Movimenti artistici

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Movimenti artistici

Messaggioda Soleanna1 il ven giu 01, 2007 5:26 pm

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Ogni pittore ha il proprio stile personale, ma a volte si possono riunire più pittori sotto una corrente artistica.

I principali movimenti artistici sono (in ordine alfabetico):

Action painting (pittura d'azione)
Aeropittura
Ambulanti
Anacronismo
Art Déco
Arte astratta
Arte barocca contemporanea
Arte classica
Arte contemporanea
Arte concettuale
Arte moderna
Arte naïf
Art nouveau
Arte postale
Arte povera
Avanguardia
Bambocciate
Barrocchismo
Barocco
Body art
Caravaggismo
Carolingio
Classicismo
Cobra
Color field painting (pittura a campi di colore)
Cubismo
Dadaismo
De Stijl
Divisionismo
Enfatismo o Enfartismo
Espressionismo
Espressionismo astratto
Eventualismo
Fauves o Fauvismo
Futurismo
Gotico
Graffiti Writing
Gutai
Idropittura
Impressionismo
Informale
Iperrealismo
Land Art
Liberty
Linearismo
Mac
Macchiaioli
Manierismo
Metafisica
Minimalismo o Minimal Art
Neoclassicismo
Neosurrealismo
Neoprimitivismo
Nuova oggettività
Orfismo (o Cubismo orfico)
Pop art
Post-impressionismo
Raggismo
Realismo
Realismo esistenziale (pittura)
Rectoversion
Rococò
Romanticismo
Simbolismo
Suprematismo
Surrealismo
Transavanguardia
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Soleanna1
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Action painting (pittura d'azione)

Messaggioda Soleanna1 il ven giu 01, 2007 5:38 pm

Action Painting

L'action painting (letteralmente pittura d'azione) a volte chiamata astrazione gestuale oppure espressionismo astratto, è uno stile di pittura nella quale il colore viene fatto sgocciolare spontaneamente, lanciato o macchiato sulle tele, piuttosto che applicato con attenzione. L'opera che ne risulta enfatizza l'atto fisico della pittura stessa.

Lo stile si diffuse negli anni '40 e nei '60, ed è strettamente associato con l'espressionismo astratto (alcuni critici hanno usato i termini action painting e espressionismo astratto in modo intercambiabile). Una minima comparazione è spesso tracciata tra l'action painting americana e il tachisme francese.

Il termine venne coniato dal critico americano Harold Rosenberg nel 1952, e segnalava un maggior cambiamento nella prospettiva estetica dei pittori e dei critici della Scuola di New York. Mentre espressionisti astratti come Jackson Pollock e Willem de Kooning sono stati a lungo schietti nella loro visione di una pittura come un'arena all'interno della quale venire a patti con l'atto della creazione, i primi critici favorevoli alla loro causa come Clement Greenberg, si focalizzarono sull'oggettività delle loro opere. Per Greenberg, era la fisicità delle superfici coagulate e incrostate d'olio dei dipinti la chiave per comprenderli come documenti della lotta esistenziale degli artisti.

La critica di Rosenberg cambiò l'enfasi dall'oggetto alla lotta stessa, essendo il dipinto finito solo la manifestazione fisica, una specie di residuo, del lavoro effettivo dell'arte, che era nell'atto del processo della creazione del dipinto.

Nelle due successive decadi, la ridefinizione di Rosenberg dell'arte come un atto piuttosto che come un oggetto, come un processo piuttosto che un prodotto, era influente, e condusse alla formazione di numerosi movimenti artistici maggiori dagli Happening e Fluxus alla Conceptual e Earth Art.

Esponenti di spicco
Il pittore Jackson Pollock dipingeva facendo colare dall'alto vernici e colori su supporti di grandi dimensioni, creando texture di colori diversi. Altri pittori americani preferirono chiamare la loro arte Abstract Expressionism (espressionismo astratto). Tra questi artisti vi sono Willem de Kooning e Mark Rothko.

Contesto storico
È essenziale per capire questo movimento, comprendere anche in che contesto storico si fosse realizzato. Un prodotto dell'insorgenza artistica post-bellica, si sviluppò in un'era dove la Meccanica Quantistica e la Psicanalisi stavano cominciando a fiorire e cambiare l'intera comprensione del mondo e la coscienza di sé della civiltà occidentale.

La precedente arte di Kandinsky e Mondrian aveva cercato di distogliersi dal ritrarre oggetti e invece cercò di pizzicare e stuzzicare le emozioni dello spettatore. L'Action Art si appropriò di questo tentativo e lo sviluppò, usando le idee di Freud sul subconscio come fondamento principale. I dipinti degli Action Artists non volevano ritrarre nessun oggetto qualunque e allo stesso modo non venivano creati per stimolare l'emozione. Al contrario venivano creati per toccare gli osservatori nel profondo del loro subconscio. Questo venne realizzato dall'Artist dipingendo “inconsciamente”.

L'atto inconscio
Questa attività spontanea era l'azione del pittore. Il pittore avrebbe lasciato sgocciolare il coloro sulle tele, spesso semplicemente danzandoci intorno, o anche stare in piedi sulle tele, e lasciando semplicemente cadere il coloro dove il subconscio mentale vuole, quindi lasciando che la parte inconscia della psiche si esprima.

Per esempio, nei dipinti di Jackson Pollok possiamo spesso trovare mozziconi di sigarette. Quando creava i suoi dipinti, permetteva a sé stesso di cadere in uno stato di trance nel quale nessun atto conscio doveva manifestarsi; così se aveva l'impulso istintivo di gettare la sigaretta in terra, lo faceva, sia che davanti ai suoi piedi ci fosse un marciapiede, sia anche una tela. Cosa poi si arriva a vedere è come osservare qualcuno che spenge la propria sigaretta finita. La maggior parte delle volte, la persona la butta a terra senza pensare a quel che sta facendo. Cosa provavano a ritrarre gli Action Painters, era solo questo, un'azione spontanea completamente eseguita senza pensarci. Come l'osservatore, spesso si vede gente che getta sigarette senza neanche pensarci. E adesso, grazie agli Action Painters, ciò che si vede nelle loro opere è come i rimasugli spiaccicati di una sigaretta su un marciapiede. Quindi si pensa all'atto di cui si può riconoscere le manifestazioni come atto inconscio.

Tutto ciò, comunque, non è qualcosa che si può spiegare o interpretare, poiché è solo una manifestazione inconscia.
Ultima modifica di Soleanna1 il ven giu 01, 2007 5:44 pm, modificato 2 volte in totale.
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Aeropittura

Messaggioda Soleanna1 il ven giu 01, 2007 5:39 pm

Aeropittura

L'aeropittura è una declinazione pittorica del futurismo che si afferma negli anni successivi alla prima guerra mondiale.

Espressione del mito della macchina e della modernità caratteristico del movimento marinettiano, l'aeropittura manifesta l'entusiasmo per il volo, il dinamismo e la velocità aeree. Le caratteristiche dell'aeropittura e i temi guida si vanno precisando nel corso degli anni venti per trovare infine una codificazione nel manifesto l'Aeropittura futurista, redatto nel 1929 da Marinetti, Balla, Prampolini, Dottori e Somenzi. Già dalla Biennale di Venezia del 1926, l'aeropittura aveva trovato tuttavia, nella pratica, una propria continuità formale in una resa che accentuava la scansione delle immagini per piani di colore accentuando ora il carattere meccanico e dinamico dell'aviazione, ora forme di lirismo fantastico ispirato al volo.
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Art déco

Messaggioda Soleanna1 il ven giu 01, 2007 5:47 pm

Art Déco

L'Art Déco (dalla lingua francese: Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes, Esposizione internazionale delle arti decorative e industriali moderne) è stato un movimento dell'inizio del secolo XX che, partito dalle arti decorative, influenzò anche l'architettura, la moda e le arti visive.

L'Art Déco deriva il suo nome dall'Esposizione Internazionale del tenutasi a Parigi nel 1925, il cui nome formale era Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes; essa presentava gli oggetti di lusso nella moda parigina, e riassicurava il mondo che Parigi continuava a rimanere il centro internazionale per lo stile anche dopo la prima guerra mondiale. L'Art Déco non era però nata con l'Esposizione; era già uno degli stili principali in Europa dall'inizio degli anni '20, anche se non ebbe successo negli Stati Uniti fino intorno al 1928, a partire dalla quale data si tramutò rapidamente nello Streamline Moderne durante anni '30, la decade associata maggiormente all'Art Déco americana.

Parigi rimase il centro maggiore per il design Art Déco, con la mobilia di Jacques Emile Ruhlmann, il miglior designer di arredamento in stile Art Déco e forse l'ultimo ebanista parigino tradizionale, e di Jean Jaques Rateau, con l'azienda di Süe et Mare, i pannelli di Eileen Gray, il ferro battuto di Edgar Brandt, gli oggetti in metallo e le lacche di Jean Dunand, i lavori in vetro di René Lalique e Maurice Marinot, con gli orologi e la gioielleria di Cartier.

Anche se il termine Art Déco venne coniato durante l'Esposizione del 1925, non ebbe un ampio uso fino a che non fu rivalutato negli anni '60. I suoi fautori non formavano però una comunità uniforme. È uno stile eclettico, influenzato da una molteplicità di fonti, tra cui si possono citare:

Le prime opere della Wiener Werkstätte, per il design industriale funzionale
Le arti "primitive", come quella africana, egiziana o azteca
La scultura e i vasi dell'Antica Grecia, del periodo arcaico, meno naturalistico
Gli scenari e i costumi di Léon Bakst per i Balletti Russi di Diaghilev
Le forme frazionarie, cristalline e sfaccettate del cubismo e del futurismo
Le gamme di colori del Fauvismo
Le forme severe del Neoclassicismo: Boullée, Schinkel
Tutto ciò che riguarda il jazz, o l'era Jazz
Motivi e forme di animali, il fogliame tropicale, le ziggurat, i cristalli, i motivi solari e i getti d'acqua
Forme femminili "moderne", agili e atletiche
Tecnologia da "macchina del tempo" come la radio e i grattacieli.
Oltre a queste influenze, l'Art Déco è caratterizzata dall'uso di materiali come l'alluminio, l'acciaio inox, lacca, legno intarsiato, pelle di squalo o di zebra. L'uso massiccio di forme a zigzag o a scacchi, e curve vaste (diverse da quelle sinuose dell'Art Nouveau), motivi a 'V' e a raggi solari. Alcuni di questi motivi erano usati per opere molto diverse fra loro, come i motivi a forma di raggi solari: furono utilizzati per delle scarpe da donna, griglie per termosifoni, l'auditorium del Radio City Music Hall e la guglia del Chrysler Building. L'Art Deco fu uno stile opulento, probabilmente in reazione all'austerità forzata dagli anni della prima guerra mondiale. L'Art Déco fu uno stile molto popolare per gli interni dei cinema e dei transatlantici come l'Ile de France e il Normandie.

Un movimento parallelo che la seguiva da vicino, lo Streamline o Streamline Moderne, fu influenzato dalle tecniche manifatturiere e di aerodinamicità che nacquero dalla scienza e dalla produzione di massa di oggetti come i proiettili o le navi di linea, dove l'aerodinamicità era coinvolta. Dopo che il design dell'Air-Flo Chrysler del 1933 ebbe successo, le forme "streamlined" iniziarono ad essere usate anche per oggetti come frigoriferi o temperini. In architettura, questo stile fu caratterizzato da angoli arrotondati, soprattutto per edifici agli angoli delle strade.

Alcuni storici considerano l'Art Déco come una forma primitiva del Modernismo o del Movimento Moderno in architettura. Di fatto, il Razionalismo Italiano utilizzò alcuni elementi di questa epressione artistica frammisti a strutture razionali, soprattutto nelle Città di fondazione in epoca fascista in Italia e soprattutto nelle colonie,(Dodecaneso, Libia, Eritrea, Etiopia), dove riagganci alla tradizione locale ed un certo gusto dell'esotico ne furono il filo conduttorre. Come esempi più significativi potremmo citare diversi palazzi di Rodi, che ne portano i segni più evidenti, mentre in città di nuova fondazione ma essenzialmente razionaliste, come Portolago, nell'isola Greca di Leros, o Sabaudia in italia se ne leggono solo accenni in alcuni edifici.

L'Art Déco aveva però lentamente campo in Occidente dopo aver raggiunto la produzione di massa, nell'ambito della quale iniziò a essere derisa perché si riteneva che fosse pacchiana e che presentasse un'immagine falsa del lusso. Alla fine questo stile fu stroncato dall'austerità della seconda guerra mondiale. In Stati coloniali, come l'India, divenne il punto di partenza del Modernismo e continuò ad essere usato fino agli anni '60. Vi fu un nuovo interesse per l'Art Déco negli anni '80, grazie al design grafico di quel periodo, dove la sua associazione ai film noir ed alla moda degli anni '30 portò al suo uso nella pubblicità per la moda e la gioielleria.

Artisti e designer Art Déco
Maurice Ascalon (1913-2003)
Adolphe Mouron Cassandre
Jean Dunand
Jean Dupas
Erté (Romain de Tirtoff) (1892-1990)
Alexandra Exter
Eileen Gray
Georg Jensen
René Lalique
Jules Leleu
Tamara de Lempicka
Paul Manship
Émile-Jacques Ruhlmann
Sue et Mar
Walter Dorwin Teague
Carl Paul Jennewein

Architetti Art Déco
Ernest Cormier
Raymond Hood
Le Corbusier (Charles Edouard Jeanneret-Gris)
William van Alen
Wirt C. Rowland
Joseph Sunlight
Pablo Antonio
Ralph Walker
Ely Jacques Kahn

Alcune realizzazioni Art Déco
L'Argyle Hotel a Los Angeles, California
Il Bullock's Wilshire Building a Los Angeles, California (ora sede della Southwestern University School of Law)
Empire State Building
Chrysler Building
Asmara, la capitale dell'Eritrea
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Astrattismo

Messaggioda Soleanna1 il ven giu 01, 2007 5:49 pm

Astrattismo

L'Astrattismo è un'esperienza artistica nata nei primi anni del XX secolo, in zone d'Europa lontane tra loro, dove si sviluppò senza intenti comuni. Il termine indica quelle opere pittoriche e plastiche che esulano dalla rappresentazione oggettiva della realtà.

L'industralizzazione accende lo scontro tra la borghesia e la classe operaia: questa, costretta in miseria a causa dei frequenti soprusi dei datori di lavoro, si riunisce in sindacati e rivendica condizioni migliori. Parallelamente, gli stati europei si lanciano nella colonizzazione di paesi africani e asiatici.

In filosofia si afferma l'irrazionalismo di Sigmund Freud e Nietzsche, in contrapposizione alla serenità della Belle époque.

La diffusione sempre più ampia dei mezzi di riproduzione delle immagini, come la fotografia, porta gli artisti ad esaltare le peculiarità dell'arte che siano inaccessibili alla meccanicità, ovvero un'interpretazione del reale soggettiva, propria ed esclusiva dell'artista.

Fondamentali furono le esperienze fauvista e cubista: la prima esaltava lo stato d'animo dell'artista attraverso l'uso non tradizionale del colore, mentre il secondo perseguiva la semplificazione delle forme secondo l'ordine della geometria.

La pittura
L'astrattismo nasce dalla scelta degli artisti di negare la rappresentazione della realtà per esaltare i propri sentimenti attraverso forme, linee e colori.

Punto di riferimento fondamentale è il testo di Wilhelm Worringer Astrazione ed empatia, del 1908, dove l'arte viene interpretata in base all'intenzionalità dell'artista. La forma viene intesa come risultato dell'incontro tra uomo e mondo, in un alternarsi di empatia, ovvero avvicinamento alla realtà, ed astrazione, cioè il rifiuto della realtà.

Vasilij Kandinskij
Realizza i primi acquerelli astratti tra il 1910 e il 1911, ma non aveva ancora conosciuto il testo di Worringer: in seguito, proprio da questo trarrà il termine astratto, che userà per primo in riferimento ad un'opera d'arte. Nei suoi quadri sono quasi del tutto assenti le forme geometriche: preferisce tinte accese e contrasti stridenti. Importante è il rapporto con la musica, dalla quale mutuerà i titoli dei propri lavori: Composizione, Improvvisazione, Impressione, addirittura numerati come si fa con i brani musicali.

Piet Mondrian
In seguito al contatto con Teosofia e Cubismo, l'artista approda al rifiuto della natura per rifugiarsi nella perfezione spirituale delle forme astratte. L'oggetto viene sintetizzato in linee e colori, pur partendo da forme reali, fino a giungere alle campiture geometriche di colori primari.
Nel 1917 fonda la rivista De Stijl, che diventa il punto di riferimento del Neoplasticismo.

Kasimir Malevich
Fu il fondatore del Suprematismo. Si proponeva di raggiungere l'assoluta purezza attraverso la riduzione estrema degli elementi figurativi, fino a giungere al paradosso del Quadrato bianco su fondo bianco.
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Arte barocca contemporanea

Messaggioda Soleanna1 il ven giu 01, 2007 6:03 pm

Arte barocca contemporanea

Contemporary Baroque Art detta anche Contemporary Art-Baroque o Arte barocca contemporanea nasce alla fine del ventesimo secolo grazie al pittore e artista di teatro Gian Andrea Scarello, conosciuto anche come "GAS".

Questo movimento artistico indica uno stile pittorico con uso di forme, figure e temi legati all'arte nel tutto l'arco del periodo barocco(Barocco indica nella storia dell'arte lo stile in varie discipline aristiche in voga in Europa, e soprattutto in Italia, tra il 1600 fino al 1770).

Scarello è soprattutto influenzato dallo stile barocco veneto e dai temi teatrali della Commedia dell'Arte.
La Contemporary Baroque Art e le opere dello Scarello si fondano nell'uso di tecniche pittoriche dell'arte classica e Barocca e poi fuse a quelle dell'arte moderna (soprattuto influenzato dalle tecniche pittoriche dell'impressionismo).
Scarello con la sua "Contemporary Baroque Art" è diventato esempio per una forma d'arte da lui creata e poi amata e usata da molti altri artisti che, da quasi trent'anni, ne seguono le orme o ne prendono e/o copiano lo stile, influenze tipiche, nel rispetto della tradizione dei grandi maestri della scuola pittorica italiana delle venezie.
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Arte contemporanea

Messaggioda Soleanna1 il ven giu 01, 2007 6:05 pm

Arte contemporanea

Il termine arte contemporanea si riferisce generalmente all'arte creata nel presente. L'uso dell'aggettivo "contemporanea" per definire l'arte dei nostri giorni è dovuto in parte alla mancanza di una scuola artistica dominante o distinta riconosciuta da artisti, storici dell'arte e critici. L'espressione tende ad includere tutta l'arte creata dalla fine degli anni sessanta del XX secolo o, in alternativa, dalla presunta fine dell'arte moderna o periodo modernista fino ai giorni nostri (anche se al giorno d'oggi ci sono artisti che creano arte moderna ed altri che creano in praticamente tutti gli stili o mode del passato).

L'arte creata o rappresentata dalla fine del modernismo è alcune volte chiamata arte postmoderna, tuttavia postmodernismo si può riferire sia al contesto storico che all'approccio estetico utilizzato; per di più molti lavori di artisti contamporanei non presentano quegli elementi chiave che caratterizzano l'estetica postmoderna, l'aggettivo contamporanea può quindi essere preferito perché più inclusivo.

L'arte contemporanea si manifesta in varie modalità: videoarte, pittura, fotografia, scultura, arte digitale, disegno, musica, performance, installazioni.

Forse l'aspetto che definisce meglio l'arte contemporanea è la sua indefinibilità. Prima della fine degli anni sessanta la maggior parte delle opere poteva essere etichettata facilmente in una particolare scuola. Anche negli anni settanta e ottanta si possono notare certe tendenze come l'arte concettuale, performance art, arte femminista, pop art, graffiti. L'arte dopo l'era moderna si è trasformata secondo il cambiamento economico, globale, politico e socioculturale. La sempre maggior velocità di scambi di idee, risorse economiche, informazioni e cultura intorno al globo sembra avvenire anche nel mondo dell'arte. Molte delle barriere e distinzioni all'interno dell'arte sono cadute.

L'arte contemporanea non dovrebbe essere confusa con i lavori dell'arte moderna, nonostante le tendenze e i movimenti ci possano direttamente riferire al modernismo. Molte delle direzioni dell'arte moderna sono coinvolte nell'esplorazione base della pittura, per esempio del colore, del colpo di pennello e della tela di canapa. Il filosofo e critico d'arte Arthur Danto ha asserito che il modernismo (inteso come storia dell'arte stessa) è arrivato alla sua fine con la realizzazione delle scatole Brillo di Andy Warhol, le quali hanno funzionato come arte stessa nonostante fossero altamente distinguibili dalla loro controparti della realtà. Queste sculture quindi hanno segnato la fine tra oggetti d'arte e oggetti non artistici.
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Arte concettuale

Messaggioda Soleanna1 il ven giu 01, 2007 6:07 pm

Arte concettuale

La definizione di arte concettuale nel contesto dell'arte contemporanea si deve a Joseph Kosuth che lo utilizzò verso la metà degli anni sessanta per definire il suo obiettivo di un'arte fondata sul pensiero e non più su un ormai frainteso ed equivoco piacere estetico. Nel 1965, infatti, Kosuth realizzò l'opera Una e tre sedie che comprendeva una vera sedia, una sua riproduzione fotografica e la parola "sedia" e che si proponeva di richiamare il fruitore a meditare sulla relazione tra immagine e parola, in termini logici e semiotici.

La rarefazione dei contenuti emozionali nell'arte perseguita dagli artisti concettuali arrivò ben presto anche a determinare la volontà di prescindere dall'opera d'arte in sé: l'idea e la riflessione subentrarono così al manufatto, all'oggetto, indipendentemente dal loro carattere tradizionale o innovativo.
L'arte concettuale fu, in un certo senso, il punto d'arrivo del percorso che, dall'impressionismo in poi, aveva caratterizzato l'evoluzione dell'arte visiva contemporanea mediante la volontà di sottrarre l'arte medesima ai vincoli formali e culturali che ne avevano costituito la tradizione: la scelta di rinunciare addirittura all'opera dopo aver ripudiato in sequenza la prospettiva, la storia, la forma, il valore sociale, la realtà e la natura, rappresentò senza dubbio il momento più alto e, nel contempo, l'ultimo possibile offerto alla ricerca e all'ansia di novità delle avanguardie novecentesche (non a caso l'evento forse più rilevante che seguì i quindici anni d'oro del concettuale – dal 1965 al 1980 – fu denominato Transavanguardia e venne caratterizzato dal ritorno all'oggetto e alla pittura). In questo senso possono essere definite "concettuali" esperienze molto diverse tra loro ma caratterizzate comunque da un comune denominatore inequivocabile (la Land Art, l'Arte povera, la Body Art, la Narrative Art, ecc.).

Le prime esperienze "concettuali" furono rappresentate dai movimenti Neo-Dada e Minimal Art tra gli anni cinquanta e sessanta: il primo, i cui maggiori rappresentanti, come Jasper Johns e Robert Rauschenberg, divennero in seguito esponenti di primo piano della Pop Art, fu caratterizzato dall'uso di oggetti desunti dal quotidiano e inseriti all'interno dell'opera d'arte. Una propensione simile distinguerà poco dopo e in senso già profondamente concettuale anche le provocazioni neo-dadaiste di artisti italiani come Piero Manzoni, noto per i suoi barattoli di merda d'artista.

Anche la "Minimal Art" ebbe origine negli Stati Uniti e fu contraddistinta dalla produzione di grandi strutture geometriche cromaticamente essenziali e ispirate a fredde modalità puramente costruttive che privilegiavano una fruizione di stampo razionalistico, priva di concessioni all'empatia o al godimento estetico.
Negli anni successivi le premesse poste da questi due movimenti furono ereditate e ampliate dall'arte concettuale propriamente detta (Joseph Kosuth, Bruce Nauman, Lawrence Weiner, Joseph Beuys, ecc.), dall'arte povera italiana (Alighiero Boetti, Giulio Paolini, Mario Merz, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto, Luciano Fabro, ecc.) e dalla "Narrative Art", profondamente ispirata dallo stesso Kosuth, nella quale il lavoro degli artisti si concretizzava intorno al dualismo narrativo rappresentato dalle immagini e dalla scrittura.
In ambito concettuale fiorirono anche due forme di azione artistica come l'happening e la performance che, nonostante forti ed evidenti analogie, si distinguono invece per la componente d'improvvisazione anche collettiva tipica dell'happening che non ritroviamo nella performance, più vicina alla pianificazione registica e drammaturgica propria del teatro.
Se gli antefatti storici di queste ultime esperienze furono sicuramente le "Serate futuriste" e il dadaista Cabaret Voltaire, negli anni sessanta il compito di ereditarne la poetica trasferendola all'interno della nuova sensibilità concettuale toccò principalmente alla Body Art, caratterizzata dall'uso del corpo stesso dell'artista per azioni spinte a volte sino ai limiti dell'autolesionismo, e alla Land Art, nella quale spirito documentaristico e nesso tra azione e territorio esplorarono inusitati ambiti espressivi con risultati artistici spesso molto convincenti (dagli impacchettamenti del bulgaro Christo, artista proveniente dal Nouveau Réalisme, agli interventi spettacolari dell'americano Walter De Maria, come The Lightning Field del 1977, ai Testi comprensibili all'infinito di Miche l'angelo fino alle passeggiate dell'inglese Richard Long).
Soleanna1
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Art Nouveau

Messaggioda Soleanna1 il ven giu 01, 2007 6:09 pm

Art Nouveau

L'Art Nouveau (Arte Nuova in francese), fu uno stile artistico, diffuso in Europa e negli Stati Uniti, che interessò le arti figurative, l'architettura e le arti applicate, tra il 1890 e la prima guerra mondiale.

Il movimento, conosciuto internazionalmente soprattutto con la denominazione francofona, assume localmente nomi diversi, ma dal significato di fondo affine, tra i quali: Style Guimard, Style 1900 o Scuola di Nancy (Francia), Stile Liberty, dal nome dei magazzini inglesi proprietà di Arthur Lasenby Liberty, che vendevano oggetti Art Noveau, o Stile Floreale in Italia, Modern Style in Gran Bretagna, Jugendstil ("Stile giovane") in Germania, Nieuwe Kunst nei Paesi Bassi, Styl Młodej Polski (Stile di Giovane Polonia) in Polonia, Style sapin in Svizzera, Sezessionstil (Stile di secessione, vedi la secessione viennese) in Austria, Modern in Russia e Arte Modernista o Modernismo in Spagna che meglio ne caratterizza l'aspetto internazionale.

L'Art Nouveau ebbe il suo inizio nel 1890. Il nome deriva da quello di un negozio parigino, «l'Art Nouveau Bing», aperto nel 1895 da Siegfrid "Samuel" Bing, che sfoggiava alcuni oggetti dal design innovativo, tra cui mobili, tinture, tappeti e vari oggetti d'arte.

Il movimento trae le sue origini dal socialismo utopistico di John Ruskin e si ispirò all'ideologia propugnata dall'Arts and Crafts di William Morris, il quale aveva posto l'accento sulla libera creazione dell'artigiano, come unica alternativa alla meccanizzazione e alla produzione in serie di oggetti di dubbio valore estetico, successivamente aveva cercato nell'industria un alleato piuttosto che un nemico. L'Art Noveau rielaborando questi assunti, precorse il moderno design e buona parte dell'architettura moderna, dando alla progettazione, il ruolo di premessa indipensabile ad ogni intervento creativo. Un punto importante per la diffusione di quest'arte fu l'Esposizione Universale del 1900, svoltasi a Parigi, nella quale il nuovo stile trionfò in ogni campo. Ma il movimento si diffuse anche attraverso altri canali: la pubblicazione di nuove riviste, come L'arts pour tous, e l'istituzione di scuole e laboratori artigianali. Nella decade a seguire, il nuovo stile venne presto messo in commercio con prodotti dozzinali, diretti ad un pubblico di massa, all'incirca dal 1907, e a questo termine venne attribuito un significato negativo.

Nel campo letterario, i caratteri più importanti sono: il preziosismo, l'esotismo, l'allusione ai mondi del passato, ormai scomparsi (il Medioevo cavalleresco, le corti dei re Luigi in Francia, le monarchie cinesi e giapponesi), l'opposizione al positivismo, e l'interesse verso la teosofia. Nella narrativa, rigetta il realismo, optando per la novella storica e il racconto di esperienze di allucinazioni e pazzia, per la descrizione di raffinati ambienti di bohemia, introducendo il personaggio della donna fatale, che conduce gli uomini al piacere e alla morte.

Una delle caratteristiche più importanti dello stile è l'ispirazione alla natura, di cui studia gli elementi strutturali, traducendoli in una linea dinamica e ondulata, con tratto «a frusta». Semplici figure sembravano prendere vita e evolversi naturalmente in forme simili a piante o fiori.

Come movimento artistico l'Art Nouveau possiede alcune affinità con i pittori Preraffaelliti e Simbolisti, e alcune figure come Aubrey Beardsley, Alfons Mucha, Edward Burne-Jones, Gustav Klimt, e Jan Toorop possono essere collocate in più di uno di questi stili. Diversamente dai pittori simbolisti, tuttavia, l'Art Nouveau possedeva un determinato stile visivo; e al contrario dei Preraffaelliti che prediligevano rivolgere lo sguardo al passato, l'Art Nouveau non si formalizzava nell'adoperare nuovi materiali, superfici lavorate, e l'astrazione al servizio del puro design.

L'Art Nouveau in architettura e design d'interni evitò lo storicismo eclettico che permeava l'Epoca vittoriana. Gli artisti dell'Art Nouveau selezionarono e modernizzarono alcuni tra gli elementi del Rococò, come le decorazioni a fiamma e a conchiglia, al posto dei classici ornamenti naturalistici Vittoriani. Prediligevano invece la Natura per fonte di ispirazione ma ne stilizzarono evidentemente gli elementi e ampliarono tale repertorio con l'aggiunta di alghe, fili d'erba, insetti.

Caratteristiche le forme organiche, le linee curve, con ornamenti a predilezione vegetale o floreale. Le stampe giapponesi, con forme altrettanto curvilinee, superfici illustrate, vuoti contrastanti, e l'assoluta piattezza di alcune stampe, furono un'importante fonte di ispirazione. Alcuni tipi di linee e curve divennero dei cliché, poi adoperati dagli artisti di tutto il mondo. Altro fattore di grande importanza è che l'Art Nouveau non rinnegò l'uso dei macchinari come accadde in altri movimenti contemporanei, come quello di Arts & Crafts, ma vennero usati e integrati nella creazione dell'opera. In termini di materiali adoperati la fonte primaria furono certamente il vetro e il ferro battuto, portando ad una vera e propria forma di scultura e architettura.

L'Art Nouveau si configurò come stile ad ampio raggio, che abbracciava i più disparati campi – architettura, design d'interni, gioielleria, design di mobili e tessuti, utensili e oggettistica, illuminazione, ecc. Oggi l'Art Nouveau è considerata precursore dei movimenti più innovativi del ventesimo secolo, come l'espressionismo, il cubismo, il surrealismo, l'Art Deco ed il successivo Movimento Moderno in architettura (in Italia definito anche Razionalismo).

La lavorazione del vetro fu un campo in cui questo stile trovò una libera e grandiosa forma espressiva— per esempio, i lavori di Louis Comfort Tiffany a New York o di Émile Gallé e i fratelli Daum a Nancy in Francia.

In gioielleria l'Art Nouveau ne rivitalizzò l'arte, con la natura come principale fonte di ispirazione, arricchita dai nuovi livelli di virtuosismo nella smaltatura e nell'introduzione di nuovi materiali, come opali o pietre semipreziose. L'aperto interesse per l'arte giapponese e l'ancora più specializzato entusiasmo per la loro abilità nella lavorazione dei metalli, promosse nuove tematiche e approcci agli ornamenti. Per i primi due secoli l'accento fu posto sulle gemme, specialmente sul diamante, e il gioielliere o l'orafo si occupavano principalmente di incastonare pietre, per un loro vantaggio puramente economico. Ma ora stava nascendo un tipo di gioielleria completamente differente, motivato più da un'artista-designer che da un gioielliere in sola qualità di incastonatore di pietre preziose.

Furono i gioiellieri di Parigi e Bruxelles che crearono e definirono l'Art Nouveau in gioielleria, e fu in queste città che vennero creati gli esempi più rinomati. La critica francese dell'epoca fu concorde nell'affermare che la gioielleria stava attraversando una fase di trasformazione radicale, e che il disegnatore di gioielli francese René Lalique ne era il fulcro. Lalique glorificò la natura nella sua arte, estendendone il repertorio per includere nuovi aspetti— libellule o erba—, inspirati dall'incontro tra la sua intelligenza e l'arte giapponese.

I gioiellieri si dimostrarono molto acuti nel richiamarsi con il nuovo stile ad una nobile tradizione guardando indietro, al Rinascimento, con i suoi monili in oro lavorato e smaltato, e la visione del gioielliere come artista prima che artigiano. Nella maggior parte delle opere di quel periodo le pietre preziose retrocessero in un secondo piano. I diamanti furono per lo più utilizzati con un ruolo secondario, accostati a materiali meno noti come il vetro, l'avorio e il corno.

Protagonisti dell'Art Nouveau
Tra i più importanti esponenti dell'Art Nouveau si ricordano:

Architettura
Émile André
Ernesto Basile (1857-1932)
Raimondo D'Aronco (1857-1932)
August Endel (1871-1925)
Antoni Gaudi (1852-1926)
Victor Horta (1861-1947)
Josef Hoffmann (1870-1956)
Hector Guimard (1867-1942)
Charles Rennie Mackintosh (1868-1928)
Louis Sullivan (1856-1924)
Otto Wagner (1841-1918)

Illustrazioni, grafica
Aubrey Beardsley
Gaston Gerard
Alfons Mucha
Edvard Munch
Henri de Toulouse-Lautrec
Pierre Bonnard
Gustav Klimt
Egon Schiele
Giuseppe Sommaruga

Mobili ed interni
Carlo Bugatti
Eugène Gaillard
Louis Majorelle
Henry van de Velde
Ernesto Basile

Lavorazione del vetro
Albert Dammouse
Daum Frères
Francois Decorchemont
Emile Gallé (1846-1904)
René Lalique
Almaric Walter
Argy Rousseau
Louis Comfort Tiffany

Altre arti decorative
Charles R. Ashbee
Samuel Bing
William Bradley
Jules Brunfaut
Hermann Obrist
Philippe Wolfers

Murali e mosaici
Gustav Klimt
Carla Accardi
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Arte Postale - Mail Art

Messaggioda Soleanna1 il ven giu 01, 2007 6:11 pm

Arte Postale - Mail Art

L'arte postale o meglio la Mail Art può essere considerata un movimento artistico. Il network internazionale della Mail Art è arrivato a comprendere migliaia di partecipanti in più di cinquanta paesi dagli anni 1950 partendo dai lavori di Ray Johnson (considerato il padre della mailart moderna nel 1962) e influenzato da precedenti correnti artistiche, come i Futuristi, Dadaisti, i Surrealisti e i contemporanei di Johnson il gruppo Fluxus nel quale furono attivi: John Cage, George Maciunas e Joseph Beuys. Gli artisti si scambiano tipicamente arte effimera (ephemera) in forma di lettere illustrate, zines, buste illustrate, decorate con timbri o con altri strumenti, artist trading card, cartoline illustrate, cartoline postali, artistamp (Francobolli d'Artista), rubberstamp (timbri di fantasia) e oggetti tridimensionali tra i quali ricorrono spesso frammenti di packaging e riferimenti alla pubblicità ed a quella quotinianità che la Pop Art sviluppò come parte integrante della propria 'poetica' simbolica.

La musica di autori come John Cage e altri, i suoni della realtà come pure 'frammenti corporei' per i praticanti della Body Art, la poesia nelle forme più classiche, i brevissimi Haiku mutuati dalla cultura 'lirica' del Giappone ed in quelle ibridate già dalle Avanguardie storiche del primo Novecento, divengono oggetto di Mail Art se inserite nell'intento dell'autore come di ogni 'promotore' di un nuovo progetto. Va ricordato – per rispetto della storia delle Neo-Avanguardie – che il ruolo stesso dell'Autore come artista nella torre eburnea della propria autonomia, venne messo in seria discussione dagli anni '70 del 900 sino ad oggi attuando lavori di gruppo, lo scambio di ruoli nei 'team' di creativi, la sempre più diffusa mancanza di firma ed il comparire di studios; si pensi – ad es. – all'esperienza di Andy Warhol con la sua Factory e le attuali esperienze di scrittori, poeti ed artisti visuali che si ritirano per mesi in luoghi angusti ma condivisi (negli U.S.A.) per operare in una temporanea 'latitanza' dalle metropoli ma in un luogo a forte 'tensione ideativa'.

Si dice, scherzando, che secondo la leggenda Cleopatra, facendosi consegnare avvolta in un tappeto arrotolato, abbia creato la prima mail-art, come pure si pensa -per iperbole- di assimilare alla Mail Art le scritte (realizzate con l'henné sul cuoio capelluto dei giovani discepoli dei grandi filosofi greci) che venivano lette sotto la corta capigliatura dal ... destinatario eppoi lavate per non lasciare tracce leggibili dei concetti rarefatti così trasmessi.

L'esempio più familiare, non condiviso dai mailartisti ma annoverabile in una forma più dilettantistica di Arte Postale è dato dalle buste e dalle cartoline illustrate affrancate con francobolli del primo giorno di emissione, che i filatelici chiamano first-day covers riportanti anche il timbro speciale di annullo con la data, appunto, del primo giorno che aggiunge valore storico-collezionistico e filatelico; la Mail Art vera e propria è costituita da buste, cartoline ed 'oggetti' variamente decorati o elaborati con un ampio ventaglio di altri media (oltre all'indispensabile contenuto iconico, grafico, testuale ed anche 'calligrafico') quali il collage, i timbri decorativi o rubber stamps e la creazione di falsi francobolli o artistamps con una partecipazione individuale 'attiva' al suo divenire un Mail Art artwork' detto in italiano 'lavoro', 'pezzo' o 'opera' siano essi bidimensionali in forma, appunto, di Postcard , enveloppe o tridimensionali in forme più complesse come il 'libro d'artista' o di semplici oggetti di consumo (elaborati o meno), spediti spesso senza un regolare imballaggio, ma con affrancature ed indirizzi volti a decontestualizzare l'oggetto viaggiato ed a 'spiazzare' il servizio di posta oltre che il destinatario.

Per alcune di queste caratteristiche e per l'intento del Networker in Mail Art, si deve ribadire che l'Arte Postale non è semplicemente arte spedita per posta, così come la E-mail art essendo veicolata nel Web non viene annoverata nella Mail Art ma sempre più marcatamente nella Web art o nella Net-art e –dato l'uso indispensabile del computer o dei nuovi 'sistemi' telefonici WAP e UMTS – si definisce, per estensione, digital-art.

Il concetto di 'viaggiato' non configura di per sé la poetica della Mail Art nell'accezione che internazionalmente si dà a questo termine in modo diffuso: va detto che non esistono regole ferree in questa forma di comunicazione di tipo concettuale, ma ci si affida al pensiero ed alla consuetudine attuativa della maggior parte degli autori, degli studiosi e dei gruppi spontanei che praticano la [[[Mail Art]] a far tempo dagli anni '60 ad oggi. L'equivoco di fondo è tra <Mail Art> e <Mailed Art>. Purtroppo si deve prendere atto che nel secondo caso <il nesso tra immagine e testo> raramente risulta assimilabile alla Mailart e questo non consente di estendere la denominazione primaria a tutte le 'opere' spedite per posta.

Alcune peculiarità della Mail Art sono: la progettualità, la tematizzazione, le mostre (pubbliche e gratuite), le documentazioni degli eventi con Liste dei partecipanti (cartacee oppure nel Web), ma soprattutto la consuetudine dei lanci di Project, Call o Convocatoria (in spagnolo) che contraddistinguono questa forma espressiva di comunicazione nel mondo intero. Internet ha avuto e continua a ricoprire un ruolo importante nella diffusione capillare – ed a costi bassissimi – di questi 'Progetti' attraverso 'Mailing-List' e le varie tipologie di Forum e di Gruppi organizzati ed automatici; altro vantaggio è quello di poter fornire la documentazione dei 'Progetti' conclusi ai singoli partecipanti, oltre che stabilire scambi tra singoli nella preparazione di tematiche da lanciare in varie lingue (in genere, e per la maggioranza, in inglese, francese e spagnolo) per fare in modo che il Network della Mail Art raggiunga sempre più lo scambio tra individui di culture e di linguaggi diversi, anche geograficamente lontani tra loro.

I temi sociali ed umanitari proposti da numerosi 'Progetti' di Mail Art sono tra i più frequentati e 'sentiti' in una condivisione spontanea e mai pilotata o pilotabile.

Ad un invio postale artistico si risponde con un altro invio postale artistico nasce così un moto di andata e ritorno che caratterizza l'arte postale dal semplice invio artistico per posta. Anche le rassegne acquistano una valenza a sé stante, non sono la semplice somma delle opere pervenute, ma una somma allgebrica sinergica che dà un taglio particolare ad ogni mostra. E poi non c'è solo buonismo nella mail art, c'è anche rivolta, rabbia, dissacrazione...

La Photo-MailArt è una 'corrente' con un connotato fotografico esplicito o implicito e simbolico, ed è parte integrante – dal 1991 – di quella 'Mail Art internazionale' praticata in risposta a specifici 'Progetti'; in piena adesione alle consuetudini più diffuse tra i Mailartisti, raccoglie opere da autori di ogni portata e -dal 2003- organizza annualmente mostre aperte al pubblico.

Il Mail Art Network è una forma di arte concettuale. È un movimento senza affiliati e senza leader. È un'arte che non è fatta per stare in un museo o per essere venduta ma è arte che viene scambiata gratuitamente. Il termine Network non deve far pensare al Web, che certamente aiuta nel lancio di progetti e nella 'documentazione online' degli invii, ma si riferisce allo scambio cartaceo di progetti tematici insieme all'invio di artwork di Mail Art ma anche alla pubblicazione sulle Fanzine Zine che (sempre meno diffuse per i costi di spedizione) circolano in eventi contraddistinti da performance di Poesia visiva, Narrative Art ed altre forme attinenti lo spirito della Mail Art di respiro internazionale, in un Rizoma che attraversa il globo senza clamori e senza essere assservito al 'Mercato dell'Arte' al quale si opposero, negli U.S.A., i pionieri del libero scambio non mercificato e non musealizzato dalle istituzioni che costoro intendevano contestare.

Le regole principali, non scritte ma rispettate, sono: No Jury, No Rules, No Money, No Return ... intendendosi regalato ogni oggetto di Mail Art (Postcard, Artist-Book o altro oggetto bidimensionale o tridimensionale; a ciò va aggiunta la consuetudine della Reciprocation che prevede di ricambiare con un proprio invio a progetto oppure a tema libero; anche nel caso del diffuso Add and Return e/o Add and Pass ci si sdebita liberamente con una delle poliedriche forme di Mail Art, la cui definizione più diffusa è appunto artwork o lo si rispedisce dopo la propria personale elaborazione. Naturalmente questo vale sia per le forme che si avvalgono di immagini (grafiche, fotografiche, calligrafiche, etc. costituite spesso da collage di frammenti tratti dalla carta stampata) che per i 'lavori-artwork affidati alle parole, con o senza i timbri e gli annulli di fantasia di cui si è detto sopra)

Il messaggio è il mezzo è uno slogan molto usato nell'arte postale. In inglese Mail-art può avere una pronuncia molto simile a Male-art, così alcune artiste hanno provocatoriamente coniato anche il termine di Femail-art.

L'arte postale in Italia
Tra gli autori italiani è giusto ricordare: Ruggero Maggi, Tiziana Baracchi, Vittore Baroni (curatore della rivista in lingua inglese "Arte Postale!" ed autore di libri dedicati all'arte postale), Piermario Ciani morto nel 2006, Vittorio Baccelli, Anna Boschi, Francesco Mandrino, Bruno Capatti, Claudio Grandinetti (direttore dell'Archivio Internazionale Mail Art), Linda Pelati, Claudio Jaccarino, Piero Simoni (poesia postale), Daniele Ciullini, Fabio Sassi, Serse Luigetti, Demos Ronchi, Guglielmo Achille Cavellini, Giovanni e Renata Strada, Franco Santini e Raimondo Del Prete (I Santini Del Prete), Alessandro Corsi e Luca Brunori (Poplite), Tommaso Tozzi (419695), ... Anche Enrico Baj e Pablo Echaurren hanno saltuariamente partecipato all'interno del circuito.

Il concetto secondo il quale tutto ciò che viaggia per posta si può ritenere Arte Postale (rispettando il valore di Arte per quanto viene spedito se ciò è sancito dai riscontri storico-critici, e questo è vero per Alighiero Boetti) è molto discutibile.

La maggior parte degli artisti postali sostengono la scuola di pensiero secondo la quale un'opera per essere definita Arte Postale deve aver viaggiato per mezzo del servizio postale.

Agli inizi del Novecento molti artisti, tra questi ad esempio Fortunato Depero, inviavano molte Cartoline Postali che riproducevano le proprie "opere d'arte" al fine di promuovere il proprio fare Arte anche attraverso il canale postale in quanto la società era orba di mass-media visuali se si escludono le pubblicazioni periodiche d'arte e le illustrazioni dei quotidiani.

Su questo argomento il Prof. Calò Carducci presentò alla Mostra-Evento 'Novegro-NOVECENTO' (nell'edizione del 2002 a Milano) una serie di immagini di Arte Postale del secolo appena trascorso, che documentavano proprio questo approccio; alcune riproduzioni di queste in mostra ravvisavano già i semi della Mail Art come è intesa internazionalmente: si può citare ad esempio una cartolina fotografica in bianco e nero di Milano sulla quale Filippo Tommaso Marinetti era intervenuto con scritte a penna sovrapposte all'immagine inneggianti alla città ed alla permanenza in un certo Hotel del centro, mentre sul retro non mancava il nesso tra Posta e Velocità, come è noto una delle virtuose ossessioni del Futurismo.

Se per postale si intende ciò che viaggia per posta, tra gli italiani bisogna assolutamente ricordare anche il lavoro di Alighiero Boetti che, tra l'altro, fece largo uso del mezzo e produsse un'ingente quantità di materia postale. Fin dalla fine degli anni sessanta Boetti ha scritto e spedito migliaia di buste contenenti frammenti di altri lavori; stravolgendo i modi automatici di affrancatura ha segretamente manipolato l'affrancatura facendola diventare un altro frammento di lavoro. Il bersaglio delle sue missive avrebbe ricevuto una serie di buste affrancate a seconda di un sistema inventato appositamente dall'artista (per esempio il numero delle lettere del nome del ricevente o la data del giorno di spedizione). Diversamente da altri suoi contemporanei (On Kawara per esempio) che dell'arte postale fecero un'idea di lavoro a produzione unica, Alighiero Boetti fece un uso inedito del mezzo creando un nuovo strumento capace di inventare continuamente nuovi linguaggi.

Come si è visto, una delle caratteristiche fondanti della Mail Art consiste nello sviluppo di linee interpretative autonome, svincolate da rigide regole programmatiche. In una replica al quesito sulla libera interpretazione ed il libero utilizzo dei termini Arte Postale e Mail Art posto da un altro studioso italiano, Vittore Baroni ha definito questo fenomeno "assimilabile al concetto di Open-Source che ormai vige nel Web" intendendosi però corretto definire gli ambiti di operatività.

Una di queste linee è quella rappresentata dalla intuizione sviluppata nel 1984 dal fotografo Roberto Zuccalà, che introdusse un flusso di scambi postali con altri fotografi per mezzo di 'Fotocartoline'. Le motivazioni addotte dal Zuccalà riguardavano, tra l'altro, l'affrancamento degli autori fotografici dal vincolo del riconoscimento "ufficiale" (i "concorsi"). Contemporaneamente, Zuccalà aveva intravisto la possibilità di costituire raccolte personali che facilitassero la lettura nel tempo della personalità dei diversi autori inseriti in raccolta. L'idea fu realizzata in modo più completo in ambito Federazione Italiana Associazioni Fotografiche (FIAF) che accolse l'idea di dare visibilità esteriore alle collezioni formatesi attraverso lo scambio. Diverse sono state le denominazioni assunte dalle etichette adesive che gli autori applicano alla fotografia inoltrata in posta ('Fotocartoline d'Autore FIAF', FOTOGRAFIAF, etc. ), fino all'ultima definitiva denominazione di Mail Art FIAF adottata dal 2006 per rimarcare il riferimento all'Arte Postale. Seppure ciò sia stato utile a ribadire, come chiaramente rivendicato in più occasioni dallo stesso Zuccalà, l'assoluta autonomia federativa del progetto di scambio postale delle fotografie e la conseguente estraneità al 'Network' della Mail Art internazionale inteso come filone specifico di questo poliforme modo di essere artisti, va tuttavia sottolineato come l'appartenenza del progetto FIAF al più vasto concetto di Mail Art sia assolutamente inequivocabile.
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Arte povera

Messaggioda Soleanna1 il sab giu 02, 2007 3:00 pm

Arte povera

L' Arte povera è un movimento artistico sorto in Italia intorno alla metà degli anni '60 tra Roma e Torino.

Il movimento nasce nell'ambito della cosiddetta arte concettuale in aperta polemica con l'arte tradizionale, della quale rifiuta tecniche e supporti per fare ricorso, appunto, a materiali "poveri" come terra, legno, ferro, stracci, plastica, scarti industriali, con l'intento di evocare le strutture originarie del linguaggio della società contemporanea dopo averne corroso abitudini e conformismi semantici. Un'altra caratteristica del lavoro degli artisti del movimento è il ricorso alla forma dell'installazione, come luogo della relazione tra opera e ambiente, e a quella dell'"azione" performativa.

Germano Celant, il critico d'arte al quale si deve il nome, mutuato dal teatro di Jerzy Grotowski, e la teoria del movimento, afferma che l'arte povera si manifesta essenzialmente "nel ridurre ai minimi termini, nell'impoverire i segni, per ridurli ai loro archetipi".

Gran parte degli artisti del gruppo – Giovanni Anselmo, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto - manifestano un interesse esplicito per i materiali utilizzati mentre alcuni – segnatamente Alighiero Boetti e Giulio Paolini – hanno fin dall'inizio una propensione più concettuale.

L'arte povera si inserisce nel panorama della ricerca artistica dell'epoca per le significative consonanze che mostra non soltanto rispetto all'arte concettuale propriamente detta, che in quegli anni vedeva sorgere l'astro di Joseph Beuys, ma anche rispetto a esperienze come pop, minimal e Land Art (Richard Long).

Alcuni esponenti del movimento furono Giovanni Anselmo, Giuseppe Pennone,Mario Ceroli Mario Merz,Piero Gilardi, Giulio Paolini, Sergio Lombardo, Cesare Tacchi, Fabio Mauri, Michelangelo Pistoletto, Pino Pascali, Pier Paolo Calzolari, Gilberto Zorio,Luciano Fabro, Jannis Kounellis e Gino Marotta. L'obiettivo di questi artisti era quello di superare l'idea tradizionale secondo cui l'opera d'arte occupa un livello di realtà sovratemporale e trascendente. Per questo motivo risulta importante la provocazione che deriva dall'opera di Giovanni Anselmo Scultura che mangia (1968, collezione Sonnabend, New York), formata da due blocchi di pietra che schiacciano un cespo di lattuga, vegetale il cui destino inevitabile è quello di deperire. Frequente è l'uso di oggetti viventi,come in Kounellis, il quale fissò un vero pappagallo su una tela dipinta, a dimostrazione del fatto che la natura dispone di più colori di qualsiasi opera pittorica.

Un'altra critica portata avanti dagli artisti dell'Arte Povera fu quella contro la concezione dell'unicità ed irripetibilità dell'opera d'arte: Mimesis, di Paolini, consiste in due identici calchi di gesso rappresentanti una scultura dell'età classica, posti l'uno di fronte all'altro con lo scopo di fingere una conversazione.

Durante la guerra del Vietnam, l'Arte Povera si avvicinò ai movimenti di protesta a sfavore dell'intervento degli USA: l'opera Vietnam di Pistoietto (1965, collezione Menil, Houston) raffigura un gruppo di manifestanti pacifisti, rappresentati con delle sagome fissate ad uno specchio, in modo tale che i visitatori della galleria si riflettessero in esso. Così facendo, la gente diventava parte integrante dell'opera stessa, venendosi a creare una sorta di interazione tra la creazione artistica ed il pubblico spettatore.

L'attenzione agli stili di vita delle molteplici culture diverse da quella occidentale è presente nelle opere di Merz: i suoi tanti igloo, creati con differenti materiali ( ad esempio metallo, vetro, legno,...), puntualizzano la capacità di adattamento di un popolo al suo determinato ambiente.

La natura è un altro dei temi trattati da diversi artisti, come Marotta e Gilardi ( Orto, 1967), una natura, però, rivisitata in chiave artificiale, come per attualizzare la materia e renderla più vicina ad un sentimento di cambiamento epocale che coinvolge l'uomo e la sua percezione del mondo. Percezione che è resa incerta nei quadri specchianti di Pistoletto, che si aprono letteralmente al mondo assorbendo tutto ciò che vi si trova di fronte e cambiando al variare dell'ambiente che li contiene. Al contrario di questi, gli "schermi" privi di immagine con i quali Muri riproduce il telone cinematografico e che influenzeranno i primi lavori di Schifano. Tuttavia le sue creazioni si aprono, talvolta, sulla realtà quotidiana più popolare ( Casetta Objects Achetés, 1960), o sugli avvenimenti di cronaca più impressionanti ( La luna, 1968), che lo porteranno a sviluppare una profonda riflessione su arte e storia.

Molti artisti lavorano sull'idea di un'immagine stereotipata, come Ceroli ( Si/No, 1963), che tratta in modo seriale silhoutte prese dalla storia dell'arte, o insiemi di figure umane moltiplicate o serializzate con una tecnica che ricorda il bricolage. Sono considerati stereotipi anche i "gesti tipici" di Lombardo ( Gesti tipici-Kennedy e Fanfani, 1963), i ricalchi di immagini di Mambor o le scene da rotocalco o di quadri famosi rivisitate in stoffa variopinta da Tacchi ( Quadro per un mito, 1965).
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Avanguardia

Messaggioda Soleanna1 il sab giu 02, 2007 3:02 pm

Avanguardia

Parlando di avanguardia ci si riferisce ad un movimento artistico e/o letterario che sorge dall'attività di un gruppo di persone alla ricerca di nuove forme espressive, spesso opposte alle forme estetiche tradizionali, e che spesso utilizzano il linguaggio per promuoverne il superamento.

Il termine avanguardia deriva dal linguaggio militare e fu introdotto nell'arte agli inizi del XIX secolo; in Italia furono i futuristi ad imporlo. Filippo Tommaso Marinetti parla di avanguardie per definire militarmente le prime linee dell'arte, dell'architettura e della letteratura futuriste.

Charles Baudelaire fu il primo ad applicare il termine avanguardia, tipico del linguaggio militare, per definire con ironia gli scrittori francesi di sinistra. Il termine, ancora oggi, si riferisce quindi a tutti i movimenti di opposizione e di sperimentazione di forme nuove sia nell'ambito letterario quanto in quello pittorico, musicale e artistico in genere. Nell'accezione odierna esso si riferisce soprattutto a quei movimenti, come la scapigliatura, il simbolismo, il decadentismo sorti dalla crisi del Romanticismo e più propriamente a quelli nati nel primo Novecento.

È infatti nel primo decennio del Novecento che sorgono i veri movimenti tipici dell'avanguardia, come il fauvismo e il cubismo in Francia che vanta come rappresentanti Henri Matisse e Pablo Picasso, l'espressionismo e la dodecafonia in Germania e in Austria con Vasilij Kandinskij, Georg Trakl, il futurismo in Italia con Filippo Tommaso Marinetti e Umberto Boccioni (che si svilupperà poi in Russia con Vladimir Majakovskij, e in Inghilterra con l'affine vorticismo) l'imagismo in Gran Bretagna e negli Stati Uniti con Ezra Pound e nel primo dopoguerra con il dadaismo e il surrealismo. Il manifesto di questi movimenti consiste nella provocatoria distruzione delle tradizionali forme estetiche intese, come teorizzava Hegel, nella "morte dell'arte". Nel rifiutare l'arte borghese era infatti palese il rifiuto della società borghese e quindi una tendenza delle avanguardie verso le ideologie e i movimenti rivoluzionari.

Tra le caratteristiche di tutte le avanguardie vi è quella di voler instaurare con il pubblico un rapporto arrogante ed aggressivo nell'intento di mettere in crisi, nella massa dei fruitori, la stabilità della cultura istituita. C'è da dire che tutte quelle attività promosse dalle neovanguardie che si realizzano nell'atto comunicativo tra autore e spettatore (come il grande sviluppo che impressero al teatro e al cinema, le recite pubbliche, gli spettacoli di poesia), tendono a conquistare proprio l'adesione di quel pubblico che si disprezza, creando così una contraddizione tipica di un'arte che non può negare la società.

Nel secondo dopoguerra, pur in tempi differenti, si assiste alla rinascita di sperimentazioni di diversi linguaggi estetici. I nuovi gruppi di intellettuali si sentono chiamati a interpretare la società, ora in piena ricostruzione e sviluppo, e tra gli anni '50 e '60 intensificano la loro attività. A differenza delle precedenti avanguardie storiche, le nuove avanguardie abbandonano ogni atteggiamento di polemica spettacolare e sembrano piuttosto decise a conquistare gli spazi rubati e deteriorati dai mass media. La maggior parte delle esperienze delle nuove avanguardie si rifanno all'ideologia marxista, apportando in più temi antropologici e psicoanalitici.

In Germania nasce il Gruppo 47, rappresentato da Günter Grass e Heinrich Böll che esprimono l'ideale democratico di ricostruire la cultura del paese. In Francia nascono, all'interno della rivista Tel quel, letterati che dichiarano di voler abbattere i codici culturali tradizionali a favore delle nuove teorie freudiane e delle teorie strutturaliste, come Roland Barthes, Philippe Sollers e Alain Robbe-Grillet. Non senza importanza è stato in questo periodo il contributo di tutti quei movimenti culturali degli Stati Uniti che con la pittura gestuale, il cinema underground, la pop-art e le performances teatrali hanno gettato una ventata nuova colta da tutti i paesi.

In Italia l'azione della neoavanguardia (o "nuova avanguardia") si colloca entro limiti temporali ben definiti. In quello che si può definire l'ultimo movimento letterario del Novecento si possono distinguere due periodi. Il primo periodo può essere datato partendo dal 1956, anno in cui fu fondata la rivista Il Verri e pubblicata l'opera di Edoardo Sanguineti Laborintus, fino al 1962, anno della pubblicazione di Opera aperta di Umberto Eco e del quinto numero della rivista Il Menabò. Il secondo periodo inizia nel 1963 con il primo convegno di Palermo e si conclude con l'ultimo numero di Quindici. Nei primi sette anni si assiste alla formazione e alla crescita della nuova avanguardia o neoavanguardia come alcuni preferiscono chiamarla, mentre negli altri sette anni si delimita il momento di maggior forza del Gruppo 63, al quale fa seguito la crisi e la fine dell'esperienza collettiva. Soprattutto il Gruppo 63 con Angelo Guglielmi, Alfredo Giuliani, Renato Barilli, Umberto Eco e Alberto Arbasino ha cercato di modificare il rapporto tra linguaggio e letteratura decretando il primato del primo nella costruzione dei significati di un testo.

Attualmente l'esperienza della avanguardie si può considerare compiuta e assistere così ad un ritorno della tradizione. Cosicché si può parlare, sul piano letterario ma non solo, di epoca post-moderna.
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Barocco

Messaggioda Soleanna1 il sab giu 02, 2007 3:04 pm

Barocco

Il barocco è il termine utilizzato correntemente per indicare la civiltà letteraria, filosofica, artistica e musicale caratteristica del periodo che va dalla fine del XVI secolo alla metà del XVIII secolo. Per estensione, si indica quindi col nome «barocco» il gusto legato alle manifestazioni artistiche di questo periodo.

Sulla derivazione del termine ci sono tre ipotesi: 1) Deriva da un'antica parola portoghese, barroco (barrueco in spagnolo), usata per definire una perla scaramazza, ovvero una perla non coltivata, non simmetrica. Proprio per le particolarità del suo stile l'arte barocca si accosta alla perla scaramazza. 2) Deriva dalla figura più complessa del sillogismo aristotelico, il barocco. 3) Attraverso il francese 'baroque', attestato in Francia nel XVII sec. nel significato di 'stravagante, bizzarro'

Il Barocco può considerarsi uno stile che, visto da un occhio poco esperto, sia 'pesante e arzigogolato', questo a causa di un radicale cambiamento di pensiero nella società. L'uomo classico era abituato all'idea che la terra fosse piatta e al centro dell'universo, con essere pricipale l'uomo, ma le scoperte geografiche e scientifiche distrussero queste ideologie. Galileo Galilei, attraverso numerose ricerche, intuì e dimostrò al mondo che la terra gira intorno al sole e che l'universo è immenso e l'uomo è solo un piccolo punto nell'immensità misteriosa. Proprio a causa di queste scoperte gli artisti, che rispetto alle persone comuni hanno il dono di essere sensibili e di esprimere le proprie sensazioni, incominciarono ad abolire i modelli perfetti e classici, perché orami consideravano gli antichi degli stolti e degli incoscenti. questa loro inquietudine e insicurezza , la trasmisero nell'arte, scolpendo o rappresentando, non più figure lineari e perfette (es. cerchio )(s), ma dando forme complesse e molto elaborate.

Il Concilio di Trento, conclusosi nel 1563, aveva dichiarato la liceità delle immagini, contestata da una parte del protestantesimo, riprendendo le deliberazioni del secondo concilio di Nicea, senza che venissero dettate delle precise regole estetiche. L'obiettivo della pittura e della scultura nelle chiese doveva essere quello di illustrare anche agli analfabeti gli episodi della Bibbia e della tradizione cristiana. Questa concezione più popolare dell'arte negli edifici sacri viene considerata dagli storici uno degli elementi portanti delle innovazioni del Caravaggio e dei fratelli Carracci, i quali lavorarono a Roma intorno al 1600, disputandosi le varie commesse di lavoro.

Il fascino dello stile barocco era derivato in modo del tutto consapevole dalle agilità e dalle qualità intellettuali dell'arte manierista del XVI secolo, estese fino ad un fascino viscerale che puntava al coinvolgimento dei sensi. Veniva impiegata un'iconografia il più possibile diretta, semplice, ovvia, ma comunque teatrale. L'arte barocca iniziò a delinearsi su certe tendenze all'essenziale e all'eroico di Annibale Carracci e del suo circolo, trovando ulteriori ispirazioni in altri artisti quali Correggio, Caravaggio e Federico Barocci, ai quali ci si riferisce come proto-barocchi. Le idee embrionali del barocco si ritrovano anche in Michelangelo Buonarroti. Una sorta di parallelo è possibile con l'ambito musicale, tanto da rendere espressivo e utile il termine "musica barocca": ci sono dei fraseggi contrastanti per lunghezza e armonia, il contrappunto prende piede sostituendo la polifonia, il tono e l'amalgama orchestrale fa la sua apparizione sempre con maggior insistenza. Sono ancora in un numero maggiore i paralleli generali avvertiti da alcuni esperti in filosofia, letteratura e poesia, ben più difficili da indicare con esattezza.

Anche se il Barocco, in molti centri, viene sostituito dal Rococò, che prende le sue mosse in Francia alla fine del 1720, in modo particolare per quanto riguarda gli interni, i dipinti e le arti decorative, l'architettura barocca rimane uno stile attuale e pienamente in uso fino all'avvento del Neoclassicismo alla fine del XVIII secolo. Vedi, ad esempio la Reggia di Caserta, palazzo barocco (sebbene gli esterni siano alquanto sobri) che non viene iniziato se non nel 1752. I critici, infatti, non parlano più di un "periodo barocco".

Nella pittura, le forme del barocco sono più ampie di quelle manieriste: meno ambigue, meno arcane e misteriose, più vicine a quelle dell'opera, una delle principali forme artistiche del barocco. La posa nel barocco dipende dal contrapposto ("contrapposizione"), con la tensione che muove i personaggi con le spalle e il bacino che formano dei piani che si muovono in direzioni opposte. Vedi il David di Bernini.

Le scene più asciutte, meno drammatiche e con meno coloritura, generalmente più temperate dell'architettura del XVIII secolo sono spesso inquadrate separatamente come manifestazioni tardo barocche (vedi Claude Perrault). Anche il fenomeno noto come neo-palladianesimo, impersonato da William Kent è uno sviluppo parallelo che avviene in Inghilterra e nelle colonie britanniche.

Il barocco viene definito da Heinrich Wölfflin (1888) come quel periodo in cui l'ovale lascia il posto al cerchio nel centro delle composizioni; tale centralizzazione rimpiazza l'equilibrio e da quel momento gli effetti più vividi e pittorici iniziano a diventare più evidenti.

Alcuni storici dell'arte, per lo più protestanti, hanno sottolineato che lo stile barocco si è presentato in un periodo in cui la Chiesa cattolica romana doveva reagire ai molti movimenti culturali rivoluzionari che producevano nuova scienza e nuove forme di religione, il Protestantesimo. È stato detto che il barocco, così monumentale, è lo stile che poteva dare al papato, come ad una monarchia assoluta, un modo d'espressione imponente e formale per ristabilire il suo prestigio, sino al punto di divenire in qualche modo il simbolo della Controriforma.

Non a caso, il massimo sviluppo si ha in quel di Roma, dove l'architettura barocca rinnova ampiamente l'area del centro urbano con una revisione urbanistica che probabilmente è una delle più importanti.

Nonostante gli aspetti solamente religiosi del barocco, è comunque l'arte ad assumere il ruolo di maggiore importanza.

Architetti, scultori e pittori diventano, grazie alle loro opere, il tramite necessario per toccare con efficacia l'animo dei fedeli. Quindi l'arte diventa un mezzo della chiesa cattolica per persuadere gli eretici ed i dubbiosi. Per raggiungere questo ambizioso obbiettivo, l'arte però deve aver la capacità di sedurre, commuovere, conquistare il gusto, non più attraverso l'armonia del Rinascimento, ma mediante l'espressione di emozioni. Un esempio di ciò è la decisione ancora stipulata nel Concilio di Trento che indicava come la figura di Cristo dovesse venire rappresentata afflitta sanguinante, vilipesa, con la pella lacerata, sgradevole al vedersi, per suscitare un sentimento di pietà e devozione nei confronti di coLui che si è sacrificato per la nostra salvezza.

In architettura, dove le necessità costruttive sono prioritarie rispetto a quelle espressive, il gusto barocco si manifesta con la monumentalità delle costruzioni. La decorazione prende il sopravvento sulla struttura. A Roma, vengono demoliti interi edifici e abitazioni per costruire nuove strade e chiese e quindi rendere più piacevole l'effetto visivo, ma di minore utilità pubblica. Si può quindi dire che il termine Barocco non individua uno stile o una tendenza artistica, ma più che altro il vero spirito dell'epoca: il Seicento.

L'architettura barocca
L'architettura barocca sviluppa alcune tendenze già evidenti nel manierismo del XV secolo, il quale a sua volta aveva infranto il rigore formale del Rinascimento. Le alterazioni delle proporzioni e le tensioni espresse da Michelangelo nel Vestibolo della Biblioteca Laurenziana a Firenze sono già un'anticipazione dello spirito del barocco. Del resto l'aggiunta michelangiolesca del massiccio cornicione al palazzo Farnese suscitò all'epoca reazioni, proprio per l'alterazione in senso drammatico delle proporzioni classiche. Se gli architetti manieristi alterano l'impaginazione rigorosa delle facciate rinascimentali aggiungendovi temi e decorazioni caratterizzati da un raffinato e oscuro intellettualismo, senza modificare la logica planimetrica e strutturale delle facciate negli edifici, gli architetti barocchi modificano quell'architettura sia nelle piante, sia nelle partiture di facciata, in funzione di una concezione spaziale nuova. Le facciate delle chiese non costituiscono più la terminazione logica della sezione interna, ma divengono un organismo plastico che segna il passaggio dallo spazio interno alla scena urbana.

La culla dell'architettura barocca è Roma, e l'origine è chiaramente fondata sull'opera dei quattro maestri Carlo Rainaldi da alcuni considerato ancora manierista, Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini e Pietro da Cortona. A questi si deve la concezione di quest'arte, che ha dei tratti specifici: il senso della massa e dell'unità formale di tutte le parti, il gusto per l'informe (H. Wolfllin). In particolar modo l'opera di Borromini, anche se spesso messa in discussione, rivela una sensibilità nei confronti del tema dello Spazio e della Luce, che non ha paragoni con altri. Va considerato che il barocco romano è sensibilmente diverso rispetto alle declinazioni regionali del linguaggio: se a Roma esso fu aulico, monumentale, di disegno lineare ma fortemente plastico e chiaroscurale, severo e drammatico, in altre regioni si espresse in forme più snelle e aggraziate, talvolta riccamente decorate. Fra le due espressioni il solo denominatore comune è il senso unitario dello spazio. Nelle chiese romane lo spazio si dilata entro potenti membrature in pietra, nel nord Italia e nel centro Europa esso si espande su murature curvilinee intonacate che sembrano involucri elastici. A Venezia l'architettura barocca si svilupperà con forme assolutamente originali, che troveranno la loro più alta espressione nelle sublimi creazioni di Baldassare Longhena. Il termine barocco sembra contenere in sé una categoria estetica che indica tutto ciò che è eccessivo, eccentrico, fuori misura, fantasioso, bizzarro, ampolloso e che tende a privilegiare l'aspetto esteriore ai contenuti interiori. L'arte così come l'architettura trasmettono l'impressione che l'artista abbia paura del vuoto (horror vacui) e cerchi a tutti i costi di riempire fino all'inverosimile gli spazi a disposizione. La forma usata principalmente è la linea curva; tutto doveva prendere andamenti sinuosi, persino le gambe di una sedia o di un tavolo. Le curve non devono essere semplici ma complesse come ellissi, spirali o curve a costruzione policentrica, possibilmente con motivi che si intrecciano tra di loro, formando più andamenti curvi tanto da risultare quasi indecifrabili. Nulla deve essere semplice e tutto deve destare meraviglia. È il forte senso della teatralità di quel periodo che spinge l'artista all'esuberanza decorativa, all'effetto sorpresa e al dramma espressivo. Le statue diventano dramma, rappresentazione, messa in scena che coinvolge il pubblico.

In una prima fase, lo stile barocco cerca di dare movimento e spazialità con linee curve agli edifici, mentre in una seconda fase gli edifici divengono più regolari e adottano linee curve solo nella decorazione.

Barocco siciliano
Anthony Blunt nel suo libro "Barocco Siciliano" (1968) divide l'architettura barocca siciliana in tre grandi fasi:

Prima fase : caratterizzata dalla presenza di edifici in stile paesano, contrassegnato da grande libertà e fantasia, particolarmente nel modo di trattare il dettaglio architettonico e le decorazioni plastiche, ma francamente provinciale e spesso ingenuo.
Seconda fase: caratterizzata da uno stile più elaborato, introdotto da architetti siciliani formatisi sul continente particolarmente a Roma e a Napoli.
Terza fase: caratterizzata da una evoluzione dello stile romano verso una visione che più si adatta alle tradizioni e alla cultura locali.
A proposito della terza fase Blunt scrive:

"Nella terza fase gli architetti locali, superando lo stadio della discendenza ideale da Roma, enucleano uno stile nuovo e in alto grado personale. Nella facciata del Duomo di Siracusa, opera di Andrea Palma, nelle chiese di Rosario Gagliardi a Noto, Ragusa e Modica, nelle ville di Tommaso Napoli a Bagheria, come in molti edifici dei centri minori, gli architetti siciliani, pur mettendo a frutto gli insegnamenti ricevuti da Roma e da Napoli, adattano questi modelli alle esigenze e alle tradizioni locali costruendo un gruppo di monumenti che possono catalogarsi fra le più alte creazioni del tardo Barocco."

La filosofia barocca
Nella cosiddetta epoca barocca la filosofia assume dei nuovi connotati rispetto all'epoca precedente. Nel periodo precedente, nel Rinascimento, la realtà e l'universo venivano espressi in modo assoluto, grazie alla concezione divina delle Sacre Scritture. Questo modo di confrontarsi con la realtà entrò in crisi a causa dell'inizio delle ricerche scientifiche, che portò l'uomo a conoscere un infinito mondo, l'universo. L'uomo inizio a confrontarsi con una realtà nuova e scoprì che la conoscenza era infinita, come la realtà. Inoltre l'uomo comprese che con la ragione avrebbe potuto comprendere ogni cosa e, diciamo così, illuminare i luoghi bui della conoscenza, gettando le basi dell'Illuminismo del Settecento. L'uomo di fronte a questo universo può solo porsi in modo relativo, poiché non può cogliere la realtà in modo assoluto. Ecco che allora il filosofo può procedere stabilendo delle relazioni ambigue e sottili tra le cose. Il barocco tende a rifiutare ed a rigettare l'antica filosofia cristiana.

La musica barocca
Il termine musica barocca è utilizzato per classificare la musica composta durante il periodo di diffusione del barocco nell'arte. I principali compositori che oggi vengono considerati barocchi sono Bach, Händel e Antonio Vivaldi. L'utilizzo del termine "barocco" riferito alla musica è, tuttavia, uno sviluppo abbastanza recente, ed è fatto risalire ad una pubblicazione del musicologo Curt Sachs del 1919.

La musica barocca è caratterizzata dall'uso della fuga e spesso da passaggi difficili e molto veloci. Risulta quindi estremamente importante l'abilità del solista (virtuosismo).

"La musica barocca non esiste!". L'affermazione può sembrare brutale, sommaria e in un certo senso scoraggiante. E invece si tratta di farina fine, proveniente dal generoso sacco concettuale di Manfred Bukofzer, uno dei maggiori musicologi del Novecento. Non ha alcun senso — sostiene lo studioso nel suo libro più fortunato, The music in the baroque era (1947) — mettere una sola cornice intorno ad un secolo e mezzo di musica che ha fatto della varietà e della differenza il proprio programma estetico.

Meglio, molto meglio, parlare di "primo barocco francese", di "tardo barocco italiano", o di "medio barocco francese", distinguendo innanzitutto, all'interno dei grandi confini della "epoca barocca", il quando e il dove. La tesi di Bukofzer continua a destare ancora oggi, nonostante sia passato più di mezzo secolo, un certo scandalo, forse perché mette in crisi una delle certezze "assolute" coltivate sia nella storiografia musicale che dal "mercato" della musica. La convinzione cioè che esista un genere, una categora, una qualsiasi casella dentro la quale sistemare tutti i fenomeni che sembrano appartenere all'"epoca barocca": una sonata per clavicembalo di Scarlatti e un ballet de cour di Couperin, una Passione di Schutz e un concerto di Vivaldi. Stendendo così una patina uniforme su oggetti, forme e linguaggi che si differenziano, invece, per il carattere esattamente opposto: il contrasto, l'opposizione, la diversità.

È per questo motivo che Bukofzer propone di evitare per quanto possibile l'espressione "musica barocca" e di adottare, invece, il criterio della distinzione tra i tre grandi stili che attraversano la musica occidentale tra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento: lo stile concertante italiano, lo stile contrappuntistico tedesco e lo stile strumentale francese. Operando all'interno di questa grande tripartizione una ulteriore bipartizione: quella tra idioma strumentale e idioma vocale.
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Body Art

Messaggioda Soleanna1 il sab giu 02, 2007 3:06 pm

Body Art

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La body art ("arte del corpo") è una corrente artistica diffusasi negli Stati Uniti e in Europa negli anni Sessanta.

L'impiego del corpo nelle performance artistiche
Il principale mezzo espressivo usato per questo genere artistico è il corpo umano, usato per allestire happening, eventi estemporanei con movimenti corporei accompagnati da musica, elementi scenografici, danze, sequenze di azioni e gesti. La body art rende il corpo protagonista assoluto considerandolo soggetto e oggetto dell'espressione artistica ed esibendolo come opera.Vi è la volontà di provocare, di scuotere le convinzioni in fatto di arte.

Gli artisti
Questi artisti con i loro atti spettacolari (in teatro o più spesso in Gallerie d'arte o all'aperto in occasione di performances ed installazioni concettuali) rendono lecite tutte le 'operazioni' coreografiche, pittoriche, multimediali, etc. che su quei corpi vengono compiute con lo scopo di trasmettere un messaggio espilicito o larvato e simbolico. Pittori che lavorano nella "Bodyarte" sono Youri Messen-Jaschin, Jana Sterbak, Rebecca Horn, Javier Perez.
Le influenze nella BodyArt"

Surrealismo e Dadaismo
La body art ha alle spalle esperienze e riferimenti importanti, quali il Surrealismo e il dadaismo. Nello specifico l'opera di Marcel Duchamp intitolata "Tonsura" è considerata come una delle più significnti in merito: si rasò i capelli seguendo la fantasia a stelle e strisce della bandiera statunitense.

Il teatro
Anche il teatro (contemporaneo, d'avanguardia e sperimentale) ha molto influenzato -si pensi ad es. a Antonin Artaud- le forme di scrittura del corpo: come il Body-Painting e, secondo alcuni esegeti, anche il tatuaggio o il piercing in forme non meramente decorative.

Pop Art, Video Art, Land Art e Modern Dance
Di queste performance resta solo documentazione fotografica e video, come di molte esperienze che la Pop Art espresse in specie nella Factory newyorkese di Andy Warhol. Parlando di body art, più che riferirsi ad un movimento omogeneo è infatti corretto intendere la convergenza - sia sul piano teorico che espressivo - di artisti operanti in settori diversi e provenienti da differenti esperienze artistiche, come la Pop Art, la Video Art, la Land Art o la Modern Dance.

Le origini del nudo "in movimento"
Uno fra i primi a presentare modelli nudi, raffigurati in movimento su teli colorati fu, appunto negli anni Sessanta, l'artista francese Yves Klein mentre Salvador Dalì utilizzava le tracce cromatiche lasciate su grandi teli\tele dai corpi -nudi e colorati- lasciati agire in movimenti stimolati dalla musica. Da allora la body art ha subito naturali evoluzioni, incluse rappresentazioni a sfondo sadomaso oltre ai riti di autolesionismo eseguiti a fini di un'arte performativa che prende spunto da tradizioni simili -di impronta religiosa- con l'intento di simboleggiare l'annullamento del ruolo dell'autore a favore di un 'fare arte' che lo sublima nell'opera in progress. Gli inglesi Gilbert & George espongono loro stessi, oppure compongono i loro ritratti viventi con riferimenti alla cultura statuaria classica ma con 'invenzioni' che insieme la onorano e la reinventano ogni volta.

La Body Art in Italia
In Italia, autori di body art sono stati, e in parte tuttora sono, artisti come Piero Manzoni, Jannis Kounellis, Gino de Dominicis e Vettor Pisani. Piero Manzoni firma la pelle delle sue statue viventi e propone anche un 'prodotto' escreto dal proprio corpo e confezionato in scatola firmata ("Merda d'artista"), mentre Gina Pane sembra in preda alla sofferenza per le automutilazioni che si produce ad ogni happening d'arte estrema.

La Body Art oggi
In tempi più recenti, il termine body art è stato esteso (secondo alcuni in maniera non del tutto appropriata) alle moderne tecniche di tatuaggio, di scarificazione molto diffusa da secoli in tribù centroafricane ed amazzoniche e di piercing presente dagli albori dell'umanità come simbolo di potere, di ruolo ma anche di semplice decorazione (in massima parte) del viso e del torace che varia al variare di ritualità stagionali o dello stato di 'guerra' verso tribù ostili.
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Classicismo

Messaggioda Soleanna1 il sab giu 02, 2007 3:08 pm

Classicismo

Classicismo in campo artistico indica la scuola pittorica che ebbe come centro di diffusione Roma e Bologna, nella seconda meta del XVI secolo. I pittori classicisti si ispiravano alle opere di Michelangelo e soprattutto ai grandiosi affreschi dell'ultima periodo di Raffaello, come le Stanze Vaticane. Lo stile classicista si distingue per il senso del movimento e del volumi dei corpi, paralellamente al manierismo ma più solenne, ebbe tra i più importanti artefici Giulio Romano e i fratelli Carracci. Spesso viene posto in contrapposizione al realismo caravaggesco, che rifiutava l'imitazione proponendo invece nuovi approcci innovativi.

Da non confondere con il neoclassicismo, movimento artistico della seconda metà del XVIII secolo, che riprende i canoni formali dell'arte classica antica.
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