appartenga così come desiderate che vi appartengano le nostre terre. Ma non è così.

Egli è il Dio degli uomini e la sua compassione si distribuisce nella stessa misura fra il pellerossa e l’uomo bianco.

Questa terra ha un valore inestimabile per Lui e se viene danneggiata si provocherebbe l’ira del Creatore.

Anche i bianchi perirebbero, forse prima delle altre tribù.

Contaminate i vostri letti ed una notte perirete affogati nei vostri stessi residui.

Ma voi camminerete verso la vostra distruzione circondati di gloria, ispirati dalla forza del Dio che vi ha guidati a questa terra e che a causa di qualche destino speciale vi ha dato il dominio su di essa e sopra i pellerossa.

Questo destino è per noi un mistero, in quanto non capiamo perchè vengono sterminati i bufali, perchè si domano i cavalli selvaggi, perchè vengono saturati gli angoli segreti dei boschi con il respiro di tanti uomini e si riempie il paesaggio delle colline lussureggianti con cavi parlanti.

Dov’è la pianura ? Distrutta

Dov’è l’aquila ? E’ scomparsa.

Finisce la vita ed incomincia la sopravvivenza. [/align]

Soleanna1
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Messaggioda Misscoty il gio mag 24, 2007 9:53 pm

Gli indiani d’America vivevano riuniti in tribù in ambienti diversi: praterie, montagne, lungo i fiumi e i laghi: erano spesso nomadi e dediti alla caccia e alla pesca. Ebbero i primi contatti con gli Europei dopo che iniziarono le migrazioni di inglesi nel continente americano. A poco a poco il numero dei bianchi aumentò sempre più costringendoli a ritirarsi in zone sempre più ristrette, per i massacri che subivano ad opera degli invasori, fino ad essere confinati nelle riserve. Ma questo non impedì all'uomo bianco di continuare a sterminarli fino alla quasi estinzione. Difatti attualmente i nativi d' America sono circa 500 mila.

Questa lettera fu scritta dal capo dei Pellirossa Capriolo Zoppo nel 1854 al Presidente degli Stati Uniti Franklin Pirce.
Il documento qui integralmente riprodotto è senz’altro una delle più elevate espressioni di sintonia dell’uomo col creato ed esprime la ricchezza universale dei “popoli nativi”, dei veri “indigeni” di ogni luogo della terra ed è la risposta che il Capo Tribù di Duwamish inviò al Presidente degli Stati Uniti che chiedeva di acquistare la terra dei Pellerossa.

"Il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra. Il grande Capo ci manda anche espressioni di amicizia e di buona volontà. Ciò è gentile da parte sua, poiché sappiamo che egli ha bisogno della nostra amicizia in contraccambio. Ma noi consideriamo questa offerta, perché sappiamo che se non venderemo, l’uomo bianco potrebbe venire con i fucili a prendere la nostra terra. Quello che dice il Capo Seattle, il grande Capo di Washington può considerarlo sicuro, come i nostri fratelli bianchi possono considerare sicuro il ritorno delle stagioni.

Le mie parole sono come le stelle e non tramontano. Ma come potete comprare o vendere il cielo, il colore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell’aria o dello scintillio dell’acqua: come potete comprarli da noi?

Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi oscuri, ogni insetto ronzante è sacro nella memoria e nella esperienza del mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell’uomo rosso. I morti dell’uomo bianco dimenticano il paese della loro nascita quando vanno a camminare tra le stelle. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo e l’aquila sono nostri fratelli. Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia. Perciò. Quando il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Egli ci manda a dire che ci riserverà un posto dove potremo vivere comodamente per conto nostro. Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli. Quindi noi considereremo la Vostra offerta di acquisto. Ma non sarà facile perché questa terra per noi è sacra. L’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è soltanto acqua ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni tremolante riflesso nell’acqua limpida del lago parla di eventi e di ricordi, nella vita del mio popolo.

Il mormorio dell’acqua è la voce del padre, di mio padre. I fiumi sono i nostri fratelli ed essi saziano la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono i nostri fratelli ed anche i vostri e dovete perciò usare con i fiumi la gentilezza che userete con un fratello.

L’uomo rosso si è sempre ritirato davanti all’avanzata dell’uomo bianco, come la rugiada sulle montagne si ritira davanti al sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono terreno sacro e così queste colline e questi alberi. Questa porzione di terra è consacrata, per noi. Noi sappiamo che l’uomo bianco non capisce i nostri pensieri. Una porzione della terra è la stessa per lui come un’altra, perché egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra qualunque cosa gli serve. La terra non è suo fratello, ma suo nemico e quando la ha conquistata, egli si sposta, lascia le tombe dei suoi padri dietro di lui e non se ne cura. Le tombe dei suoi padri e i diritti dei suoi figli vengono dimenticati. Egli tratta sua madre, la terra e suo fratello, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfruttate e vendute, come fossero pecore o perline colorate.

IL suo appetito divorerà la terra e lascerà dietro solo un deserto.

Non so, i nostri pensieri sono differenti dai vostri pensieri. La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò avviene perché l’uomo rosso è un selvaggio e non capisce.

Non c’è alcun posto quieto nelle città dell’uomo bianco. Alcun posto in cui sentire lo stormire di foglie in primavera o il ronzio delle ali degli insetti. Ma forse io sono un selvaggio e non capisco. Il rumore della città ci sembra soltanto che ferisca gli orecchi. E che cosa è mai la vita, se un uomo non può ascoltare il grido solitario del succiacapre o discorsi delle rane attorno ad uno stagno di notte?

Ma io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il dolce rumore del vento che soffia sulla superficie del lago o l’odore del vento stesso, pulito dalla pioggia o profumato dagli aghi di pino.

L’aria è preziosa per l’uomo rosso poiché tutte le cose partecipano dello stesso respiro.

L’uomo bianco sembra non accorgersi dell’aria che respira e come un uomo da molti giorni in agonia, egli è insensibile alla puzza.

Ma se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare che l’aria è preziosa per noi e che l’aria ha lo stesso spirito della vita che essa sostiene. Il vento, che ha dato ai nostri padri il primo respiro, riceve anche il loro ultimo respiro. E il vento deve dare anche ai vostri figli lo spirito della vita. E se vi vendiamo la nostra terra, voi dovete tenerla da parte e come sacra, come un posto dove anche l’uomo bianco possa andare a gustare il vento addolcito dai fiori dei prati.

Perciò noi consideriamo l’offerta di comprare la nostra terra, ma se decideremo di accettarla, io porrò una condizione. L’uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli. Io sono un selvaggio e non capisco altri pensieri. Ho visto migliaia di bisonti che marcivano sulla prateria, lasciati lì dall’uomo bianco che gli aveva sparato dal treno che passava. Io sono un selvaggio e non posso capire come un cavallo di ferro sbuffante possa essere più importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per sopravvivere.

Che cosa è l’uomo senza gli animali? Se non ce ne fossero più gli indiani morirebbero di solitudine. Perché qualunque cosa capiti agli animali presto capiterà all’uomo. Tutte le cose sono collegate.

Voi dovete insegnare ai vostri figli che il terreno sotto i loro piedi è la cenere dei nostri antenati. Affinché rispettino la terra, dite ai vostri figli che la terra è ricca delle vite del nostro popolo. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri, che la terra è nostra madre. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi.

Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso. Ma noi consideriamo la vostra offerta di andare nella riserva che avete stabilita per il mio popolo. Noi vivremo per conto nostro e in pace. Importa dove spenderemo il resto dei nostri giorni.

I nostri figli hanno visto i loro padri umiliati nella sconfitta. I nostri guerrieri hanno provato la vergogna. E dopo la sconfitta, essi passano i giorni nell’ozio e contaminano i loro corpi con cibi dolci e bevande forti. Poco importa dove noi passeremo il resto dei nostri giorni: essi non saranno molti. Ancora poche ore, ancora pochi inverni, e nessuno dei figli delle grandi tribù, che una volta vivevano sulla terra e che percorrevano in piccole bande i boschi, rimarrà per piangere le tombe di un popolo, una volta potente e pieno di speranze come il vostro. Ma perché dovrei piangere la scomparsa del mio popolo? Le tribù sono fatte di uomini, niente di più. Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare. Anche l’uomo bianco, il cui Dio cammina e parla con lui da amico a amico, non può sfuggire al destino comune.

Può darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo.

Noi sappiamo una cosa che l’uomo bianco forse un giorno scoprirà: il nostro Dio è lo stesso Dio. Può darsi che voi ora pensiate di possederlo, come desiderate possedere la nostra terra. Ma voi non potete possederlo. Egli è il Dio dell’uomo e la sua compassione è uguale per l’uomo rosso come per l’uomo bianco. Questa terra è preziosa anche per lui. E far male alla terra è disprezzare il suo creatore. Anche gli uomini bianchi passeranno, forse prima di altre tribù. Continuate a contaminare il vostro letto e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti.

Ma nel vostro sparire brillerete vividamente, bruciati dalla forza del Dio che vi portò su questa terra e per qualche scopo speciale vi diede il dominio su questa terra dell’uomo rosso. Questo destino è un mistero per noi, poiché non capiamo perché i bisonti saranno massacrati, i cavalli selvatici tutti domati, gli angoli segreti della foresta pieni dell’odore di molti uomini, la vista delle colline rovinate dai fili del telegrafo. Dov’è la boscaglia? Sparita. Dov’è l’aquila? Sparita. E che cos’è dire addio al cavallo e alla caccia? La fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.

Noi potremmo capire se conoscessimo che cos’è che l’uomo bianco sogna, quali speranze egli descriva ai suoi figli nelle lunghe notti invernali, quali visioni egli accenda nelle loro menti, affinché essi desiderino il futuro. Ma noi siamo dei selvaggi. I sogni dell’uomo bianco ci sono nascosti. E poiché ci sono nascosti noi seguiremo i nostri pensieri.

Perciò noi considereremo l’offerta di acquistare la nostra terra. Se accetteremo sarà per assicurarci la riserva che avete promesso. Lì forse potremo vivere gli ultimi nostri giorni come desideriamo. Quando l’ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra ed il suo ricordo sarà l’ombra di una nuvola che si muove sulla prateria, queste spiagge e queste foreste conserveranno ancora gli spiriti del mio popolo.

Poiché essi amano questa terra come il neonato ama il battito del cuore di sua madre. Così, se noi vi vendiamo la nostra terra, amatela come l’abbiamo amata noi. Conservate in voi la memoria della terra com’essa era quando l’avete presa e con tutta la vostra forza, con tutta la vostra capacità e con tutto il vostro cuore conservatela per i vostri figli ed amatela come Dio ci ama tutti.

Noi sappiamo una cosa, che il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra è preziosa per Lui. Anche l’uomo bianco non fuggirà al destino comune. Può darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo!"

Capriolo Zoppo, 1854
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